Damasco, 23 lug. - (Adnkronos/Aki) - "La posizione del governo siriano è di non utilizzare mai armi chimiche o biologiche per risolvere questa crisi". E' quanto ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri siriano, Jihad al-Maqdisi, durante una conferenza stampa a Damasco. "La nostra posizione - ha aggiunto - è di non usare mai queste armi che sono in nostro possesso se non in caso di aggressione straniera. Il nostro esercito controlla con attenzione le armi chimiche stoccate in magazini ben sorvegliati". Il portavoce del regime di Bashar al-Assad ha poi denunciato che "ci sono gruppi terroristici che sono entrati in Siria e che invece hanno armi non convenzionali". Intanto da Bruxelles, dove i ministri degli Esteri dell'Unione Europea hanno approvato nuove sanzioni contro Damasco ed il rafforzamento dell'embargo sulle armi, il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha accusato l'esercito del regime di compiere azioni che "rasentano la pulizia etnica e i crimini contro l'umanità" "E' una battaglia assolutamente inaudita di massacro della propria popolazione", ha denunciato il titolare della Farnesina, secondo il quale l'esercito "è andato ben al di là di qualsiasi altra repressione che abbiamo visto nei Paesi delle primavere arabe, è qualcosa che nel nostro mondo non deve esistere". L'azione dell'esercito, ha sottolineato ancora, "rasenta la pulizia etnica e i crimini contro l'umanità". Il clima di violenza instaurato dal regime siriano crea "le condizioni più favorevoli" per il terrorismo, ha detto ancora Terzi. "Siamo non solo preoccupati - ha sottolineato - ma anche convinti che il clima di violenza creato dal regime stia creando le condizioni più favorevoli per le organizzazioni terroristiche, non ci sono dubbi che questa situazione da guerra civile crei le condizioni perché le organizzazioni jihadiste mettano radici nel Paese". Il ministro degli Esteri torna poi a escludere l'ipotesi di un intervento militare in Siria, dove "non c'è uno scenario libico". E ha scandito: "Lo escludiamo così come lo esclude la Nato". Riferendosi al rafforzamento delle difese turche al confine con la Siria, il ministro ha ricordato che l'Alleanza atlantica si era riunita nelle settimane scorse "sulla base dell'articolo 4 per consultazioni richieste dalla Turchia", nei confronti della quale "la solidarietà è assoluta". "Ma - ha chiarito - al momento non vi sono certamente delle condizioni che facciano prevedere una situazione di conflitto su larga scala come sarebbe quello della posizione nella quale la Nato di dovesse trovare obbligata ad assistere". Il titolare della Farnesina ha quindi ricordato che "ci sono 48mila rifugiati siriani in Turchia", che è dunque "un Paese sotto forte pressione anche sul piano economico per assisterli".