Unioncamere: +2,8% export nel 2012 ma ridotte dimensioni Pmi frenano la crescita
Roma, 28 apr. (Adnkronos) - Il difficile clima economico che il nostro Paese sta vivendo non deprime la capacità del sistema imprenditoriale di vendere all'estero. Per il 2012 infatti il trend continuerà a vedere una crescita dell'export del 2,8%, in termini reali, con un Nord-est, Veneto in testa, a fare la parte del leone, +3,1%, seguito dal Centro, guidato dalla Toscana, che metterà a segno un +3% a fine anno ma tallonato dal Nord-Ovest , Lombardia avanti a tutte, per il quale si attende un incremento del 2,8% dell'export.
Ma il 'nanismo' delle piccole e medie aziende frena la crescita dell'export e l'espansione della base imprenditoriale all'estero.
A scattare la fotografia è il Rapporto Unioncamere 2012 che verrà diffuso in occasione della decima Giornata dell'Economia, in programma a Roma il 3 maggio prossimo che sarà chiusa dal ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera.
Meno brillante la performance che Unioncamere prevede per il Mezzogiorno (+1,8%), anche se per Abruzzo e Molise le stime, al contrario, prevedono un incremento consistente delle vendite sui mercati internazionali, +2,6% entrambe le regioni.
"Ma la crescita dell'export e l'espansione della base imprenditoriale che stabilmente opera sui mercati internazionali risulta frenata dalla modesta dimensione aziendale", dice ancora Unioncamere che addita in una "dimensione non adeguata" la principale barriera all'export delle Pmi. Ad indicare come questo sia l'ostacolo maggiore a una espansione sui mercati internazionali, 4 imprese manifatturiere non esportatrici, su 10.
E tra le motivazioni che non consentono a imprese 'potenzialmente' esportatrici di sbarcare fuori della penisola anche i costi troppo elevati, difficoltà logistiche, prodotto poco competitivo. Proprio alle Pmi, infatti, si legge nel report Unioncamere, si rivolge prioritariamente l'azione di supporto per l'internazionalizzazione delle Camere di commercio che, dallo stesso studio, risultano essere tra i soggetti di spicco cui si rivolgono le imprese per i servizi mirati all'accesso ai mercati esteri, insieme alle società private e alle associazioni di categoria. Agli attori istituzionali, le aziende chiedono principalmente "la semplificazione nelle procedure di erogazione dei servizi (solo il 2% delle imprese non si dice interessata alla creazione di un accesso unico per la fruizione dei servizi all'export, sintesi assoluta in termini di semplificazione), e ciò vale soprattutto per le imprese che già usufruiscono di servizi all'internazionalizzazione (41,7% contro il 21% delle imprese esportatrici che non acquistano servizi). Oltre un terzo delle imprese esportatrici dichiara invece di preferire un accompagnamento più stringente nei Paesi dove l'attività internazionale viene svolta, evidenziando quindi la necessità di rafforzare il legame tra la rete italiana e quella internazionale nell'offerta di servizi all'internazionalizzazione.
