Yara, un anno fa il ritrovamento del corpo. Per gli inquirenti gli stessi interrogativi
Milano, 26 feb. (Adnkronos) - A un anno esatto dal ritrovamento del corpo senza vita di Yara, gli interrogativi sull'omicidio della 13enne continuano a essere gli stessi. A Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo, la famiglia della giovane promessa della ginnastica ritmica sceglie ancora il silenzio, mentre attende di sapere il nome di chi, la sera del 26 novembre 2010, ha infierito sul corpo della loro bambina. E' il pomeriggio di un anno fa, poco dopo le 15, quando la famiglia Gambirasio smette di sperare. Tra gli arbusti di un campo incolto, nascosto dalle sterpaglie, c'è il corpo senza vita di Yara.
"Mi sono addentrato nel campo per recuperare il modellino del mio aereo. Quando lo ho trovato, a circa un metro di distanza, ho notato qualcosa. La prima impressione è di aver visto un mucchio di stracci buttati lì da qualcuno. Poi mi sono reso conto che era una persona", il racconto dell'uomo che la trovò per caso, dopo che per tre mesi protezione civile e volontari non avevano mai smesso di cercarla. Dalla sera della sua scomparsa, il campo di Chignolo d'Isola è stata la tomba di Yara e, ancora oggi, c'è chi non smette di lasciare un fiore tra quelle sterpaglie. Tutti, soprattutto, continuano a chiedersi chi l'ha uccisa.
A più di anno dalla scomparsa le indagini degli inquirenti non si fermano, ma gli interrogativi sono gli identici dal primo giorno: chi ha ucciso Yara la conosceva? La giovane ginnasta era una vittima prescelta? Dopo tre mesi da incubo, dopo una prima falsa pista con l'arresto dell'operaio Mohamed Fikri, mamma Maura e papà Fulvio possono solo riabbracciare Yara nella sua piccola bara bianca. Il dolore, assicura chi è vicino alla famiglia, è lo stesso dal primo giorno. Così come la voglia di verità.
Una verità che per chi indaga è diventato un rebus. La sera della scomparsa Yara non doveva andare in palestra, va solo per consegnare uno stereo. Poi il buio la inghiotte lungo quei 700 metri che la separano da casa. Sono le 18.30 del 26 novembre 2010 quando Yara esce dal centro sportivo, l'ultima a vederla è una sua insegnante di ginnastica ritmica.
Alle 18.49 il cellulare Lg nero di Yara viene spento per sempre. L'ultima cella che aggancia è quella vicino al cantiere di Mapello dove oggi sorge un centro commerciale e dove lavorava Fikri. Un cantiere a cui porta anche il fiuto dei cani usati per le ricerche, mentre l'autopsia rivela che nei polmoni della giovane studentessa ci sono tracce di polvere tipica dei cantieri. A ucciderla, secondo quanto contenuto nella relazione firmata dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, un insieme di concause: la ferita alla testa provocata forse con un sasso, le coltellate (i quattro tagli alla schiena, quelli al collo e ai polsi) e l'insufficienza respiratoria dovuta a un probabile tentativo di strangolamento.
Nessuna delle ferite è mortale: l'assassino ha lasciato la 13enne in mezzo al campo incolto credendola morta, il decesso invece è avvenuto in seguito, quando alle ferite si è aggiunto il freddo. Yara era agonizzante, priva di sensi, incapace di spostarsi e chiedere aiuto, ma quando chi l'ha colpito le ha voltato le spalle lei era ancora viva. Le testimonianze di un ragazzo, l'ipotesi di un furgone bianco, il racconto di una donna che dice di aver visto due auto, non hanno portato a nulla. La pista di un operaio polacco, allontanatosi da Brembate subito dopo la morte di Yara, è stata presto scartata.
Inutile scavare nella vita della vittima: nessun fidanzatino, né doppia vita in chat. Per lei che sognava di diventare una ginnasta c'era solo la scuola e la palestra. La stessa dove sono stati celebrati i suoi funerali.
Gli ultimi risvolti investigativi puntano su Gorno, paesino della bergamasca di circa 1.600 anime: nel mirino c'è un ragazzo di neanche 30 anni, estraneo al delitto, ma molti punti del suo profilo genetico coincidono con quello trovati sugli slip della vittima.
Analogie che, se approfondite, possono portare dritte al killer. La famiglia ha nominato un avvocato e un consulente di parte per acquisire tutti gli atti dell'inchiesta. Nessuno scontro con la magistratura, ma la voglia di capire cosa è stato fatto per scoprire chi ha ucciso Yara.
