Monti: "Reintegro solo in casi estremi''. Marcegaglia? "Si prenda responsabilità"
Roma, 5 apr. (Adnkronos/Ign) - La riforma del mercato del lavoro si inserisce in quei ''passi vitali e necessari verso un'Italia più moderna'' che sta compiendo il governo. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Mario Monti, a Napoli per la presentazione del 'Grande progetto Pompei'.
''Le imprese sono insoddisfatte - ha aggiunto - perché avrebbero voluto la sparizione complessiva della parola reintegro: credo che con il tempo e con giudizio più meditato capiranno che la permanenza di questa parola è riferita a fattispecie molto estreme e improbabili''. Poi bacchetta la Marcegaglia che in serata ha parlato di "rischio occupazione per le modifiche al ddl lavoro": ''Rispetto la Confindustria, così come rispetto tutte le parti sociali. Sono consapevole che si tratta di sindacati, sindacati di datori di lavoro o di lavoratori'', ma ''il mestiere del governo è diverso, è capire l'interesse generale'', spiega Monti, in un'intervista al Tg1. ''Marcegaglia -ricorda il premier- era perfettamente al corrente della riflessione del governo'' e ''si prende la responsabilità di quello che ha detto''
Il premier, da Napoli aveva ribadito che è ''molto importante rendere più dinamico il mercato del lavoro sul piano dell'efficienza così come sul piano dell'equità eliminare o ridurre la perversa forma di dualismo con una protezione elevata di coloro che hanno un lavoro, per certi aspetti più elevata che in altri Paesi, e di una grande mancanza di protezione e di tutela, certamente più grande che in altri Paesi, per coloro che non hanno lavoro e lo cercano e per coloro che hanno un lavoro precario e lo vorrebbero meno precario''.
Il presidente del Consiglio è quindi tornato a sottolineare che ci si trova in presenza di ''un mondo che è enormemente più complicato di quello del 1970 quando la storica tappa dello Statuto dei lavoratori si è realizzata'', nel quale occorre ''consentire alle imprese di gestire in modo più prevedibile e meno appesantito le necessarie modifiche delle proprie strategie e della distribuzione degli impianti produttivi sul territorio, mantenendo le tutele individuali sulle persone, non legandole al singolo posto di lavoro ma alla persona, con passi importanti verso un sistema universalistico di protezione sociale''.
La riforma, ha detto ancora Monti, punta a rendere ''meno invasivo'' il ruolo del giudice per quanto riguarda i licenziamenti ''fondatamente motivati su ragioni economiche accrescendo al tempo stesso le protezioni e le tutele contro le discriminazioni'', concetto, quest'ultimo, ampliato rispetto agli anni Settanta.
E' un sistema, ha ribadito il premier che ''libera le imprese da incertezze e appesantimenti e tutela il lavoratore dai casi assolutamente riprovevoli''. Rivolgendosi infine ''ai sindacati e alle parti politiche a loro più culturalmente vicine, che si sentono colpite dal fatto che il licenziamento economico è ora più aperto'', il presidente del Consiglio si è detto ''sicuro che con il tempo valuteranno che la tutela verso ammortizzatori a tutela universalistica è un passo avanti''.
In ogni caso, ha concluso Monti, ''con il pieno rispetto delle parti sociali che rappresentano lavoratori e datori di lavoro noi pensiamo che il governo abbia il dovere di guardare all'interesse della collettività e riteniamo di aver fatto l'interesse dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani''.
Oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato l'autorizzazione per la presentazione alle Camere del ddl di riforma del mercato del lavoro che ieri Monti e il ministro del Lavoro Elsa Fornero avevano sottoposto alla sua attenzione.
La Commissione europea invita, in una nota, a mantenere "lo slancio della riforma ''. ''La responsabilità per una rapida adozione di una riforma efficiente sta adesso al Parlamento", si legge ancora. Per l'esecutivo di Bruxelles "è fondamentale che il testo finale della riforma crei un mercato del lavoro più dinamico e inclusivo".
