Crisi, dalla Ue la risposta dopo le critiche Usa: "Comprendono gli sforzi che facciamo"
Bruxelles, 5 giu. - (Adnkronos) - Gli Stati Uniti "comprendono perfettamente gli sforzi che facciamo per rispondere alla crisi". E' la convinzione espressa da un portavoce della Commissione europea, all'indomani delle dichiarazioni della Casa Bianca, secondo cui i mercati "restano scettici" sulle misure finora prese dall'Europa, che non sembrano essere sufficienti. "Il presidente Obama - ha sottolineato Olivier Bailly - ha detto che ha fiducia nella capacità dell'Europa di rispondere alla crisi".
"Le discussioni che abbiamo a livello bilaterale, multilaterale e tecnico dimostrano che gli Stati Uniti hanno una perfetta comprensione degli sforzi che facciamo e che su un gran numero di punti abbiamo il loro pieno sostegno", ha insistito Bailly parlando con i giornalisti a Bruxelles.
Dal canto suo, il portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, ha chiarito che la conference call del G7 di oggi rientra nei contatti "regolari e utili" tra i partner sulla situazione economica e non indica un peggioramento della crisi. "Direi che è un'esagerazione" interpretarla così, ha detto Amadeu Altafaj, "non descriverei nessuno di questi scambi regolari come un incontro straordinario, di crisi o un allarme".
Il portavoce ha poi spiegato che nel corso della conference call "informiamo i nostri partner internazionali circa lo stato dell'arte della nostra risposta alla crisi", tra cui gli sforzi per il consolidamento di bilancio, il rafforzamento del settore bancario e le riforme a sostegno della crescita. "Che ci sia preoccupazione sulla situazione in Europa, francamente lo trovo normale - ha sottolineato ancora Altafaj - Siamo i primi a riconoscerlo, non stiamo nascondendo nulla sotto il tappeto".
Il forte richiamo lanciato dalla Casa Bianca all'Europa è "una preoccupazione condivisa non solo a Washington ma anche nelle capitali europee" ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi. Quello da Washington, precisa, "non è un richiamo ma un invito a procedere in modo unitario e coeso".
Del resto, ricorda Terzi, "le preoccupazioni americane erano state espesse molto chiaramente gia' a Camp David in occasione del G8".
