Roma, 19 lug. (Adnkronos/Ign) - Un operaio senza casco e imbracature di sicurezza. Succede a Roma, durante i lavori di restauro della sede del ministero dell'Economia e delle Finanze di piazza Mastai, su viale Trastevere, in pieno centro. Come si vede nelle immagini on line, sulle alte impalcature un operaio si muove e lavora senza misure di sicurezza comunicando con gli altri lavoratori che si trovano a terra, anche loro nell'area del cantiere senza nessun tipo di protezione. Peraltro, sul palazzo non risulta visibile il cartello con l'indicazione della ditta che sta eseguendo i lavori. Sulla recinzione del cantiere sono presenti solo un avviso di pericolo con la scritta 'Ponteggio in fase di montaggio' e un cartello pubblicitario di un distributore di materiale per l'edilizia. "Presenterò un'interrogazione urgente al governo sulla vicenda '' dichiara la senatrice Patrizia Bugnano, capogruppo dell'Italia dei valori in Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro e le morti bianche. Per Bugnano si tratta di ''un fatto di gravità inaudita, l'esecutivo non riesce a far rispettare le norme di sicurezza neppure presso le sedi ministeriali". "Da tempo - aggiunge - l'Idv chiede sanzioni più severe, controlli serrati e maggiori verifiche negli appalti, soprattutto per quanto riguarda il settore dell'edilizia che registra un numero impressionante di incidenti. Basterebbe ripristinare il Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, ma il ministro Fornero da questo orecchio non ci sente. Intanto le violazioni continuano, anche sotto il suo naso. E' inaccettabile - conclude Bugnano - che perfino ai più alti livelli delle istituzioni pubbliche non vengano rispettate le norme di sicurezza, il governo si assuma le sue responsabilità e cambi subito registro". Secondo il quadro che Roberto Cellini, segretario Fillea di Roma e Lazio, traccia per la capitale, diminuiscono i cantieri per via della crisi ma i controlli restano insufficienti: operai spesso senza caschi, ancoraggi, cinture di sicurezza, con una formazione scarsa per poter operare all'interno di un'area di lavoro e con violazioni negli orari che mettono a repentaglio la sicurezza. "All'origine di tutti i mali - dice Cellini all'Adnkronos - ci sono le modalità di organizzazione del lavoro con lavoratori spesso non in regola con le norme previste dalla legge. Una condotta che coinvolge il pubblico come il privato". "Gli organi deputati al controllo, le Asl per quanto riguarda la sicurezza e l'ispettorato per la regolarità del rapporto di lavoro, devono - sottolinea il segretario Fillea Roma e Lazio - fare di più: i controlli sono numericamente insufficienti. Qualche anno fa calcolammo che un cantiere della durata di 20 anni sarebbe stato controllato una sola volta. Un esempio che rende l'idea di quante violazioni passano sotto silenzio". "Purtroppo - lamenta Cellini - di sicurezza sul lavoro se ne parla solo durante le campagne ad hoc o quando un operaio muore. Troppo poco per un Paese civile e per una città, come Roma, dove la situazione nei cantieri può essere definita certamente 'rischiosa'. Basti pensare all'ultima vittima nella capitale, il giovane operaio morto nei cantieri della metro C". "Tempo fa abbiamo sottoscritto - spiega il segretario della Fillea Roma e Lazio - con il prefetto di Roma un protocollo finalizzato all'aumento dei controlli nei cantieri, alla qualità dei controlli, alla modalità degli appalti. Ma purtroppo quel protocollo non ha avuto i risultati sperati. Ministero del Lavoro, della Sanità devono fare di più ma occorre anche un grande controllo sul sistema degli appalti in fase di gara per evitare ribassi eccezionali che compromettono la sicurezza". Il medico: in cantiere pericoli non solo da superficialità operai Non solo cadute dall'alto per colpa di un ponteggio precario o per l'assenza dell'imbracatura e del casco di sicurezza. A mettere a repentaglio l'incolumità degli operai specializzati nei cantieri edili possono esserci anche altri fattori. "Le morti bianche o gli incidenti nei cantieri non sempre sono imputabili alla superficialità e inesperienza dell'operaio, o alle effettive difficoltà logistiche del cantiere, ma possono avere altra origine - spiega all'Adnkronos Salute Fulvio D’Orsi direttore del Servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro (Spresal) dell'Asl Roma C - il lavoro nero, aziende piccole o in appalto che tendono a risparmiare proprio sulle misure di sicurezza, la forte mobilità degli operai e la presenza di lavoratori clandestini". L'esperto mette l'accento anche sui pericoli a lungo termine, spesso ignorati dagli operai, che possono invece metterne a repentaglio la salute a distanza di anni. "Respirare polveri cancerogene, venire a contatto con sostanze chimiche - avverte D'Orsi - o sollevare per anni pesi con posture sbagliate e il forte rumore dei martelli demolitori sono alcuni fattori che dopo 10 o 20 anni provocano dei danni seri ai lavoratori. Spesso inconsapevoli, perché giovani e in buona salute quando vanno in cantiere". "Nel nostro Paese la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro ha fatto passi da gigante negli ultimi 15-20 anni - sottolinea l'esperto - è aumentata la sensibilità e la formazione nelle grandi aziende, ci sono più controlli e l'occhio vigile dei media sui casi di morti bianche ha dato una mano per la prevenzione. Ma rimangono - precisa - soprattutto in alcune zone del Sud, ancora forti resistenze nel far valere le regole". Quello che sorprende in negativo è il ruolo della tecnologia nell'edilizia. Se infatti da un lato ha migliorato e agevolato alcuni interventi nel settore, ha però portato anche più rischi per la sicurezza dei lavoratori. "L'avvento di grandi macchine o di complesse strutture architettoniche 'hi tech' - sottolinea D'Orsi - non ha portato con sé una diminuzione dei pericoli per chi lavora in questi ambienti. Ad esempio, a Roma, nel cantiere per la costruzione della metro C si sono utilizzate trivelle molto tecnologiche, ma allo stesso tempo - prosegue - operare in ambienti ipogei presenta molti rischi. C'è bisogno di molto ossigeno, di grande attenzione alla mobilità dei camion e alle loro emissioni. Insomma - conclude - va incrementata e stabilita tutta una serie di priorità per evitare che lo sviluppo della tecnologia, certamente necessario, non vada però a scapito della salute degli operai". Inail: 63.505 infortuni nell'edilizia nel 2011 Su 725.174 infortuni totali denunciati nel 2011, 63.505 hanno riguardato il settore delle costruzioni. Un comparto, tra le attività industriali, per il quale si è registrata una riduzione significativa. Secondo i dati dell'ultimo Rapporto dell'Inail, rispetto all'anno precedente (quando ne erano stati registrati 74.475 su un totale di 776.099), infatti, gli infortuni nelle costruzioni sono diminuiti del 14,7% nel 2011. Un valore registrato a fronte di un calo occupazionale del 5,3%. In calo anche i casi mortali nelle costruzioni: i decessi segnalati nel 2011 sono stati 195 (sui 920 totali denunciati), contro i 218 del 2010 (su un totale di 973), vale a dire il 10,6% in meno. Le costruzioni si confermano, in ogni caso, uno dei settori più rischiosi, insieme alla lavorazione dei metalli, dei minerali non metalliferi e del legno, in termini di frequenza infortunistica (dal 51% al 79% più elevata della media del macrosettore-benchmark Industria e Servizi). In particolare, quello delle costruzioni risulta il settore più colpito se si considerano i lavoratori stranieri, dove con poco più di 13.200 infortuni copre l'11,5% del complesso delle denunce. E risulta primo, sempre tra gli stranieri, anche per numero di decessi che, pur in diminuzione rispetto al 2010, sono stati 28 nel 2011. Sicurezza sul lavoro, 725mila infortuni denunciati nel 2011 Nel 2011 sono stati denunciati 51mila infortuni in meno rispetto al 2010, con una flessione del 6,6% (da 776mila a 725mila) pari alla media del calo degli infortuni sia 'in occasione di lavoro' (-6,5%), sia 'in itinere' (-7,1%). Secondo i dati del Rapporto Inail 2011, il numero dei casi mortali è rimasto - per il secondo anno - al di sotto dei mille (920 rispetto ai 973 del 2010) e la relativa diminuzione del 5,4% è stata influenzata esclusivamente dagli infortuni in occasione di lavoro (-8,6%), scesi da 744 a 680 casi. Gli infortuni mortali in itinere, invece, hanno registrato un sensibile aumento (+4,8%, 11 casi in più rispetto al 2010). Il 90% degli infortuni si è concentrato nella gestione assicurativa industria, seguita dall'agricoltura (6%) e dai dipendenti del conto dello Stato (4%). Rispetto al 2010, gli infortuni si sono ridotti del 6,6% in industria e servizi, del 6,5% in agricoltura e del 5,8% nei dipendenti del conto Stato. Nei casi mortali, i dipendenti del conto dello Stato hanno registrato il maggior decremento (-18,8%); a seguire industria e servizi (-6,3%). In controtendenza, agricoltura che ha segnato un +2,7% di vittime. A livello nazionale, il calo degli infortuni (-6,6%) ha interessato tutte le aree del Paese in maniera crescente dal Nord al Sud (-6,1% Nord-Ovest, -6,2% Nord-Est, -6,4% Centro, -8,1% Mezzogiorno). La diminuzione del 5,4% delle morti sul lavoro è la sintesi del forte calo nel Mezzogiorno (-14,9%, 48 vittime in meno), nel Nord-Ovest (-2,2%) e nel Centro (-0,5%), mentre il Nord-Est è praticamente stazionario (226 morti). A livello regionale, il fenomeno infortunistico ha registrato una contrazione più significativa in Molise (-12,5%), Campania (-11,1%), Umbria (-10,4%) e Basilicata (-10,2). Invece, Lombardia (127.007 casi), Emilia Romagna (99.713) e Veneto (81.217) - che concentrano da sole il 42% dell'intero fenomeno infortunistico - hanno confermato il maggior numero di denunce presentate. Nel 2011 la diminuzione degli infortuni sul lavoro ha interessato l'industria (-8,2%), l'agricoltura (-6,5%) e le attività dei servizi (-5,5%), settori che, nello stesso periodo, secondo le rilevazioni Istat, hanno registrato una diminuzione degli occupati rispettivamente dello 0,6% e dell'1,9% e, viceversa, una leggera ripresa nei servizi (+1%). Tra le attività industriali si distinguono per un'elevata riduzione degli infortuni le costruzioni (-14,7%, a fronte di un calo occupazionale del 5,3%), seguite dalla meccanica (-6,7%) e dalla metallurgia (-6,6%).