Crisi, l'allarme di Squinzi: "Tasse zavorra intollerabile, urgente il taglio della spesa"
Roma, 24 mag. (Adnkronos/Ign) - Tagliare la spesa pubblica per ridurre la pressione fiscale definita una "zavorra intollerabile che si aggiunge ad altre zavorre che penalizzano le imprese italiane". E' quanto chiede a chiare lettere dal palco dell'assemblea annuale il neopresidente di Confindustria, Giorgio Squinzi per il quale "la bassa crescita dell'Italia è determinata soprattutto dalla difficoltà di fare impresa".
"Occorre dare concreta prospettiva di riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro. Nel 2011 il total tax rate, inclusivo di tutte le tasse e i prelievi, compresi gli oneri sociali, gravanti su una piccola impresa-tipo, era pari, in Italia, al 68,5%, contro il 52,8% in Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito". Per questo che, prosegue Squinzi, "diciamo che i proventi della lotta all'evasione, che è sacrosanta, devono essere utilizzati per ridurre la pressione fiscale su chi produce ricchezza ossia sul lavoro e sull'impresa. Per questo diciamo a no a nuovi balzelli o a tasse fantasiose che creerebbero solo incertezza e sfiducia. Per questo diciamo che occorre privatizzare, oltre che liberalizzare, e valorizzare il patrimonio pubblico con l'obiettivo della riduzione del debito".
Quello che il presidente di Confindustria chiede è "un impegno serio, determinato, continuo per ridurre la spesa pubblica". "Non possiamo accontentarci di una spending review che sia solo una bella analisi dei tagli possibili, servono tagli veri. Gli italiani stanno sopportando grandi sacrifici non capiscono perché l'azienda Stato non possa risparmiare come risparmia l'impresa nella quale lavorano, come stanno risparmiando nelle loro famiglie", ha detto raccogliendo un lungo applauso della platea dell'auditorium.
Per Squinzi se "fare l'imprenditore in Italia non è mai stato un mestiere facile,oggi è diventata una sfida temeraria. Le imprese italiane, specie quelle che lavorano prevalentemente per il mercato interno, sono precipitate in una crisi senza precedenti. Manca domanda e manca liquidità. L'accesso al credito bancario è diventato problematico. Lo Stato paga con ritardi sempre più ampi che non sono più tollerabili. Non sono degni di un Paese civile''.
In tutto sono quattro le urgenze per il Paese sulle quali il leader di Confindustria chiede "di aprire un confronto" col Governo "per una nuova politica industriale che assicuri una vera prospettiva di crescita": oltre ai tagli delle spesa pubblica e riduzione della pressione fiscale, la "riforma della pubblica amministrazione e semplificazione normativa"; "i pagamenti della pubblica amministrazione" e il "credito alle imprese. Per noi -sottolinea - è una questione di sopravvivenza che coincide con la sopravvivenza del Paese stesso".
Per Squinzi, infatti è prioritario "arrestate l'emorragia e restituire fiducia", assicurando così "la sopravvivenza" delle imprese e dell'Italia stessa. "Non stiamo chiedendo e non chiederemo la luna. Non chiediamo favori o privilegi - dice ancora - Stiamo solo chiedendo di poter lavorare in un Paese meno difficile e inospitale , più normale, più simile agli altri Paesi avanzati". "L'emorragia -dice ancora- si misura con le decine di migliaia di imprese che non sono sopravvissute alla crisi. L'emorragia si misura con gli oltre 2 milioni 500mila persone che non trovano lavoro. L'emorragia si misura con il senso di sgomento che attraversa il paese. Dobbiamo fermare questa emorragia. Dobbiamo ridare speranza".
Nel suo discorso, non è poi mancato un attacco alla riforma del mercato del lavoro che "appare meno utile alla competitività del Paese e delle imprese di quanto avremmo voluto. E' una riforma che modifica il sistema in più punti, ma, a nostro giudizio, non sempre in modo convincente". Gli imprenditori sono ''assolutamente contrari'' a ogni imposizione per legge di forme di cogestione o codecisione, afferma con decisione puntando il dito su quella norma inserita "a sorpresa" nel corso della discussione al Senato del ddl di riforma del mercato del lavoro e che prevede una delega ad hoc al governo.
Poi un pensiero ai giovani: "Se non apriamo ai giovani nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità" di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti noi, per l'Italia".
Infine un riferimento al suo predecessore, Emma Marcegaglia. Raccogliendo il testimone "di donna coraggiosa e appassionata", Squinzi ha detto: "Cara Emma i tempi della tua presidenza sono stati molto duri, ma tu sai bene che i miei lo saranno ancora di più".
Dopo Squinzi, è intervenuto anche il ministro Corrado Passera: "E' un anno difficile ma l'industria italiana ha dato grande prova". ha detto sottolineando che per la crescita "non ci dobbiamo inventare niente, c'è già la soluzione: basta che ci allineiamo alla parte dell'Italia che funziona". Il governo, ribadisce, "ha sempre tenuto insieme il rigore e la crescita" e "non c'è una fase uno e due" e che "anche nei momenti più difficili, non è mai venuta meno la convinzione di dover rimettere in moto la crescita". "Tutto il governo - ha assicurato Passera - sta lavorando sulla crescita. Tutti i ministeri stanno facendo la loro parte". E, ha sottolineato il ministro, "quello della crescita non è un tema di comunicazione ma la ragion d'essere profonda di quello che stiamo facendo".
"Siamo nel momento più difficile in cui si è cumulato l'effetto di dieci anni di non crescita. Ci sono state - ha ricordato Passera - due recessioni e siamo ancora nel pieno della seconda". E a tutto questo si unisce il "disagio sociale" e l'effetto degli interventi adottati dal governo che "ora mordono". "Questo - ha proseguito Passera - è il momento piu' difficile per tenere la barra al centro". Ma, ha evidenziato, "tutto con il buonsenso puo' essere affrontato e superato. Avevamo il naso molto vicino al muro ma la reazione e' stata molto matura". E il ministro e' tornato ancora una volta sul rischio concreto di commissariamento in cui l'Italia e' incorsa. Un commissariamento che "ci avrebbe tolto dal novero dei paesi indipendenti", ha sottolineato. Quindi, rivolto alle imprese assicura che "sul fisco si faranno cose tangibili e positive. Il Paese si aspetta molto da voi".
