Roma, 10 ago. (Adnkronos/Ign) - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo al provvedimento sulla revisione della geografia giudiziaria. A quanto si apprende da fonti del governo, il numero dei tribunali soppressi è stato ridotto da 37 a 31, così come quello delle procure cancellate, 31 rispetto alle 38 previste. Sono infatti stati mantenuti gli uffici nelle aree a forte presenza di criminalità organizzata. Resta confermato il taglio delle 220 sedi distaccate. Nel decidere di 'salvare' alcuni uffici, il governo ha tenuto conto dei pareri espressi dalle commissioni Giustizia di Camera e Senato che, favorevoli alla riorganizzazione, avevano però contestato alcuni dei criteri adottati, in particolare di non aver tenuto conto del tasso di criminalità organizzata delle aree colpite dai tagli. Quanto alle procure, sarebbe stato deciso di assegnarne una al Tribunale di Napoli Nord: che a un ufficio di così ampie dimensioni non corrispondesse una procura era stata una scelta criticata dall'Associazione nazionale magistrati e dal Consiglio superiore della magistratura. Lo stesso ministro della Giustizia Paola Severino ha poi spiegato che "le audizioni parlamentari dei procuratori distrettuali, le indicazioni sia pure generali espresse dal Csm nel proprio parere, le richieste delle commissioni giustizia di Camera e Senato hanno segnalato la preoccupazione che la soppressione di tribunali in quelle aree potesse comportare rischi sul fronte della lotta alle mafie. Un terreno questo - ha sottolineato il ministro - su cui il Governo non intende in alcun modo arretrare, neanche sul piano simbolico''. 'Per queste ragioni "sono state espunte, dall'iniziale elenco di 37 tribunali e relative procure, le sedi in zone ad alta concentrazione di criminalità organizzata, con l'unica eccezione di Rossano il cui accorpamento a Castrovillari è giustificato dalla presenza di una criminalità mafiosa omogenea, dalla contiguità territoriale dei due circondari e dalla facilità di comunicazione tra i territori''. ''E' stata invece confermata - ha aggiunto Severino - la soppressione di tutte le sezioni distaccate, nonostante le richieste di mantenimento di alcune di esse, poiché l'esperienza sin qui fatta dimostra che si tratta di un modello organizzativo precario ed inefficiente sotto il profilo della produttività e della carenza di specializzazione con un impiego di risorse spropositato rispetto alle esigenze". Sono la Sicilia e la Calabria le regioni che hanno maggiormente beneficiato della riduzione del taglio dei tribunali. Sono infatti stati 'salvati' i tribunali siciliani di Sciacca e Caltagirone, quelli calabresi di Castrovillari, che accorpa Rossano, Lamezia Terme e Paola. Nel Lazio sopravvive il tribunale di Cassino, che accorpa la sede distaccata di Gaeta. In particolare, per scongiurare la chiusura del tribunale di Castrovillari, prevista nella prima stesura dell'elenco dei tagli, si era mobilitata l'intera popolazione della cittadina alle pendici del Pollino, con la costituzione di un Comitato Pro Tribunale, ma anche il governo regionale e tanti parlamentari locali. E nel corso di un sit-in davanti al ministero della Giustizia, il 2 luglio scorso, era stata depositata una cassetta con 2000 certificati elettorali restituiti per protesta. Ad accrescere la mobilitazione del territorio, il rischio che rimanesse inutilizzata la nuova sede della cittadella giudiziaria, in costruzione dal 2007, e il cui completamento è previsto per la fine dell'anno: 12 mila metri quadri, ben dieci aule per udienze, ognuna con propria camera di consiglio, per un impegno di spesa di 14 milioni di euro. La principale manifestazione cittadina si è tenuta il 17 luglio, davanti al Palazzo di Città, in testa il sindaco Domenico Lo Polito, accompagnata da una serrata di tutti i commercianti che, per solidarietà con gli operatori del settore, hanno abbassato le saracinesche per due ore, affiggendo manifesti con lo slogan ''chiudo oggi per non chiudere domani'' per sottolineare come la sopravvivenza degli uffici giudiziari sia una componente fondamentale per lo sviluppo economico. Dunque le proteste dei cittadini ma non solo: un Consiglio regionale straordinario, il 9 luglio, per esprimere ''il forte dissenso rispetto a un provvedimento che non tiene conto delle reali esigenze del territorio'' e la lettera del presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, al ministro della Giustizia, Paola Severino.