Roma, 26 mar. (Adnkronos/Ign) - Non c'è nessuna crisi di governo all'orizzonte. Ad assicurarlo è il segretario del Pd Pier Luigi Bersani commentando le dichiarazioni del premier Mario Monti, che oggi da Seoul ha avvertito: ''Se il Paese non è pronto, il governo potrebbe non restare''. "Il Paese è prontissimo - ha sottolineato il leader del pd - e il presidente Monti lo ha già visto, ma per aiutare il Paese ed affrontare l'emergenza bisogna che ci sia un buon dialogo e non un distacco tra la sensibilità del Paese e l'azione del governo". "Il Pd esprime in modo totalmente unitario e univoco il sostegno al governo Monti", ha chiarito Bersani. "Il nostro è un partito che conosce bene questa fase di emergenza ma è anche un partito che, essendo radicato in tutto il Paese, conosce bene le difficoltà e le preoccupazioni presenti oggi nel Paese". Rispondendo a chi, nel Pdl, invoca una verifica di maggioranza prima di procedere alle modifiche alla riforma del mercato del lavoro, il leader Pd ha spiegato: "Siamo disposti a tutto purché non si crei confusione". "Aspettiamo le norme in Parlamento, tutto quello che serve per migliorare può servire - ha detto -, ma senza creare confusione ad un percorso sin qui tribolato". "Non vedo all'orizzonte una crisi di governo", ha dichiarato Bersani, escludendo conseguenze negative legate all'approvazione della riforma del mercato del lavoro. "Noi abbiamo espresso posizioni nette perché siamo persone informate dei fatti. Quando ci sarà un esame attento si vedrà che il tema che abbiamo posto non è ideologico ma pratico e questo verrà riconosciuto anche dagli interlocutori", ha aggiunto sottolineando: "ci sono state modifiche di altri provvedimenti, a cominciare dal salva Italia, anche con un'intesa con il governo. E' successo altre volte, perché non dovrebbe avvenire anche sulle norme sul mercato del lavoro?". "Ci sono le condizioni" per modificare la riforma del mercato del lavoro, "lavoriamo con serietà, aiutandoci e parlando, portando qualche buona idea", ha concluso Bersani. E' tornato a parlare di riforma del lavoro anche il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano . "Il presidente Monti ha appena detto che per lui è importante fare una buona riforma e non tirare a campare - ha dichiarato -. Io sono pienamente d'accordo con lui: o facciamo una buona riforma o nessuna riforma". "Se dobbiamo fare una riformetta fra 5, 6 o 7 mesi allora aspettiamo 12 mesi quando ci saranno le elezioni politiche. Se vincerà la sinistra farà la sua riforma dettata dalla Cgil - ha aggiunto - se vinceremo noi faremo la nostra riforma, quella suggerita da Marco Biagi. Se vogliamo una riformetta - ha ribadito - allora è meglio aspettare un anno". ''Noi ci sentiamo il partito del lavoro, delle assunzioni mica dei licenziamenti", ha affermato. Secondo Alfano "il paradosso normativo è che chi sembra difendere l'occupazione nel presente mette i presupposti per la disoccupazione futura. Se sbaglieremo il sistema delle regole - ha proseguito Alfano - avremo dato una mazzata a imprese e occupazione". La riforma del mercato del lavoro "è cominciata male a giudicare dall'esito", ha proseguito il segretario nazionale del Pdl. "Se l'epilogo doveva essere un disegno di legge con un percorso lungo - ha osservato - non valeva la pena fare un logorante negoziato preliminare. Il governo doveva presentare quello che riteneva giusto per l'Italia ma ora è come se il coltello avesse difettato nel manico". "Oggi ci troviamo con un disegno di legge - - ha dichiarato Alfano - che parte già da un compromesso ed è soggetto ad altri compromessi. Se il governo terrà duro ci troverà accanto se non sarà così aspettiamo il 2013. Il conto non dovrà gravare sui nostri figli faremo una valutazione di impatto generazionale su tutte le nostre scelte". Pieno sostegno a Monti è stato espresso dal leader Udc Pier Ferdinando Casini. "Per noi il governo deve continuare - ha sottolineato - e l'appello che facciamo è lo stesso: serve senso di responsabilità dei partiti, delle parti sociali, di tutti coloro che vogliono salvare questo Paese". Il leader centrista in riferimento alle parole pronunciate dal premier dalla Corea aggiunge che il governo Monti "è l'ultimo di questa legislatura, noi pensiamo che ha molto lavoro da fare perché l'emergenza europea non è finita. Tante imprese sono in discussione mentre molti giovani non trovano lavoro. Le condizioni di emergenza, insomma, non si sono esaurite". Sullo specifico dell'articolo 18 l'ex presidente della Camera è netto: "Siamo con il governo, con quanto ha deciso nella sede collegiale del Consiglio dei ministri".