Palermo, 2 apr. - (Adnkronos/Ign) - ''Fare la riforma sul lavoro insieme e' meglio che farla separati. Il tema e' cosa si fa se la Cgil dice di no, la nostra preoccupazione e' sempre la stessa, cioe' che l'agenda la detti un sindacato e non il governo che ha come bussola il bene dell'Italia e degli italiani''. Così il segretario del Pdl Angelino Alfano risponde all'appello lanciato dal leader del Pd Pier Luigi Bersani secondo cui la riforma sul lavoro ''va fatta insieme''. ''Se si trovera' un punto di equilibrio sul bene dell'Italia noi saremo d'accordo -ha proseguito Alfano al suo arrivo a Palermo per partecipare a un convegno sul Mediterraneo- per essere ancora piu' concreti, se il tentativo e' quello di non scontentare la Cgil, il nostro tentativo e' invece quello di non scontentare gli italiani con le loro esigenze e i loro interessi. Siamo per una riforma del mercato del lavoro che crei piu' sviluppo e piu' occupazione e che dia fiducia sia ai mercati interni che ai mercati internazionali''. Bersani dal canto suo è fiducioso in merito a un'intesa sull'articolo 18 prima delle elezioni amministrative. "Io ci credo. Adesso dobbiamo occuparci anche di qualcosa d'altro. Non sottovaluto l'importanza delle regole del mercato del lavoro e voglio che siano affrontate in modo civile, moderno e serio, ma noi dobbiamo occuparci di come dare un po' di lavoro. Non possiamo state mesi e mesi intorno solo al tema delle regole, che pure sono importanti". "Io invito a fare una cosa normale -auspica Besani- e cioe' una cosa che assomigli alle migliori esperienze europee per quelle che riguarda il mercato del lavoro: non possiamo fare ricette esotiche, dobbiamo applicare le migliori esperienze euopee che a giudizio di tutti devono assomigliare a quelle tedesche e danesi. Noi conveniamo su questi passi, su come rapidamente aggiustare le norme che arriveranno e che non sono ancora arrivate e ripeto pero' dobbiamo cominicare ad occuparci un po' di sostanza: come dare una mano alle impresa che innova, come dare una mano all'impresa che e' in crisi di liquidita' e come favorire un po' di investimenti e un po' di lavoro". Quanto ai presunti diktat della Cgil al Pd, di cui parla Alfano, Bersani sottolinea: "Noi siamo un grande partito, piu' grande di quello di Alfano e ragioniamo con la nostra testa ascoltando lavoratori e imprenditori, ma ragionando su una nostra idea di societa'. La nostra idea non puo' prevedere che il posto di lavoro sia unicamente monetizzato anche in assenza di una giusta causa di licenziamento. Tocca ai sindacati fare il loro mestiere, agli imprenditori fare il loro, ma tocca ai partiti dare un'idea dell'Italia che vogliamo nel futuro". Su una cosa detta da Bersani concorda Pier Ferdinando Casini, e cioè sui tempi. il leader dell'Udc sollecita l'approvazione della riforma del lavoro prima delle elezioni amministrive almeno in uno dei due rami del Parlamento."Non possiamo tenere aperta sul tavolo la pratica dell'articolo 18 per i prossimi mesi della campagna elettorale". "L'articolo 18 - aggiunge Casini- e' importante ma e' piu' importante la riforma del mercaro del lavoro, e piu' importante cio' che si prevede in questa riforma per spingere l'imprenditore, per esempio a trasformare i contratti a tempo determinato in tempo indeterminato. Il nocciolo di quesa riforma - afferma il leader dell'Udc- tende a ridurre la precarieta' e a consentire ai giovani di entrare nel mercato del lavoro". L'Italia dei Valori invece ribadisce la totale chiusura. Per Antonio Di Pietro l'art. 18 "va lasciato così com'è, perche' non c'azzecca niente con il rilancio dell'economia". "Ci sono due realta' - afferma il leader Idv -. Una immaginifica e immaginaria che Monti e il suo governo, come un moderno Istituto Luce, trasmettono al paese cercando di far credere che tutte le cose vanno bene e che adesso, tra un viaggetto e l'altro all'estero, tutti vengono qui a investire, lo spread si azzera, il debito pubblico non c'e' piu', l'economia va a a gonfie vele e i sacrifici sono passati. E poi c'e' la realta' di tutti i giorni, fatto da chi ha uno stipendio e vede quasi dimezzate le proprie entrate, mentre milioni di cittadini un lavoro non ce l'hanno o nn ce l'hanno piu'. La realta', quindi, e' totalmente diversa da quel che ci raccontano". Ai politici dei diversi schieramenti è indirizzato il monito del segretario generale Cgil, Susanna Camusso, che invita il Parlamento ad "ascoltare il paese" e a "rendersi conto che la stagione triste che l'Italia sta attraversando non puo' tradursi in una mancata tutela dei lavoratori". Ma un altro chiaro monito arriva dal fronte opposto. ''Piuttosto che fare una cattiva riforma del lavoro, meglio non fare nessuna riforma e farla magari in un altro momento'' avverte il presidente uscente di Confindustria, Emma Marcegaglia.