Siria, i ribelli controllano il 60% di Aleppo Damasco: "Dialogo nazionale unica via"
Beirut, 31 lug. - (Adnkronos/Aki) - L'Esercito siriano libero (Esl), composto per lo più da disertori delle forze governative siriane, controlla il 60% della città di Aleppo, capitale economica della Siria. Lo ha riferito l'inviato in città della tv satellitare al-Jazeera, Ahmed Zidan. Ieri i ribelli dell'Esl affermavano di avere il controllo di otto quartieri di Aleppo, circa la metà della città. Damasco, tramite la tv di Stato, rivendicava invece il controllo dell'80% di Aleppo.
Damasco continua intanto ad accusare ''gruppi terroristici armati'' - che sostiene siano appoggiati da Riad, Doha e Ankara - per le violenze che insanguinano la Siria da più di un anno e indica nel ''dialogo nazionale'' l'unica via d'uscita possibile dalla crisi. ''Arabia Saudita, Qatar e Turchia stanno sostenendo con armi e denaro i gruppi terroristici armati che commettono crimini contro civili innocenti ad Aleppo e Damasco - si legge in una lettera inviata dal ministero degli Esteri siriano al Consiglio di Sicurezza Onu e al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon - L'unica soluzione per la crisi siriana è il dialogo nazionale tra rappresentanti del popolo siriano''. Damasco accusa quindi i ''gruppi terroristici armati'' di aver commesso ''crimini orribili'' contro civili ''innocenti'' ad Aleppo, dove da giorni si registrano combattimenti tra ribelli e forze governative, e nella capitale.
''Un gran numero di mercenari che appartengono a questi gruppi terroristici - si legge nella lettera - usano civili come scudi umani, uccidono chi non è d'accordo con la loro strategia criminale e costringono altri a lasciare le proprie case''. Le autorità siriane, quindi, ''invitano tutti i membri del Consiglio di Sicurezza a chiedere a questi gruppi terroristici armati di ritirarsi dalle città siriane attaccate, di bloccare gli atti di terrorismo e sostenere il piano in sei punti di Kofi Annan'' per una soluzione politica della crisi.
Nella notte Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, per discutere "gli sforzi per accelerare la transizione politica in Siria". Lo ha reso noto la Casa Bianca, sottolineando che i due leader hanno anche convenuto di coordinare l'impegno umanitario per assistere i rifugiati siriani, in particolare quelli che sono entrati in Turchia. Ed hanno espresso la massima preoccupazione per gli attacchi ad Aleppo e il deteriorarsi della situazione umanitaria nel paese.
Preoccupato anche il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, che dubita che il presidente siriano Assad accetti le garanzie per la sua incolumità e della sua famiglia, in pratica un salvacondotto, contenute nella risoluzione della Lega Araba. "Abbiamo visto come negli altri casi di rivoluzione determinati dalla primavera araba i leader non hanno risposto" alle proposte di lasciare il potere e il paese, ha continuato il titolare della Farnesina, sottolineando l'eccezione di "Ben Ali', ma le condizioni erano diverse", mentre Gheddafi e Mubarak non hanno accettato. Terzi ha poi ribadito come con la crisi in Siria continua "ad aggravarsi" con il conflitto ad Aleppo, città costituisce "il cuore della borghesia e dell'economia siriana dove mesi fa non si prevedeva ci potesse essere una resistenza così forte" che sta mostrando una grande capacità e determinazione a resistere. Con i "200mila cittadini che si stanno muovendo verso il confine turco" e fuori dalla città "la situazione umanitaria è drammatica".
