Damasco, 14 feb. - (Adnkronos/Aki/Ign) - E' di almeno 5 morti il bilancio dei nuovi attacchi condotti questa mattina dall'esercito siriano sul quartiere di Bab Amro a Homs. Secondo gli attivisti locali citati dalla tv satellitare 'al-Arabiya', il quartiere sarebbe ormai semidistrutto e per questo la gente cerca di fuggire trovando pero' grandi difficolta' perche' i soldati del regime aprono il fuoco anche contro le auto civili. Secondo uno dei medici dell'ospedale di Homs, Ali Hazuni, "ci sono ancora 100mila civili che non riescono a fuggire e a mettersi in sicurezza a causa dell'assedio e degli attacchi - ha spiegato il medico - noi come medici purtroppo non possiamo piu' curare i feriti perche' mancano i medicinali". Awad Al-Razak, ufficiale dell'esercito siriano, passato dalla parte degli oppositori, denuncia inoltre l'uso di armi chimiche da parte delle forze fedeli al regime di Assad. Al-Razak prestava servizio presso il dipertimento armi chimiche e alla tv satellitare al-Arabiya ha affermato che il regime ha utilizzato gas nervino a Homs, sotto la supervisione di scienziati iraniani e russi. A suo giudizio, Assad non esclude di ricorrere nuovamente al gas in altre localita' del paese. Nei mesi scorsi, fonti statunitensi avevano rivelato al Washington Post che la Siria dispone di "agenti chimici letali" mai trasformati in armamenti e "disseminati in migliaia di munizioni di artiglieria e testate facili da trasportare". Il veleno preferito della Siria - scriveva il quotidiano - e' il sarin", l'agente nervino letale se inalato anche in piccole quantita' e che puo' essere utilizzato per contaminare alimenti e acqua. Nei giorni scorsi alcune organizzazioni avevano lanciato l'allarme sul possibile uso di agenti chimici contro i campi dei profughi siriani in territorio turco, appena oltre il confine. La comunità internazionale intanto appoggia la proposta della Lega Araba per l'invio di caschi blu dell'Onu e valuta la possibilità di un rafforzamento delle sanzioni contro Damasco. Washington però ha chiarito che la richiesta della Lega Araba potra' essere portata avanti solo con il consenso di Damasco. "Servono accordo e consenso per la richiesta di forze di peacekeeping", ha detto il segretario di Stato americano Hillary Clinton, durante una conferenza stampa congiunta assieme al collega turco Ahmet Davutoglu. "Non sappiamo se sara' possibile persuadere la Siria", ha aggiunto la Clinton, sottolineando che Damasco 'ha respinto la decisione della Lega Araba". "Non vogliamo una guerra civile in Siria", ha proseguito la Clinton, secondo la quale bisogna persuadere regime di Bashar Assad dei pericoli della sua scelta di attaccare i dissidenti. Davutoglu ha annunciato di aver convenuto con la Clinton della necessita' di una nuova iniziativa umanitaria "per raggiungere chi soffre per mancanza di cibo e medicine in tutta la Siria". La Turchia, ha aggiunto, sta lanciando una iniziativa al Consiglio dei Diritti umani a Ginevra per "rendere possibile l'accesso umanitario". Anche l'Europa scende incampo. Angela Merkel oggi incontra a Berlino Nabil al-Arabi, segretario generale della Lega Araba. "L'Unione Europea sosterrà la posizione della Lega Araba anche con nuove sanzioni" ha detto il cancelliere tedesco. "I massacri devono finire" ha replicato al Arabi. La Russia dal canto suo non esclude di partecipare a un'eventuale missione di peacekeeping in Siria, purche' sia raggiunto un accordo con il governo di Damasco e l'invio di truppe avvenga in un contesto Onu. "Per una missione del genere e' necessario un accordo con il governo siriano - ha detto Mikhail Bogdanov, inviato russo in Medio Oriente - Si dovranno prendere decisioni sui suoi membri, sul suo mandato e sul suo schieramento". "Se troviamo un accordo sui termini della presenza nel paese, se i principi della carta Onu sono rispettati, non ci saranno problemi", ha aggiunto. Per la Cina infine, l'obiettivo principale della comunita' internazionale in Siria deve essere quello di "evitare il caos e la guerra", secondo quanto ha detto il primo ministro cinese, Wen Jibao, difendendo, il veto posto da Pechino e Mosca ad ogni tentativo del Consiglio di Sicurezza di agire per fermare le violenze in Siria.