Damasco, 1 ago. - (Adnkronos/Aki) - "Il destino del nostro popolo e della nostra nazione passati, presenti e futuri dipende da questa battaglia". Lo ha affermato il presidente siriano Bashar al-Assad, riferendosi allo scontro in atto tra le forze che gli sono rimaste fedeli e l'Esercito libero siriano. Assad, in una nota diffusa dall'agenzia d'informazione 'Sana' in occasione della giornata delle forze armate siriane, ha quindi elogiato il lavoro dell'esercito contro quelle che ha definito "bande di terroristi criminali". Intanto scontri tra l'esercito siriano e i ribelli si sono registrati stamani vicino a Bab Tuma, quartiere cristiano di Damasco. Lo riferiscono gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale, un gruppo di opposizione al regime di Bashar al-Assad, citati dall'emittente 'al-Arabiya'. Secondo i Comitati, colpi d'arma da fuoco sono stati uditi anche in via Baghdad, una delle principali strade della capitale, nel sobborgo meridionale di Tadamun e in quello di Kfar Sousa. Almeno 70 persone sono state uccise ieri in Siria, la maggior parte ad Aleppo, dove oggi il regime siriano ha usato caccia per bombardare alcuni quartieri residenziali. In città la situazione è disperata, afferma Amnesty International che denuncia esecuzioni sommarie e torture. La consulente per la Donatella Rovera spiega che ''la situazione attuale ad Aleppo, che mette i civili in grave rischio, è il deprecabile sviluppo degli abusi commessi dalle forze dello Stato nel Paese''. Nel rapporto di Amnesty rilasciato oggi si accusano le autorità siriane di aver commesso crimini contro l'umanita' e rivolge un appello alla comunità internazionale, in particolare alle Nazioni Unite, di compiere passi ulteriori e concreti per fare pressione sul regime. Amnesty invita quindi a congelare i beni dei leader siriani, a porre un embargo sulle armi e ad appellarsi all Tribunale penale internazionale. E dopo il ministro Terzi, anche gli Usa esprimono dubbi sul fatto che il presidente siriano possa accettare l'offerta di un salvacondotto, che gli garantisca l'immunità a lui e alla sua famiglia, per una sua uscita di scena. "Assad è dittatore che vede complotti ovunque che non ha dato nessuna indicazione di essere pronto a lasciare in silenzio di notte", ha detto un funzionario americano. "Come è successo per altri uomini forti prima di lui, la sua arroganza lo sta conducendo a decisioni sbagliate", aggiunge poi la fonte, sottolineando come Assad "si stia mettendo sempre di più in un angolo senza uscita". Insomma la percezione, e il timore, a Washington è che Assad si prepari a seguire l'esempio di Muammar Gheddafi, e anche in molte capitali del Medio Oriente si pensa che il presidente siriano, fino a poco tempo fa considerato un leader moderato pronto alle riforme, lascerà il potere solo se catturato o ucciso.