Beirut, 7 ago. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Gli osservatori della missione delle Nazioni Unite in Siria hanno lasciato Aleppo a causa dei violenti combattimenti tra le forze governative e i ribelli. E sono rientrati a Damasco come confermano fonti delle Nazioni Unite nella capitale siriana. Ad Aleppo, infatti, si continua a combattere. Le forze governative, riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani (ong con sede a Londra), hanno attaccato diverse zone controllate dai ribelli nella parte orientale della città. La tv di Stato siriana intanto ha dato notizia dell'uccisione di 25 insorti, definiti ''terroristi'', dopo un attacco a una centrale elettrica. Scontri tra ribelli e truppe fedeli al regime di Bashar al-Assad, secondo gli attivisti, si sono registrati nelle zone di Bab Antakya, Aziziyeh, Bab Janin e Sabaa Bahrat e vicino al Palazzo di Giustizia, nella parte ovest di Aleppo. Le forze governative, stando all'Osservatorio, hanno bombardato anche i distretti di Shaar, Sakhur e Qatarji, nell'est. All'agenzia di stampa Dpa i ribelli hanno annunciato di aver preso il controllo di un checkpoint strategico dell'Esercito in quanto punto di collegamento tra le zone nord ed est di Aleppo con il centro città. ''I nostri combattenti, dopo dieci ore di battaglia, sono riusciti a prendere il controllo del checkpoint'', ha detto alla Dpa Abu Omar al-Halabi, uno dei comandanti dell'Esercito siriano libero. Halabi ha dato notizia anche di ''almeno otto raid effettuati da Mig di fabbricazione sovietica'' contro zone controllate dai ribelli nei quartieri di Salaheddine e al-Shaar, rispettivamente nell'area meridionale e orientale di Aleppo. Ieri in città, secondo gli attivisti, sono morte almeno 49 persone, la maggior parte delle quali erano civili. La popolazione fugge. Circa 1.137 siriani, tra i quali un generale disertore, si sono rifugiati in Turchia nelle ultime ore. Lo riferisce l'agenzia di stampa turca Anadolu, precisando che in Turchia sono entrati anche 12 ufficiali e 25 siriani feriti. I rifugiati in Turchia sfiorano così quota 50 mila. La maggior parte di loro si trova nelle province di Hatay, Sanliurfa, Gaziantep e Kilis, nel sud della Turchia. Intanto, il segretario generale del Consiglio supremo iraniano della sicurezza nazionale, Saeed Jalili, è arrivato a Damasco per una visita a sorpresa durante la quale ha in programma un colloquio con il presidente siriano Bashar al-Assad. Lo riferisce la tv di Stato iraniana Irib. Oltre alla crisi siriana è prevedibile che il braccio destro della Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, parli con i responsabili siriani del caso degli iraniani rapiti la scorsa settimana a Damasco. Degli stessi argomenti discuterà oggi il ministro degli Esteri iraniano, Ali Akbar Salehi, ad Ankara con il capo della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu. Jalili è giunto a Damasco direttamente da Beirut, dove ieri ha incontrato i leader libanesi per discutere della situazione in Siria e nella regione. Dopo l'incontro con Assad è prevista una conferenza stampa di Jalili nella capitale siriana.