Tagli spesa, tasse doppie per i fuoricorso Richiamata all'austerity anche Bankitalia
Roma, 27 lug. (Adnkronos/Ign) - Slitta la tabella di marcia per l'approvazione del decreto legge spending review al Senato. La commissione Bilancio, dopo la presentazione nella notte di altri sei emendamenti da parte dei relatori, ha deciso di proseguire con i lavori anche nella giornata di oggi. Il decreto legge arriverà lunedì in aula, per l'ok.
Si amplia, intanto, il quadro delle modifiche al provvedimento definito dalla commissione Bilancio del Senato. Tra le ultime novità, l'allineamento di Bankitalia alla stretta alle spese della Pubblica amministrazione su auto blu, buoni pasto, ferie e permessi, consulenze esterne, canoni di locazione; lo stop agli assegni 'ad personam' ai professori universitari che se torneranno all'insegnamento dopo incarichi esterni, non potranno più cumulare le indennità; il raddoppio delle multe che la Commissione di Garanzia sullo sciopero nei servizi essenziali puo' infliggere.
Aumenteranno inoltre, fino a raddoppiare per i figli di papà, le tasse universitarie per gli studenti che non riescono a laurearsi entro i tempi previsti. Le maggiori entrate andranno a pagare, in misura non inferiore al 50% le borse di studio. La parte residua delle nuove risorse andrà ad altri interventi di sostegno al diritto allo studio, con particolare riferimento a servizi abitativi, servizi di ristorazione, servizi di orientamento e tutorato, attività a tempo parziale, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, servizi per la mobilita' internazionale e materiale didattico''.
L'emendamento stabilisce tre scaglioni, a seconda del reddito familiare. Una prima fascia di fuoricorso dovrà pagare fino al 25% in più, rispetto a quanto versato dagli studenti in corso, se il reddito isee è inferiore a 90.000 euro. Il tetto sale al 50% per chi ha un isee familiare tra 90.000 e 150.000 euro, mentre potrà arrivare fino al 100% in più per gli studenti con isee familiare superiore a 150.000 euro.
Saltano poi i contributi pubblici per il restauro e la manutenzione dei Beni culturali privati. Fino alla fine del 2015 - secondo la nuova norma - è sospesa la possibilità per il ministero dei Beni culturali di partecipare alle spese sostenute da proprietari, possessori o detentori di beni culturali, per realizzare interventi di restauro e interventi conservativi.
Arrivano invece 100 milioni per le province, che saranno 'prelevati' dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese. Saranno poi le regioni a decidere come accorpare le province che non rientrano nei nuovi parametri territoriali e di popolazione. Il nodo sugli enti locali si scioglie riscrivendo l'articolo 17 in modo da eliminare le parole ''soppressione e accorpamento'' che vengono invece sostituite da ''riordino''. La proposta di modifica stabilisce che sarù ''il Consiglio delle autonomie locali (Cal) di ogni regione a statuto ordinario ad approvare un'ipotesi di riordino''. Nel nuovo testo non viene prevista alcuna deroga per le province di Terni, Isernia e Matera, come chiedevano alcuni senatori della maggioranza.
Questa mattina, il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi ha spiegato che "sono già operativi i tetti agli stipendi per i dirigenti pubblici, fissati a 290mila euro lordi annui, e sono in arrivo tetti per i manager delle società pubbliche che saranno modulati a seconda delle società".
Sul fronte delle auto blu, il ministro ha ricordato che "una buona sforbiciata c'è già stata nel 2011'' e ''ci sono ancora margini e li sfrutteremo tutti''. E, interpellato sui propri spostamenti, Patroni Griffi ha riferito di muoversi "a volte con la macchina dell'ufficio che è 1.600 di cilindrata, a volte col motorino, a volte a piedi".
Per quanto riguarda le province, il ministro ha spiegato che l'azione del governo punta a un sostanziale dimezzamento per arrivare a un numero intorno 50-52. "Ci sono campanilismi ma dobbiamo guardare la prospettiva'', ha detto il ministro sottolineando che quella avviata è una delle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. ''Non c'è - ha proseguito Patroni Griffi - un braccio di ferro. Tutti i parlamentari possono sentirsi un po' costituenti nella definizione di un grande disegno del territorio, cui si deve arrivare superando i localismi''.
''C'è un problema reale, tutti i soggetti - ha sottolinea il ministro della Funzione Pubblica - sia pubblici che privati sentono le difficoltà di questo momento. Direi che i tagli non sono piacevoli per nessuno, neanche per chi li fa''. Ma quella che ''puo' uscire è un'Italia migliore''.
Intanto è stato ieri approvato un emendamento che consentirà alle otto regioni in deficit sanitario (Lazio, Abrruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia) di anticipare al 2013 la maggiorazione dell'aliquota addizionale regionale Irpef, dallo 0,5% all'1,1%.
Torna inoltre l'aumento dello sconto a carico delle farmacie e delle imprese e cambiano i tetti della spesa farmaceutica, sia territoriale che ospedaliera. In nottata è stato infatti presentato in Commissione Bilancio del Senato l'emendamento - a firma dei due relatori Paolo Giaretta (Pd) e Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) - che ritocca ulteriormente le misure sulla farmaceutica previste dal decreto sulla spending review. A riferirlo all'Adnkronos Salute è lo stesso senatore Giaretta, che precisa: "Il tetto per la farmaceutica territoriale scende, a partire dal 2013, all'11,35% dall'11,50% previsto inizialmente dal decreto, mentre quello per la farmaceutica ospedaliera sale al 3,5% contro il 3,2% del decreto" licenziato dal Consiglio dei ministri. Gli sconti a carico di imprese e farmacie, al contrario di quanto ipotizzato 24 ore fa con un primo emendamento, tornano ad aumentare. Pero' in misura più soft rispetto a quanto stabilito inizialmente dal decreto uscito da Palazzo Chigi. Per le farmacie, anziché schizzare al 3,65%, lo sconto si ferma al 2,25%. Mentre per le industrie, invece del 6,5%viene fissato, solo per il 2012, il 4,1%.
