Roma, 16 feb. (Adnkronos) - Il bilancio dei danni degli ultimi quindici giorni di maltempo è, per l'agricoltura italiana, di 300 milioni di euro con le regioni Lazio, Abruzzo, Marche e Sardegna che hanno dovuto pagare il conto maggiore. Senza contare i danni che il freddo intenso potrà aver provocato ai vigneti ed alle piante da frutto e che potranno essere verificati solo nelle prossime settimane. Il bilancio è stato presentato oggi a Roma nel corso del convegno promosso da Italia nostra e Coldiretti 'Il volto dell'Italia. Paesaggi agrari: bellezza, sostenibilità, economia'. ''Di fronte ad una emergenza di tale entità, ha detto il presidente Sergio Marini, è necessario attivare tutti gli strumenti disponibili e verificare se ci sono le condizioni per un intervento straordinario del fondo di solidarietà dell'Unione Europea per affrontare un danno diffuso su tutto il territorio che e' purtroppo destinato ad incidere sulla ripresa economia del Paese''. Distruzione di quasi duecentomila tonnellate di verdure ed altri prodotti deperibili, crolli per il freddo della produzione di latte per un totale stimabile in almeno 25 milioni di litri, aumento esponenziale dei costi di riscaldamento in serre e stalle sono - sottolinea la Coldiretti - alcune delle conseguenze sul sistema produttivo agricolo provocate dal gelo e dalla neve. Ma dati allarmanti arrivano soprattutto sul piano strutturale con centinaia di edifici rurali e stalle crollate e migliaia di animali da allevamento morti tra mucche, cavalli, pecore, conigli e polli. Il Lazio, con 35 milioni di danni, è la regione più colpita dalla neve: i guasti peggiori si sono avuti in provincia di Frosinone dove è pesante la perdita di animali. Simile la situazione dell'Abruzzo, con 32 mln di danni dove oltre la metà dei danni subiti va collegata a crolli per il peso della neve e alla morte di animali, con numerosi capi bovini e pecore disperse. Mentre in Sardegna il freddo eccezionale, oltre ai danni alla zootecnia (i costi di produzione per l'alimentazione degli animali e le spese per riscaldare le serre sono cresciuti del 50%) , ha causato un tracollo della produzione orticola: prime vittime i finocchi e i pregiati carciofi sardi (-50%). In totale il danno è stato pari a 30 mln, fa sapere Coldiretti. Sui 30 milioni di danni viaggiano anche le Marche dove la Coldiretti denuncia la perdita di oltre 6mila animali da allevamento e la distruzione di numerose stalle e capannoni rurali. Toscana (22 milioni) e Puglia (20 milioni) sono accomunate dalle preoccupazioni per gli olivi. Come accadde nel 1985, oltre al peso della neve che ha spezzato rami e comporterà una riduzione della produzione di olio per i prossimi tre anni, occorrerà vedere, nei prossimi mesi la tenuta al gelo delle piante, soprattutto di quelle più giovani. Ma grosse perdite si sono registrate anche nelle regioni del nord, come l'Emilia Romagna, dove il grande gelo ha provocato una moria di apim e sta mettendo a dura prova la resistenza delle piante da frutto, soprattutto kiwi, albicocche e pesche. Gelo killer - continua la Coldiretti - anche in Piemonte (15 milioni) dove le prestigiose viti del Cuneese stentano a sopportare i meno 20 gradi a cui staziona da giorni la colonnina di mercurio. Le uniche regioni dove non si segnalano danni dal maltempo sono la Valle d'Aosta e il Trentino abituate ogni anno a confrontarsi con la neve e le basse temperature. Il fatto che le temperature minime siano rimaste cosi basse per un periodo relativamente lungo fa accrescere le preoccupazioni per gli effetti che potrebbe aver provocato in determinate zone sulle piante coltivate, dall'ulivo alla frutta. La sopportazione media delle piante al freddo va in via molto indicativa - afferma la Coldiretti, da -3 a -5 per gli agrumi, da -10 -12 per l'ulivo, da -16-18 per la vite, da -18-22 per drupacee quali ciliegio, albicocco e mandorlo, da-22 a-25 per pomacee, quali pero e melo. I danni alle piante, che potranno però essere verificati definitivamente solo nei prossimi giorni, sono destinati a compromettere le produzioni nel tempo poiché - conclude la Coldiretti - occorrono anni prima che prima che si possa sostituire la pianta e che quella nuova inizi a produrre.