Tripoli, 7 lug. (Adnkronos/Dpa/Ign) - Alle 08.00 di questa mattina si sono aperte le urne in Libia per l'elezione dei deputati del Congresso Nazionale, in uno storico voto che segna l'avvio del processo democratico del dopo Gheddafi. I seggi si chiuderanno questa sera alle 20.00. Da Twitter il ministro degli Esteri Giulio Terzi commenta: "Urne aperte. Seguiamo con attenzione un momento importante per la transizione democratica". Più di 2,7 milioni di persone, pari a circa l'80% degli aventi diritto, si sono registrate per poter votare. Il Congresso Nazionale avrà poteri legsilativi e nominerà un nuovo governo. Sarà composto da 200 deputati, 120 eletti direttamente e 80 sulle liste di partito. A rappresentare la Libia occidentale, compresa Tripoli, saranno 106 deputati, mentre la regione orientale, con Bengasi, ne avrà 60 e gli altri seggi andranno al sud. Questa suddivisione ha provocato forti malumori a Bengasi, dove vi sono appelli al boicottaggio del voto e ieri sera vi è stato un morto in un attacco armato contro un elicottero che trasportava materiale elettorale. La tensione è forte. Due seggi elettorali sono stati attaccati a Bengasi: distrutte le urne e incendiato materiale elettorale. I media locali attribuiscono l'attacco a ''estremisti islamici''. Le operazioni di voto sono state poi sospese a Brega e Ajdabiya dopo che ignoti hanno dato fuoco ai depositi dove era stoccato il materiale elettorale. Per il resto le operazioni di voto si svolgono nel 94% dei seggi, dichiara il capo della Commissione elettorale libica, Nuri al-Abbar, durante una conferenza stampa a Tripoli precisando che le urne sono aperte nella maggior parte delle località del Paese, compresa Sirte, città natale dell'ex leader Muammar Gheddafi. ''La Libia passerà da una fase di transizione a una di ricostruzione'', ha affermato il leader del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico, Mustafa Abdel Jalil. In un discorso trasmesso dalla tv satellitare al-Jazeera, Abdel Jalil ha ribadito che il Cnt verrà disciolto dopo i risultati del voto odierno, le prime elezioni in Libia da decenni e dopo la fine del regime di Muammar Gheddafi. L'Assemblea nazionale sarà infatti chiamata a nominare il nuovo governo libico. Gli islamici puntano alla vittoria. Il partito Giustizia e Costruzione, ritenuto il braccio politico dei Fratelli Musulmani libici, otterrà "la maggioranza dei consensi a Tripoli e, in totale, tra il 25 e il 35% dei voti" alle elezioni. Ne è convinto il vice presidente del partito, Nizar Kirkish, secondo il quale l'appuntamento elettorale "esprimerà la volontà di tutte le componenti del popolo libico". Questo per due ragioni, "la prima è che parteciperà l'85% della popolazione e la seconda è che il sistema impiegato sarà un misto tra il nominativo e il proporzionale", spiega Kirkish in un'intervista ad Aki-Adnkronos International. Secondo il dirigente di partito, le elezioni si svolgeranno in generale "con facilità, fatta eccezione per alcune zone dove si assiste sia a problemi di sicurezza che a difficoltà legate alla scarsa cultura del voto da parte della gente, come Zintan e il Jabal Gharbi, ma complessivamente siamo molto ottimisti su come stanno andando le cose attualmente in Libia". Quanto a possibili alleanze future con i partiti islamici, Kirkish sottolinea che "Giustizia e Costruzione non ragiona in modo ideologico, infatti il programma del partito è nazionalista e include tutti, ma potremmo coalizzarci con il partito del Fronte, quello nazionale e le altre formazioni nate dalla rivoluzione". Ad ogni modo, "la prossima sarà una fase di concordia e non di competizione" per il potere, aggiunge. Per quel che riguarda il posto che sarà riservato alla sharia, la legge islamica, nella futura costituzione libica, Kirkish mette in evidenza che "secondo i sondaggi, il 45% della popolazione vuole che la sharia sia la fonte principale della legislazione, mentre il resto non è contrario al principio". Il politico ritiene che i timori in tal senso "sono molto limitati. Tutto quello che chiede la gente - conclude - è la giustizia sociale".