Vancouver, 9 ago. (Adnkronos/Xinhua) - Ci sarebbero anche i detriti portati in mare dallo tsunami giapponese dell'11 marzo del 2011, nel Pacific Trash Vortex, l'ormai tristemente nota isola di rifiuti che misura 34 milioni di kmq e galleggia tra le Hawaii e la California. A fare la scoperta è stato l'Ocean Voyage Institute, con sede in California, nel corso della sua ultima missione in mare a bordo della Kasai, la nave da ricerca del gruppo ambientalista. Insomma, oltre a portare morte e devastazione, l'onda anomala nipponica ha riportato indietro anche un notevole quantitativo di detriti vari, finiti in mare aumentando l'inquinamento delle acque e andando ad alimentare il gigantesco vortice di spazzatura. La stessa fondatrice dell'istituto, Mary Crowley, ammette di non sapere se sarà mai possibile ripulire le acque da tutta questa mole di plastica e rifiuti (nel Pacific Trash Vortex, come ha testimoniato l'equipaggio della Kasai, oltre a milioni di pezzetti di plastica ci sono anche secchi, contenitori e addirittura mobiletti da giardino e paraurti di automobili), ma indica come una delle misure da prendere, come riporta la Xinhua, quella di dotare le Nazioni Unite di una task force composta da navi a disposizione delle diverse nazioni per ripulire il mare in caso di eventi come lo tsunami, che possono scaricare detriti in mare. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di fare in modo che i governi 'assumano' i pescatori perché raccolgano la plastica per conferirla in una sorta di centro del riciclo galleggiante nell'oceano, in grado di trasformare la plastica in combustibile ed energia. Nel corso degli anni, l'equipaggio della Kasai ha effettuato regolari spedizioni nel 'Great Pacific Garbage Patchin' (la 'grande chiazza di immondizia', com'è anche chiamato il Pacific Trash Vortex) dove, portati dalle correnti e dai venti, si sono riuniti milioni di pezzi di plastica formando un vero e proprio vortice di spazzatura. La loro conoscenza del Vortex li porta a collaborare con le guardie costiere degli Stati Uniti anche per migliorare la sicurezza della navigazione, fornendo informazioni su presenza e posizione dei detriti più grandi che possono costituire una minaccia ai naviganti.