Torino, 4 apr. - (Adnkronos/Ign) - "Nel 2011, nonostante le difficoltà, tutti gli obiettivi fissati sono stati raggiunti o superati". Lo dice all'assemblea Fiat l'ad Sergio Marchionne secondo il quale Pomigliano ''è l'esempio che si possono cambiare le cose, anzi è nostro dovere farlo se si vuole creare qualcosa di valore''. ''La decisione di portare a Pomigliano la produzione della nuova Panda - spiega poi - non è una scelta dettata da logiche razionali o economiche, ma piuttosto dalla coscienza dell'importanza che l'industria dell'auto riveste per l'economia di un Paese e dal senso di responsabilità che abbiamo sempre tenuto presente nelle nostre scelte''. Ma ''pretendere che le scelte di Fiat vengano fatte solo in ottica italiana è una visione ristretta e pericolosa''. Questo non significa "che l'Italia e l'Europa abbiano perso importanza per noi - precisa Marchionne - né che l'intensità dei nostri sforzi sia diminuita, ma non sono più unico orizzonte. Oggi bisogna intenderle come un tassello di un disegno industriale molto più grande, come un singolo pezzo all'interno di una strategia mondiale''. L'Italia, dunque, "può diventare un pezzo importante del mosaico dell'azienda che stiamo costruendo". A tal proposito Marchionne, parlando di un gruppo che definisce ormai "multinazionale", fa osservare come di recente "anche il presidente Monti abbia riconosciuto questo cambiamento''. In fondo, dice l'ad di Fiat, "non chiediamo nulla di più di un rapporto a due vie, basato sul rispetto reciproco e non su continue pretese" sottolineando che "le condizioni necessarie a diventare più competitivi vengano riconosciute e condivise". Insomma, ''il rispetto che abbiamo per l'Italia lo dimostriamo nel riconoscere al Paese piena libertà di scegliere ciò che è meglio per sé, senza chiedere nulla, senza condizionare nessuno. Ma credo che anche Fiat meriti lo stesso trattamento. Ci va riconosciuta la libertà di agire in un contesto globale''. E se "le prospettive del mercato dell'auto in Italia e in Europa, per il 2012, non sono incoraggianti", sottolinea l'ad del Lingotto, certo è che "il gruppo Fiat grazie all'integrazione con Chrysler può affrontare le oscillazioni di mercato con serenità". "Abbiamo posto rimedio all'eccessiva dipendenza dall'Europa, la parte più forte lavora per sostenere la parte più debole", precisa Marchionne. "Nel 2011 Fiat e Chrysler nel mondo hanno venduto 4 milioni di veicoli diventando il settimo gruppo di auto nel mondo. Oggi non siamo più player marginali ma uno dei più grandi gruppi a livello mondiale". E nel 2012 l'obiettivo di vendite di Fiat-Chrysler "è di 4,1-4,4 milioni di vetture". In questo momento la Fiat, spiega Marchionne, "è all'inizio di un nuovo ciclo che porterà al ritorno del break even delle attività europee nel 2014. Andremo avanti con disciplina e rigore - afferma - e questo ci permetterà di sanare definitivamente le inefficienze della rete produttiva''. Grazie all'alleanza con Chrysler l'Italia ha "una grande occasione". Ma ci sono ancora "antagonisti che, per ragioni a noi incomprensibili, stanno facendo di tutto per ostacolare il progetto", dice Marchionne, avvertendo i sindacati, sopratutto, senza citarla, la Fiom. "Se queste forze esterne riusciranno a impedire che venga realizzato, non ci resterà che prenderne atto. Non saremo noi, a quel punto, i responsabili delle conseguenze". Secondo Marchionne il Lingotto si aspetta di chiudere il 2012 con ricavi superiori ai 77 mld di euro, un utile della gestione ordinaria tra i 3,8 e i 4,5 mld, un utile netto compreo tra 1,2 e 1,5 mld e un indebitamento netto industriale tra i 5,5 e i 6 mld. L'assemblea degli azionisti è stata aperta dal presidente della Fiat John Elkann. Che ha esordito con queste parole: ''Il 2011 ha cambiato il gruppo Fiat per sempre. Con lo spin off che ha separato le attività industriali dall'auto e con l'acquisizione della maggioranza di Chrysler oggi avete un gruppo completamente nuovo. Fabbrica Italiana Automobili Torino, nata a Torino nel 1899, è oggi uno dei principali gruppi automobilistici nel mondo''.