Spread torna pre-Monti, giallo su asse Madrid-Roma-Parigi
Madrid, 24 lug. (Adnkronos/Ign) - Nuova giornata di passione sui mercati finanziari. Piazza Affari fa segnare un nuovo deciso calo, -2,7%. Soprattutto, lo spread fra Btp e Bund si allarga ancora, chiudendo a 537 punti. Erano 531 il 15 novembre, il giorno prima dell'insediamento di Monti. Otto mesi sembrano bruciati in pochi giorni. E ormai l'attenzione è tutta rivolta alle decisioni di Bruxelles, in evidente ritardo, e all'intervento possibile, probabile a questo punto, della Bce. La sintesi la fa il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: un segnale che riesca a tranquillizzare i mercati e, quindi, raffreddare lo spread, "lo deve dare l'Europa, è ora che lo dia".
Un segnale che attendono, in particolare, i governi di quei Paesi, Spagna e Italia in testa, che più stanno subendo la pressione dei mercati. Un'attesa che si tinge di giallo quando il governo spagnolo diffonde sul sito del ministero degli affari europei la notizia di una richiesta congiunta di Spagna, Francia e Italia per una applicazione immediata delle misure concordate al Consiglio Ue. Sembra subito chiaro che il riferimento sia allo scudo salva spread. Ma le conferme di Roma e Parigi tardano ad arrivare. Fino alle smentite.
Fonti di palazzo Chigi esprimono lo "stupore del governo italiano circa l'iniziativa comunicata dal ministero degli Esteri spagnolo in merito ad una pretesa dichiarazione congiunta fra Spagna, Italia e Francia, iniziativa della quale il governo italiano non è al corrente". Anche più duro il ministro francese per gli affari europei, Bernard Cazeneuve secondo il quale non c'è stata alcuna iniziativa comune con Italia e Spagna.
Il governo spagnolo si chiude in un comprensibile silenzio. "Nessuna risposta", replica all'Adnkronos il ministero degli Esteri di Madrid, di fronte alla richiesta di un chiarimento. E la notizia scompare dalla home page del sito ufficiale del Ministerio de Asuntos Exteriores y de Cooperacio'n.
Dove invece era apparsa con tutti i dettagli del caso. ''Il segretario di Stato spagnolo per l'Unione europea, Inigo Mendez da Vigo, il ministro francese agli Affari europei Bernard Cazeneuve e il ministro italiano agli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, riuniti al Consiglio Affari generali che si è tenuto questa mattina a Bruxelles hanno chiesto l'esecuzione immediata degli accordi dell'ultimo Consiglio europeo degli scorsi 28 e 29 giugno'', riportava la nota, evidenziando che ''la rapidità è una condizione essenziale per l'esito di qualsiasi azione europea'', osserva Mendez da Vigo, sottolineando che ''c'è uno sfasamento preoccupante tra le decisioni che prende il Consiglio europeo e l'esecuzione di questi accordi''.
Secondo quanto ricostruito a Bruxelles, nel corso del Consiglio affari generali, che aveva tra i punti all'ordine del giorno una discussione sui seguiti del vertice europeo del 28-29 giugno, tutti i ministri per gli Affari europei hanno preso la parola sul tema. E tra loro i responsabili di Francia, Bernard Cazeneuve, Spagna, Inigo Mendez de Vigo, e Italia, Enzo Moavero Milanesi, che hanno sottolineato la necessità di un'attuazione immediata delle decisioni prese il mese scorso, dal Patto per la crescita e l'occupazione alla creazione di un'Unione bancaria, passando attraverso la possibilità di ricapitalizzare direttamente le banche e di intervenire sui mercati con il meccanismo antispread, qualora i Paesi interessati ne facciano richiesta formale.
L'equivoco sulla dichiarazione è nato dunque dopo che il sottosegretario spagnolo ha pubblicato sul sito del governo di Madrid la nota nella quale riferiva il contenuto della discussione al Consiglio, dando conto anche della posizione di Francia e Italia, interpretata come un'azione congiunta dei tre Paesi, senza che in realtà vi fosse nulla di concordato tra di loro.
Resta, comunque, sotto i riflettori la necessità di intervenire in maniera decisa per arrestare un processo che rischia di rendere impossibile l'accesso ai mercati per la Spagna e per l'Italia. Non solo. Il ritorno dello spread a livelli pre-Monti, quelli che sostanzialmente spinsero il governo Berlusconi ad un passo indietro, riaccende anche la polemica sulle responsabilità pregresse.
Attacca l'ex ministro Renato Brunetta. "Con lo spread che ha superato quota 530, forse qualcuno dovrebbe chiedere scusa al presidente Berlusconi. Scusa per aver accusato il suo governo di essere all'origine della crisi, quando tutti, ma proprio tutti, ora indicano nell'inadeguatezza europea l'origine di tutti i nostri mali. Scusa per aver sostituito un governo legittimamente eletto con un governo di tecnici, sicuramente bene intenzionati, ma inadeguati rispetto allo scontro di potere in Europa. Scusa perché l'attuale politica economica sangue, sudore, lacrime e tasse è sbagliata, recessiva e soprattutto inutile". Ce n'è abbastanza per innescare la replica, altrettanto ferma, del leader del Pd, Pier Luigi Bersani. "C'è un attacco all'euro e noi siamo in una situazione in cui non dovremmo essere. Ci siamo e ci siamo stati messi da 10 anni di favole".
Andando oltre, al netto delle polemiche di parte, è il ruolo della Bce a riportare sullo stesso piano le valutazioni di Pdl e Pd. "Bisogna partire da dove si deve, dalla Bce", dice Angelino Alfano. La Bce ha "un bravissimo presidente che deve essere munito di poteri speciali per contrastare la speculazione e per fare sì che chi vuole speculare sappia che vi è una autorità monetaria in grado di contrastare i giochi sporchi", aggiunge.
D'accordo, anche se con alcune sfumature diverse, Bersani. "Più che alla politica, credo che dovremmo rivolgerci alla Bce. Non vedo altro intervento", dice. "Se la casa brucerà non vedo altro intervento che quello della Bce. Se lo scudo non va in funzione in tempi rapidi, la Bce deve far fino in fondo la sua parte", insiste il segretario del Pd.
Proprio la gestione della crisi sarà uno dei temi al centro degli incontri tra Mario Monti e i leader dei partiti di maggioranza. Domani a Palazzo Chigi il premier incontrerà prima, alle 9,30, Bersani, e poi, alle 15, Alfano. Giovedì sarà la volta del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. Monti tornerà a sostenere che la pressione sullo spread non dipende da problemi italiani ma dai ritardi dell'Europa e che, semmai, è una prospettiva di instabilità politica che può avere un effetto negativo sui mercati. Per questo, chiederà ancora pieno sostegno alla 'sua' maggioranza e tornerà a sostenere, in linea anche con l'indicazione del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la necessità di un accordo rapido sulla legge elettorale.
