Pubblico impiego, Corte conti contro i tagli "Riflessi negativi sui servizi erogati"
Roma, 14 mag. (Adnkronos/Ign) - I reiterati tagli lineari agli organici nel pubblico impiego "obbligano le amministrazioni ad una continua attivita' di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalita', con inevitabili, negativi riflessi sulla quantita' e qualita' dei servizi erogati". Lo evidenzia la Corte dei Conti nella relazione sul costo del lavoro pubblico.
''In un contesto caratterizzato dalla perdita di competitivita' del sistema Italia, preoccupanti segnali riguardano la produttivita' del settore pubblico'' sottolinea la Corte dei Conti. ''Il blocco della crescita delle retribuzioni complessive e della contrattazione collettiva nazionale hanno comportato il rinvio, da un lato, delle norme piu' significative in materia di valutazione del merito individuale e dell'impegno dei dipendenti'' e, dall'altro, ''impedito l'avvio del nuovo modello di relazioni sindacali delineato nell'intesa del 30 aprile 2009, maggiormente orientato ad una effettiva correlazione tra l'erogazione di trattamenti accessori e il recupero di efficienza delle amministrazioni'', scrive la Corte. I reiterati tagli lineari agli organici obbligano, inoltre, le amministrazioni ad una continua attivita' di revisione degli assetti organizzativi che impedisce il consolidamento di procedure, competenze e professionalita', con inevitabili, negativi riflessi sulla quantita' e qualita' dei servizi erogati.
Sotto la lente della magistratura contabile anche i permessi sindacali e i costi che questi comportano per l'erario. La fruizione delle diverse prerogative sindacali (aspettative retribuite, permessi, permessi cumulabili, distacchi) nel comparto pubblico relativamente al 2010 puo' essere stimata come equivalente all'assenza dal servizio per un intero anno lavorativo di 4.569 unita' di personale, pari ad un dipendente ogni 550 in servizio. ''Applicando a tale dato il costo medio di un dipendente pubblico, il costo a carico dell'erario e' stato di 151 milioni al netto degli oneri riflessi'' si legge nella nota della Corte.
Le critiche della magistratura contabile non finiscono qui. Il contenuto dell'intesa raggiunta a maggio da governo, regioni province e comuni sul pubblico impiego "suscita perplessita' nella parte in cui rimette in discussione il percorso gia' avviato per la costruzione di un sistema di valutazione della performance delle amministrazioni e del merito individuale dei dipendenti". Il rischio, paventato dalla Corte dei Conti, e' quello di "una possibile permanenza delle criticita' che hanno caratterizzato sinora la contrattazione collettiva nazionale e integrativa, non in grado di rendere effettiva la correlazione fra componenti accessorie della retribuzione e incrementi di produttivita' del settore pubblico".
Sul fronte delle retribuzioni infine, cala il divario tra il pubblico e il privato. Nel periodo 2005-2011 il gap tra le retribuzioni contrattuali del settore pubblico e quelle dei comparti privati subisce un drastico ridimensionamento, passando da un valore dell'8% al 2,6%, forbice destinata ad ulteriormente restringersi per effetto del blocco della contrattazione collettiva per i soli dipendenti pubblici fino a tutto il 2014.
