Strage Houla, l'Onu condanna il regime di Assad. Al via la missione di Kofi Annan
Damasco, 28 mag. - (Adnkronos/Aki/Ign) - L’inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Kofi Annan, è tornato a Damasco per far pressione sul regime dopo il massacro di Hula. L'ex segretario generale dell'Onu si è detto “inorridito” per la strage dove almeno 108 persone, tra cui 49 bambini e 34 donne, sono rimaste uccise e ha sollecitato il governo a intraprendere passi concreti per dimostrare se intende seriamente giungere a una soluzione pacifica della crisi in corso nel Paese. Parlando brevemente dopo il suo arrivo a Damasco, Annan ha detto di aspettarsi di avere una "discussione seria e franca" con il presidente siriano Bashar al-Assad che, secondo quanto riferito dl ministero degli Esteri siriano, incontrerà domani.
Ieri sera in un vertice last minute, l'Onu ha duramente condannato la Siria per l'uso di armi pesanti contro la popolazione di Houla. Al termine di una riunione d'urgenza al Palazzo di Vetro di New York, i 15 stati membri hanno approvato il documento all'unanimità: il veto della Russia è stato evitato non attribuendo la responsabilità della strage al presidente siriano. Obama, invece, vorrebbe l'esilio di Assad.
E mentre l'ambasciatore siriano presso l'Onu, Bashar Ja'afari, ha respinto quello che ha definito uno "tsunami di bugie" da parte dei membri del Consiglio di sicurezza, parte una missione del ministro degli Esteri britannico William Hague in Russia, alleato chiave della Siria, per tentare una ''transizione politica'' nel Paese arabo ed evitare una guerra civile. ''Non è nell'interesse della Russia che la Siria scenda in una vera e propria guerra civile e questo oggi è il pericolo'', ha detto Hague.
La Russia, dal canto suo, dopo che il regime siriano ha negato ogni responsabilità per il massacro di Hula, ha detto che sia il regime del presidente Bashar al-Assad che gli esponenti estremisti dell'opposizione sono responsabili della strage. A dichiararlo, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov citato dall'Interfax. "Per la Russia non è importante chi governa. E' importante che la violenza in Siria finisca, che terminino le distruzioni di vite". Le parti in conflitto in Siria devono appianare le loro divergenze attraverso il dialogo, senza "influenza esterna", ha concluso.
Secondo dati delle Nazioni Unite, la rivolta in Siria ha causato la morte di almeno diecimila persone da quando sono iniziate le rivolte contro il regime del presidente Bashar al-Assad nel marzo 2011.
Per il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, il massacro di Hula ha “segnato una svolta” nella crisi siriana e "ha dimostrato come non siano più sufficienti le condanne e le dichiarazioni”. Per il titolare della Farnesina, "quello che è avvenuto non può continuare ad accadere” e la 'soluzione yemenita' caldeggiata dal presidente Usa Barack Obama per trovare una via d'uscita alla crisi siriana "è sicuramente una strada da esplorare". Il Piano Obama, anticipato dal New York Times, prevedrebbe, tra l'altro, l'esilio di Bashar Al Assad e la permanenza al potere di alcuni esponenti della sua cerchia. Fondamentale, il consenso della Russia. Al riguardo, Terzi ricorda che "è annunciato che a margine della riunione del G20 di Los Cabos, queste sono per lo meno le anticipazioni che vengono date pubblicamente, ci dovrebbe essere un incontro importante fra la dirigenza americana e quella russa".
E oggi, per la prima volta da quando è scoppiata la rivoluzione, 15 mesi fa, i commercianti hanno proclamato uno sciopero generale in segno di lutto per la strage di Houla, e per gli otto manifestanti uccisi dalle forze di sicurezza nel quartiere di Midan. Secondo quanto riferiscono gli attivisti e la popolazione locale, il 60-70% degli esercizi commerciali nella Città vecchia di Damasco hanno abbassato le saracinesche, in particolare quelli di Bab Sarijeh, Madhat Basha, al-Hariqa e al-Hamidiyeh, mentre in altri quartieri lo sciopero è praticamente totale, come a Midan, al-Qadam, Nahr Aysheh, al-Mojtahid e Qabr Atikah.
In questi quartieri si assiste quotidianamente a manifestazioni per chiedere la caduta del presidente Bashar al-Assad e i muri degli edifici sono pieni di slogan anti-regime. Secondo le testimonianze di alcuni attivisti, le forze di sicurezza e le milizie filo-Assad hanno cercato di aprire i negozi con la forza rompendo le vetrine e minacciando i commercianti di fare irruzione nei loro locali.
