Analista boccia l'ipotesi di un intervento militare Usa in Siria
Washington, 25 ago. - (Adnkronos/Aki/Washington Post) - Un'eventuale operazione militare degli Usa in Siria va "evitata" per le ripercussioni negative che avrebbe sull'immagine degli Stati Uniti tra le popolazioni musulmane e gli scarsi risultati a livello di realpolitik che Washington otterebbe dall'ascesa al potere dei ribelli.
Ne è convinto Henri Barkey, esperto di Medio Oriente e professore di relazioni internazionali alla Lehigh University che si dice contrario a un'operazione militare. L'intervento militare, spiega l'analista, è richiesto in particolare da chi vuole mettere fine alla crisi umanitaria e alla strage di civili e da chi crede che, appoggiando i ribelli, gli Usa possano conquistare credito nei confronti del nuovo governo di Damasco. Ma queste due tesi, sottolinea Barkey, non possono spingere il governo di Barak Obama a bombardare la Siria.
"La crisi umanitaria in Siria - precisa il professore - è una realtà innegabile, ma si tratta di una guerra civile, non di un genocidio. Per definizione le guerre civili sono violente, molto più delle altre. E' triste da dire - aggiunge - ma le guerre civili devono essere combattute e vinte dai locali ed è generalmente solo dopo l'esperienza degli orrori della guerra che i partecipanti raggiungono un compromesso".
Barkey contesta quindi i sostenitori dell'azione militare in Siria per realpolitik, sottolineando che un intervento Usa in un'altra guerra in un Paese musulmano "servirebbe solo ad aumentare la percezione che gli americani hanno il grilletto facile nello sganciare bombe sulle popolazione e i regimi musulmani.
Due anni dopo un intervento in Siria, la gente si ricorderà solamente delle donne e dei bambini morti sotto i bombardamenti degli Stati Uniti. E' ora - aggiunge - che gli Usa resistano alla tentazione di bombardare un altro Paese musulmano, anche se per una nobile causa".
Il professore spiega infine che è "avventato" sostenere i ribelli siriani per influenzarli in futuro. "Sarebbe ingenuo pensare che la nuova leadership nata dal caos in Siria preferisca noi ad altri. Nessuna rivoluzione della Primavera Araba - è l'opinione di Barkey - ha prodotto finora regimi pro-americani". Washington, secondo l'analista, può comunque "giocare un ruolo decisivo" nella crisi, aiutando il gruppo "preferito" tra i ribelli attraverso notizie d'intelligence sulla disposizione delle truppe siriane e operazioni segrete per mettere fine alla guerra civile.
