Beirut, 27 lug. - (Adnkronos/Aki) - I ribelli siriani sono ''pronti per la madre di tutte le battaglie'' contro le forze governative ad Aleppo, dove già controllano ''alcune strade'' che portano all'aeroporto. Lo ha dichiarato in un'intervista telefonica all'agenzia di stampa Dpa Abu Omar al-Halabi, comandante dell'Esercito siriano libero (Esl), di stanza nei pressi del quartiere di Saladin, nella zona sudest della capitale economica del Paese arabo. Dallo scorso fine settimana i ribelli e le forze governative combattono per il controllo della città ritenuta strategica. Secondo al-Halabi, ad Aleppo sono ormai presenti 5.500 ribelli, dopo che tremila combattenti provenienti da tutta la Siria si sono uniti ai 2.500 già presenti in città. Anche l'Esercito siriano sta ammassando truppe ad Aleppo, dove da questa mattina gli attivisti denunciano attacchi con elicotteri e artigliera contro le zone controllate dai ribelli. ''Gli scontri con le forze governative non si sono fermati neanche durante la notte - ha detto al-Halabi - Alcune strade che portano all'aeroporto sono ora sotto il controllo dei ribelli''. A Damasco, intanto, proseguono i combattimenti per il secondo giorno consecutivo ad al-Hajar al-Aswad, zona nella parte sud della capitale controllata dai ribelli. Sotto il fuoco degli elicotteri militari del regime anche Yalda, sobborgo della capitale siriana. Nell'operazione, secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, sono rimaste ferite diverse persone. Ieri i Comitati di coordinamento locale in Siria avevano denunciato l'uccisione a Yalda di 10 adulti e cinque bambini, tutti appartenenti alla stessa famiglia. Continuano intanto le diserzioni. Una parlamentare siriana, che nel Parlamento di Damasco rappresentava proprio la provincia di Aleppo, ha voltato le spalle al regime di Bashar al-Assad e si è rifugiata in Turchia. Ikhlas al-Badawi è il primo esponente dell'Assemblea eletta a maggio a defezionare. ''Sono entrata in Turchia'', ha detto la Badawi, sunnita e membro del partito Baath al potere dal 1963, in dichiarazioni a Sky News Arabia. La parlamentare ha denunciato la ''repressione'' del regime e le ''torture selvagge contro un popolo che chiede un minimo di diritti'' Intanto le truppe siriane fedeli a Bashar al-Assad hanno ingaggiato per la prima volta uno scontro a fuoco con i soldati giordani di guardia lungo il confine che divide i due paesi. Secondo quanto riferisce il giornale 'al-Arab online', lo scontro a fuoco è avvenuto all'alba di oggi e rappresenta un'evoluzione preoccupante della crisi siriana. Una fonte della sicurezza locale ha tuttavia minimizzato spiegando che "c'è stato un piccolo scontro a fuoco tra le forze dei due Paesi nella zona di Tel al-Shahab dopo che le forze siriane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di 300 profughi che tentavano la fuga in Giordania. Il fuoco siriano ha colpito per errore alcuni soldati giordani i quali hanno risposto". Lo scontro è durato poco più di 10 minuti e ha provocato il ferimento di due soldati giordani Il governo giordano, tramite il suo portavoce Samih Mayta, ha tuttavia negato che ci siano stati combattimenti, confermando invece che le truppe siriane hanno aperto il fuoco contro un gruppo di persone vicino alla frontiera giordana. I militari, ha detto il portavoce citato dall'agenzia di stampa Dpa, hanno ferito diverse persone e ucciso un bambino. Sul fronte politico l'Alto commissario Onu per i Diritti umani, Navi Pillay, ha chiesto al governo siriano e alle forze ribelli di garantire la sicurezza dei civili nella città di Aleppo. "I civili e gli obiettivi civili, comprese le abitazioni e le altre proprietà commerciali, le scuole e i luoghi di culto devono rimanere protetti in ogni momento", ha detto la Pillay in un comunicato. "Tutte le parti -ha aggiunto- comprese le forze del governo e quelle di opposizione devono assicurare la distinzione tra civili e obiettivi militari". "Fortemente preoccupato" per le notizie "angoscianti" sull'assedio della città di Aleppo il ministro degli Esteri Giulio Terzi, per il quale "Occorre aumentare al massimo la pressione da parte di tutti su Assad anche per scongiurare il rischio di un nuovo massacro". L'Italia, ricorda la Farnesina, è impegnata anche sul piano umanitario con interventi di emergenza già inviati sul terreno dalla Cooperazione Italiana, soprattutto a favore delle categorie più deboli della popolazione civile, a cominciare dai minori. L'Italia sta considerando inoltre la possibilità di inviare ulteriori aiuti umanitari.