Sulcis, minatore si taglia vene per protesta: "E' questo che dobbiamo fare?"
Cagliari, 29 ago. - (Adnkronos/Ign) - Cresce la tensione alla miniera di Nuraxi Figus (Carbonia-Iglesias) occupata da tre giorni dai minatori a quasi 400 metri di profondità.
Questa mattina i lavoratori hanno convocato una conferenza stampa con i giornalisti davanti alla 'riservetta' in cui sono custoditi oltre 600 chili di esplosivo e i detonatori.
''E' questo che dobbiamo fare?, ha urlato un minatore tagliandosi un polzo davanti ai giornalisti. Soccorso dai compagni, l'uomo e' stato portato nell'infermeria della miniera e poi all'ospedale di Carbonia, dove con lui ci sono due dei suoi compagni.
A causa di un guasto al sistema di aerazione della miniera che ha provocato problemi di ricambio d'aria a - 400 metri, gran parte dei minatori occupanti sono usciti per lasciare spazio e aria a quattro colleghi e al deputato Mauro Pili. Gli operai rifiutano la manutenzione in attesa degli esiti dell'assemblea.
Intanto, i compagni dei minatori, che dall'esterno sostengono logisticamente l'occupazione, si preparano per assistere alla discussione che stamani vede impegnato il Consiglio regionale della Sardegna sulla loro vertenza e chiedono un decisivo e risolutivo impegno del Governo. Ma la prima notizia che arriva non e' delle migliori: la riunione dell'assemblea e' slittata di un'ora.
E non piacciono neppure le parole del sottosegretario Claudio De Vincenti, secondo il quale il progetto per lo stoccaggio dell'anidride carbonica nel sottosuolo ''non sta in piedi'' perche' ''costerebbe alla collettivita' 250 milioni di euro l'anno per 8 anni''. E non si fidano neppure delle promesse del sottosegretario: ''Nessun minatore sara' abbandonato a se stesso'' .
Sostanzialmente i minatori chiedono al governo che l'Enel mantenga gli impegni per il progetto integrato 'miniera-centrale-stoccaggio C02', che prevede l'estrazione, la combustione del carbone nella centrale di Portovesme, la cattura e stoccaggio del Co2 nelle gallerie della stessa miniera. Un progetto che secondo i sindacati sarebbe messo a rischio dalla stessa Enel, che preferirebbe investire in una centrale dello stessi tipo in Veneto, a Porto Tolle.
A 400 metri di profondita', nelle viscere del Sulcis, i minatori sopravvivono trascorrendo la giornata a parlare, senza tv e internet. Nel buio tangibile delle gallerie arrivano solo i giornali dalla superficie mentre attendono notizie da Cagliari e da Roma attraverso il telefono di cantiere.
Il rumore degli skip, le gabbie degli ascensori che salgono e scendono dalla superficie, rompono il silenzio, insieme al rumore delle pompe sommerse, per evitare l'allagamento della gallerie. C'e' sempre chi controlla e vigila sula vita dei compagni in miniera: sono gli uomini, e una donna, della sicurezza interna.
Li' al livello -373, vicino alla 'ricetta' del pozzo, hanno allestito una sala di fortuna con tavolacci e cavalletti di fortuna, brande in legno, qualcuno dorme accanto alla 'riservetta' di cantiere, la santabarbara dove sono custoditi oltre 600 chili di esplosivo e i detonatori.
Ci sono anche le donne in occupazione, tuta bianca ed elmetto giallo in testa: sono le dirette eredi delle 'cernirici' le donne che fino a meta' del '900 lavoravano alla cernita del minerale, separavano a mano quello buono dallo 'sterile', le pietre improduttive, ma non vogliono essere mitizzate o scambiate per attrici. La loro e' una presenza normale nelle miniere della Sardegna, i loro sono ruoli identici a quelli degli uomini, e ci tengono a precisarlo, senza distinzioni. Un velo di polvere nera copre appena il viso e un po' di trucco, senza nascondere pero' l'orgoglio di essere donne di miniera.
Su twitter arrivano messaggi di solidarieta' ai minatori, su facebook e' stata creata la pagina 'sostegno ai minatori del sulcis' e all'esterno della miniera si e' formata una enorme sala stampa mobile che ospita decine di operatori, cronisti e inviati.
Con loro prosegue l'occupazione il deputato Mauro Pili, leader di Unidos, i Club delle liberta' della Sardegna, che e' sceso in miniera dopo che i minatori gli hanno chiesto solidarieta' tangibile. ''Decisi a restare qui - ha detto Pili - fino a quando il presidente della Camera dei deputati non convochera' il governo per riferire sulla situazione della Carbosulcis''.
