Scontri Roma, nuovi arresti in diverse città. Identificati responsabili assalto al blindato
Roma, 20 apr. (Adnkronos/Ign) - Maxi-retata delle forze dell'ordine in sei diverse città per le devastazioni e i saccheggi avvenuti il 15 ottobre scorso a Roma durante la manifestazione degli "indignati". L’operazione - che oltre alla Capitale ha interessato anche Teramo, Ancona, Civitanova Marche (Macerata), Padova e Cosenza- ha portato all'esecuzione di sette ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari e sei obblighi di dimora, nonchè di 14 decreti di perquisizione locale e personale nelle stesse località. I reati contestati sono quelli di devastazione e saccheggio, oltre alla resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale
In particolare nella Capitale sono state eseguite 5 misure cautelari (2 arresti domiciliari e 3 obblighi di presentazione alla pg), 4 misure degli arresti domiciliari a Teramo e provincia, una misura degli arresti domiciliari ad Ancona. Tre invece le misure dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a Padova, Cosenza e Macerata. Fra i soggetti segnalati dall'autorità giudiziaria alcuni appartengono all'area studentesca, altri al mondo degli ultrà, altri all'area anarchica più dura, uno al movimento No Tav e altri ancora sono esponenti del movimento di Lotta per la casa.
L'attività investigativa, coordinata dal pool antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma, è stata condotta in stretta collaborazione con la Sezione Anticrimine del Ros, diretta da Massimiliano Macilenti, e dalla Digos di Roma diretta da Lamberto Giannini, che negli ultimi mesi sono riusciti a identificare i soggetti che si erano resi responsabili delle gravi derive violente devastando numerosi istituti bancari, esercizi commerciali, Uffici del Ministero della Difesa, oltre ad avere incendiato numerose autovetture e un blindato dell'Arma dei carabinieri. Il colonnello Macilenti ha sottolineato che sono state utilizzate le immagini prese prima, durante e dopo gli incidenti in piena collaborazione tra Ros e Digos.
Le indagini sono state sviluppate nei confronti di soggetti inseriti all'interno dell'area antagonista e anarchica nazionale, nonché in direzione di alcune componenti provenienti dalle tifoserie ultras. Solo a Roma sono stati sottoposti agli arresti domiciliari S. G. (20 anni) e Z.M. (27 anni), noti alla Digos e al Ros per la loro appartenenza al gruppo 'Offensiva Ultras'. Entrambi sono stati riconosciuti in piazza San Giovanni nell'atto di attaccare il blindato dei carabinieri, poi dato alle fiamme, il primo con una trave di legno ed il secondo con un martello. Sempre nella Capitale, tre persone sono state sottoposte alla misura della presentazione alla polizia giudiziaria: sono tutti noti per la loro militanza nel movimento antagonista capitolino, in particolare nei movimenti per i diritti dell'abitare vicini al centro sociale 'Acrobax', e al sodalizio anarchico. Infine, Digos e Ros hanno sottoposto a perquisizione un 30enne, sospettato di aver partecipato attivamente agli scontri in piazza San Giovanni. Appartenente al contesto ultras romanista, leader del gruppo ultras della Curva Nord.
Coinvolto anche un gruppo proveniente dalla provincia di Teramo, all'interno del quale erano inseriti esponenti dell'area antagonista e di 'azione antifascista Teramo': secondo gli inquirenti tra loro ci sarebbero i responsabili dell'assalto e dell'incendio al furgone blindato dei carabinieri. In provincia di Teramo sono altri tre ad essere stati posti ai domiciliari.
Durante le perquisizioni sono stati anche ritrovati gli indumenti usati dai manifestanti durante gli scontri ed anche altro materiale come coltelli, machete ed altro. Proprio gli indumenti ritrovati hanno confermato la partecipazione di chi li possedeva agli incidenti del 15 ottobre in quanto usati per travisarsi. In particolare le riprese dimostrano che alcuni dopo un'azione rientravano tra le fila dei dimostranti per cambiarsi gli indumenti e cio' per evitare l'identificazione.
La procura aveva chiesto l'arresto in carcere per tutti gli indagati, ma il gip non ha accolto la richiesta e ha disposto misure meno severe. Contro tale decisione la procura ha annunciato ricorso immediato al tribunale del riesame. Quella del 15 ottobre dello scorso anno, ha infatti detto il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella conferenza stampa sul blitz "è stata una aggressione violenta e preordinata contro le forze dell'ordine".
Per gli investigatori comunque i risultati ottenuti fino ad oggi non devono essere considerati un punto di arrivo, perché l'attività continua con l'obiettivo di giungere ad altre identificazioni per completare così il lavoro di indagine. A prescindere dal primo gruppo di manifestanti bloccato il 15 ottobre dello scorso anno (8 dei fermati sono già stati condannati a pene severe dal tribunale), la nuova operazione ha portato a 34 arresti, 34 perquisizioni e a una cinquantina di denunce contro coloro che manifestarono.
