Arezzo, 13 mag. (Adnkronos/Ign) - E' iniziata alle 10, nel Parco del Prato, la messa con la quale Benedetto XVI ha aperto la sua visita pastorale ad Arezzo. Da quando è diventato Papa, è la prima volta che Benedetto XVI si reca in Toscana. Ad accogliere il Pontefice questa mattina alle 9, al suo arrivo ad Arezzo, il presidente del Consiglio, Mario Monti, e le autorità locali. Appena sceso dall'elicottero, accompagnato dal suo segretario personale, monsignor Georg Ganswein, Ratzinger è stato salutato dal vescovo Riccardo Fontana, e poi ha ricevuto un omaggio floreale da quattro paggetti della Giostra del Saracino. Quindi un breve saluto con il card. Giuseppe Betori e poi la stretta di mano con Monti e signora. Poi con la papamobile Benedetto XVI ha percorso le principali strade del centro, tra due ali di folla, fino a raggiungere il Parco del Prato. Papa Ratzinger ha concelebrato l'eucaristia con tutti i vescovi della Toscana e oltre 300 sacerdoti. Secondo gli organizzatori erano presenti al rito circa 30.000 fedeli. In prima fila, tra le autorità civili, il premier Monti, accompagnato dalla moglie Elsa, Vannino Chiti, vice presidente del Senato, Rosy Bindi, vice presidente della Camera, Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, Roberto Vasai, presidente della Provincia, Giuseppe Fanfani, sindaco di Arezzo, Marcello Pera, ex presidente del Senato, Enrico Bondi, commissario governativo per la riduzione della spesa pubblica. Durante la messa il Papa ha detto che l'Italia ha bisogno della parola di Dio, di un Dio che ama tutti, e in particolare vanno promossi i valori della solidarietà, dell'accoglienza verso gli stranieri e dell'attenzione ai più deboli. ''Nel contesto della Chiesa in Italia, impegnata in questo decennio sul tema dell'educazione - ha affermato Benedetto XVI - dobbiamo chiederci, soprattutto nella Regione che è patria del Rinascimento, quale visione dell'uomo siamo in grado di proporre alle nuove generazioni''. ''La Parola di Dio che abbiamo ascoltato - ha aggiunto Ratzinger - è un forte invito a vivere l'amore di Dio verso tutti, e la cultura di queste terre ha, tra i suoi valori distintivi, la solidarietà, l'attenzione ai più deboli, il rispetto della dignità di ciascuno''. ''L'accoglienza - ha spiegato ancora il Papa - che anche in tempi recenti avete saputo dare a quanti sono venuti in cerca di libertà e di lavoro, è ben nota. Essere solidali con i poveri è riconoscere il progetto di Dio Creatore, che ha fatto di tutti una sola famiglia''. Per Benedetto XVI di fronte alla crisi economica che ha colpito il Paese occorrono comportamenti nuovi, la capacità di condividere risorse e la rinuncia a comportamenti puramente materialistici. ''Certo - ha osservato Ratzinger - anche la vostra Provincia è fortemente provata dalla crisi economica. La complessità dei problemi rende difficile individuare le soluzioni più rapide ed efficaci per uscire dalla situazione presente, che colpisce specialmente le fasce più deboli e preoccupa non poco i giovani''. ''L'attenzione agli altri - ha aggiunto il Pontefice - fin da secoli remoti, ha mosso la Chiesa a farsi concretamente solidale con chi è nel bisogno, condividendo risorse, promuovendo stili di vita più essenziali, contrastando la cultura dell'effimero, che ha illuso molti, determinando una profonda crisi spirituale''. ''Questa Chiesa diocesana, arricchita dalla testimonianza luminosa del Poverello di Assisi - ha rilevato il Papa - continui ad essere attenta e solidale verso chi si trova nel bisogno, ma sappia anche educare al superamento di logiche puramente materialistiche, che spesso segnano il nostro tempo, e finiscono per annebbiare proprio il senso della solidarietà e della carità''. Il Papa ha inoltre invitato i cristiani ad essere ''presenti, intraprendenti e coerenti''. ''La Città di Arezzo - sono state le sue parole - riassume, nella sua storia plurimillenaria, espressioni significative di culture e di valori. Tra i tesori della vostra tradizione, c'è la fierezza di un'identità cristiana, testimoniata da tanti segni e da devozioni radicate, come quella per la Madonna del Conforto''. ''Questa terra - ha proseguito il Pontefice nella sua omelia - dove nacquero grandi personalità del Rinascimento, da Petrarca a Vasari, ha avuto parte attiva nell'affermazione di quella concezione dell'uomo che ha inciso sulla storia d'Europa, facendo forza sui valori cristiani''. Ratzinger è poi tornato sulla necessità di difendere la vita in tutte le sue fasi e la famiglia. ''La difesa della famiglia - ha detto - attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli, costituisca sempre un punto importante per mantenere un tessuto sociale solido e offrire prospettive di speranza per il futuro''. Dal Papa è arrivato anche un forte appello al rinnovamento etico e spirituale dell'Italia. ''Mediante Maria - ha detto al Regina Caeli - invochiamo da Dio il conforto morale, perché la comunità aretina, e l'Italia intera, reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile. Ciascuno, in questo, può e deve dare il suo contributo''. La messa è terminata dopo un'ora e mezza. Ratzinger ha salutato la folla che ha ricambiato festosamente con applausi e grida "viva il Papa". Benedetto XVI è salito sulla papamobile e dopo alcuni minuti è tornato nel Parco del Prato per salutare la folla. Al suo passaggio, nei vari settori, è stato salutato con calorosi applausi e ripetute grida di gioia da parte delle migliaia di fedeli presenti. Poi si è recato nella vicina Cattedrale a rendere omaggio al santo vescovo Donato, alla sua urna e alla Madonna del Conforto. Ratzinger ha recitato una preghiera composta per l'occasione. E' stato questo uno dei momenti più emozionanti per gli aretini che da oltre due secoli venerano quella piccolissima immagine miracolosa nella cappella diventata santuario mariano diocesano.