Siria, nuovo massacro di civili a Tremseh. Secondo gli attivisti i morti sono oltre 200
Beirut, 13 lug. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Nuovo massacro ieri in Siria, dove secondo gli attivisti anti-regime oltre 200 persone, in gran parte civili inermi, sono state uccise dall'esercito fedele al presidente Bashar al Assad nel villaggio di Treimsa, nella martoriata regione di Hama. Secondo George Sabra, dirigente del Cns siriano, le vittime sono invece 350.
"L'attacco è durato due ore - ha affermato - L'esercito del regime ha chiuso tutte le vie di uscita alla popolazione per fare una strage. E' stata distrutta completamente la scuola della città". Sabra ha poi accusato "la Russia di essere complice di questa strage: è sua la responsabilità di quanto accade nel paese perché è diventata parte della crisi"
Dal canto suo il regime di Assad ha accusato quelli che definisce "terroristi" di aver causato la strage di Tremseh. "E' stata la popolazione del villaggio di Tremseh a chiedere l'intervento dell'esercito per la presenza di terroristi nel loro villaggio. Dopo l'arrivo dei militari ci sono stati nel villaggio violenti scontri a fuoco che hanno provocato la morte di decine di miliziani - ha spiegato una fonte alla tv satellitare 'al-Maiadin' - sono state sequestrate anche molte armi e tre militari dell'esercito sono morti, mentre altri sono rimasti feriti. Tra le armi sequestrate ci sono alcune di fabbricazione americana e israeliana. Abbiamo anche arrestato 40 miliziani, alcuni dei quali avevano aperto il fuoco con forza contro la popolazione locale".
Secondo quanto denunciato invece dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Gran Bretagna, le truppe siriane hanno bombardato con carri armati ed elicotteri il villaggio di Tremseh, uccidendo almeno 200 persone. Intanto gli attivisti siriani hanno diffuso su 'Youtube' un video che mostra decine di cadaveri, tutti di uomini giovani e alcuni dei quali con la barba lunga, sostenendo che si tratta delle vittime della strage di Tremseh.
Intanto l'attenzione in queste ore si sposta sulle decisioni che verranno prese dal Consiglio di Sicurezza, a cui l'opposizione siriana chiede di adottare una risoluzione vincolante per il regime di Damasco, dopo il massacro di Tremseh, basata sull'articolo VII della Carta dell'Onu. Al Consiglio di Sicurezza dell'Onu, gli occidentali stanno cercando di portare avanti l'approvazione di una risoluzione "più incisiva e muscolare" sulla Siria, ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi, sottolineando "l'estrema drammaticità" della situazione in Siria e definendo "spaventoso" quanto avvenuto nella provincia di Hama.
Dal canto suo Mosca, attraverso il vice ministro degli Esteri Ghennadi Gatilov, ha escluso la possibilità di lanciare un'operazione di peacekeeping in Siria senza il consenso del governo siriano.
Lunedì l'inviato speciale per la crisi in Siria di Lega Araba e Onu, Kofi Annan sarà a Mosca per incontrare il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov e discutere la questione della proroga del mandato della missione degli osservatori delle Nazioni Unite in Siria che scade il 20 luglio. Annan si è detto "scioccato e inorridito" per quanto accaduto a Tremseh e ha sottolineato che il regime ha violato il piano di pace che prevede lo stop all'utilizzo di armi pesanti, denunciando l'impiego di "artiglieria, carri armati ed elicotteri" nelle zone abitate da civili. Annan ha infine dichiarato che gli osservatori Onu in Siria sono "pronti" a recarsi a Tremseh "per verificare i fatti", a patto che "venga rispetttata la loro libertà di movimento".
Ma contro l'ex segretario generale dell'Onu si sono scagliati i Fratelli Musulmani della Siria, che accusano Annan, Russia e Iran di essere responsabili insieme al regime siriano, della strage. ''Non riteniamo il mostro Bashar al-Assad il solo responsabile di questo grave crimine - si legge in un comunicato - Lo sono anche Kofi Annan, i russi e gli iraniani e tutti i Paesi che pretendono di essere i guardiani della pace e della stabilità nel mondo e, invece, restano in silenzio''.
