Roma, 24 lug. (Adnkronos/Ign) - Il Senato ha approvato, per alzata di mano e con i voti di Pdl, Lega e Coesione nazionale, l'emendamento Gasparri-Quagliariello al ddl riforme che introduce l'elezione diretta del Presidente della Repubblica. I senatori di Pd e Idv avevano abbandonato l'aula, mentre la componente Fli del Terzo polo si è astenuta. Strappo di Beppe Pisanu (Pdl): "Mi asterrò sul semipresidenzialismo". A giudizio del leader del Pdl, Angelino Alfano, l'elezione diretta del presidente della Repubblica è una "grande chance per il Paese. Speriamo che il Partito Democratico non faccia perdere questa occasione all'Italia". Alfano, oggi a Racalmuto (Agrigento) a margine della firma di un protocollo d'intesa con la Fondazione Sciascia, interviene anche sull'ipotesi elezioni anticipate, possibilità allontanata ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti. "Crediamo che in questo momento vi sia la priorità economica e anche la necessità di approvare subito una legge elettorale - sottolinea il leader del Pdl -per avere un Paese in cui i cittadini possono scegliere il proprio deputato e il proprio senatore. Noi non poniamo termine alla scadenza di questa legislatura". "E' semplicemente grottesco l'invito di Alfano al Pd a non far cadere la proposta dell'elezione diretta del Capo dello Stato", replica Giorgio Merlo (Pd). Che continua: "Del resto, tutti sappiamo che il Pdl non vuole le riforme. E lo sta confermando platealmente proprio in questi giorni in Senato. Ma arrivare ad attaccare il Pd perché non si presta a questo gioco ci pare oltremodo offensivo". Mentre Maurizio Gasparri (Pdl) commenta: "E' un voto storico" quello di oggi al Senato, una "scelta che guarda al futuro, ad un rafforzamento della democrazia diretta e dei sistemi di partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni". Una decisione, secondo Fabrizio Cicchitto (Pdl), "molto positiva" ed è "un vero peccato" che ciò "non sia condiviso dalla sinistra". Sul presidenzialismo "fa davvero effetto leggere le dichiarazioni di propaganda e di giubilo" fatte da Alfano e Gasparri, attacca Anna Finocchiaro (Pd), "mentre all'interno del Pdl si alzano autorevoli voci di dissenso rispetto allo strappo compiuto dal centrodestra in Senato sul tema delle riforme". Alfano e Gasparri "sanno benissimo di mentire - continua -, sanno che questo testo di riforma delle nostre istituzioni non sarà mai legge e dovrebbe rendersi conto di quanto disagio ci sia all'interno del Pdl su questa vicenda". Da parte sua, Antonio Di Pietro (Idv) torna sulle elezioni anticipate: "Prima che scoppi la rivoluzione e la gente scenda di piazza coi forconi andiamo a votare. Non esiste più una maggioranza in questo Parlamento, ma solo morti che camminano e che hanno paura" di tornare alle urne "perché sanno che verranno mandati a casa a calci nel sedere, qualsiasi sia la legge elettorale". Prosegue, intanto, a palazzo Madama la maratona delle votazioni degli emendamenti al ddl riforme istituzionali. L'aula ha approvato per alzata di mano un altro emendamento Gasparri -Quagliariello relativo alla presidenza del Consiglio superiore della magistratura che viene attribuita non più al Capo dello Stato, che nella riforma viene eletto direttamente dai cittadini, ma al primo presidente della Corte di Cassazione. Prima il Senato aveva approvato l'art.7 del ddl riforme, che sancisce la fine del bicameralismo perfetto, in favore di una diversificazione per competenze tra Senato e Camera. A favore hanno votato 120 senatori (Pdl e Lega), 23 i contrari e 11 astenuti. I senatori del Pd e di Idv si sono allontanati dall'aula in segno di protesta dopo che l'aula aveva respinto la proposta Pd-Idv di sospendere i lavori sul provvedimento. "E' intollerabile che il Senato venga impegnato nella discussione sulle riforme costituzionali, che non avrà alcuna sorte - ha dichiarato Anna Finocchiaro chiedendo lo stop dei lavori -. Mentre per la spending review, provvedimento importantissimo per il rilancio dell'economia del Paese, resteranno le briciole di tempo tra una seduta d'aula e l'altra". "E' assurdo -ha rincarato - continuare a discutere e votare una riforma propagandistica che non avrà luce, oggi e ancora domani. Mentre i colleghi della commissione bilancio impegnati sulla spending review, anche quelli del Pdl e della Lega, dovranno o assentarsi dall'Aula o, come è più probabile saranno costretti a rinviare a tempi molto piu' ristretti l'esame di un provvedimento che incide in maniera forte e invasiva sull'economia reale del nostro paese".