Alimenti, gli italiani buttano 37 miliardi ogni anno. Più spreconi gli americani
Roma, 22 ago. -(Adnkronos/Ign) - In tempi di crisi, si fa più attenzione al portafoglio e anche agli sprechi. Via il superfluo, anche dal frigorifero: stando a quanto rileva una analisi Coldiretti/Swg sugli effetti della crisi, più della metà degli italiani, il 51%, ha infatti messo in atto la propria 'spending review' a tavola riducendo o annullando lo spreco di cibo rispetto al passato.
Tra coloro che hanno ridotto lo spreco, il 66% dichiara di averlo fatto facendo la spesa in modo più oculato, il 43% riducendo le dosi acquistate, il 54% utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 45% guardando con più attenzione alla data di scadenza.
''In Italia a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate e la tendenza al risparmio è quindi uno dei pochi effetti positivi della crisi'', fa sapere la Coldiretti, sottolineando che in Italia ''gli sprechi alimentari fanno perdere un valore annuale stimato pari a ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l'alimentazione per 44 milioni di persone''.
A finire nella spazzatura è circa il 30% del cibo acquistato, soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che vengono sempre più spesso salvati dal bidone con il ritorno più frequente in tavola sotto forma dei piatti del giorno dopo. Un ritorno ad un passato più povero che ha dato però origine a gustose ricette diventate simbolo della cultura enogastronomica del territorio, come la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta.
E c'è chi ha fatto di necessità virtù, come Lisa Casali che all'arte di cucinare con gli sprechi dedica il suo blog (www.ecocucina.org) dal quale ha tratto anche un originale libro di ricette. Si va dalla pasta ai piccioli di peperone al pesto di foglie di ravanello alle bruschette con le bucce di melanzana sott'olio. Tutte le sue ricette sono preparate con gli scarti: pane raffermo e avanzi di verdura che normalmente vengono buttati via dopo la pulizia (bucce e baccelli, coste e gambi).
Altra storia negli Stati Uniti. Nonostante l'allarme sull'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari made in Usa, a causa della siccità che sta mettendo in ginocchio le colture, gli americani continuano a sprecare troppo cibo e buttano via ogni anno più del 40% del cibo che arriva sulle loro tavole.
Stando a un'analisi effettuata dal Natural Resources Defense Council, le discariche si riempiendo così di alimenti e carni per un valore stimato di almeno 165 miliardi di dollari, mentre centinaia di migliaia di persone nel mondo soffrono di fame cronica. Uno spreco che avviene lungo tutta la catena, dal campo alla tavola, tanto che il governo ha deciso di destinare delle risorse proprio per individuare dove si verificano gli sprechi maggiori e trovare il modo di combatterli.
Risorse che però, secondo il rapporto, sono niente in confronto a quelle messe in campo in Europa, in particolar modo nel Regno Unito che 5 anni fa ha lanciato la campagna "Love food Hate waste" (ama il cibo, odia lo spreco) che vede alcuni rivenditori impegnati in azioni per dissuadere i clienti dal comporare più di quanto abbiano realmente bisogno: una sorta di 'prendine la metà' invece del tradizionale 'compri uno porti via due'.
Complice il Parlamento Europeo che ha adottato una risoluzione per dimezzare lo spreco di cibo entro il 2020 e quasi cinque dozzine tra i principali rivenditori e marchi si sono impegnati in questa direzione.
Ma tornando agli Stati Uniti, i prezzi ancora relativamente bassi rendono più facile sprecare il cibo, e questo può spiegare perché una famiglia media finisca per gettare via l'equivalente di 2.275 dollari di cibo l'anno. Una tendenza allo spreco che negli anni è andata peggiorando con l'americano medio che oggi butta via 10 volte più cibo di un consumatore del sud est asiatico, il 50% in più rispetto agli anni '70.
A fronte di questa situazione, non stupisce che il cibo rappresenti il rifiuto più numeroso presente nelle discariche, stando a quanto dichiara Dana Gunders, ricercatrice che ha realizzato lo studio.
Con grande frustrazione degli ambientalisti per i quali le risorse naturali, acqua, terra ed energia, finiscono per essere utilizzate, e anche eccessivamente sfruttate, per produrre cibo che poi non viene neanche consumato.
