Roma, 25 set. (Adnkronos) - Il nostro Paese è sempre più multietnico, e nelle ''nostre scuole ci sono studenti che provengono da culture, religioni e paesi diversi. Bisogna perciò cambiare modo di fare scuola''. Ne è convinto il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, che, a margine della presentazione dell'apertura della Biblioteca del Miur che sarà aperta al pubblico, ha sottolineato come la scuola sia ''più aperta, più multietnica capace di correlarsi al mondo''. Di qui, secondo il Ministro la ''necessità di una revisione dei programmi, non solo di religione, ma anche di geografia, in questo senso, in questa direzione''. ''Ieri - ha concluso il ministro - ero in una scuola con il 50% di studenti stranieri e ho chiesto ai ragazzi come studiassero geografia. 'Non dai libri', mi hanno risposto, ma dai nostri compagni che ci raccontano le loro città e i loro costumi''. Gli studenti sono d'accordo con Profumo. "Il ministro ha ragione i programmi di religione e di geografia vanno assolutamente rivisti - ha affermato il portavoce nazionale della Rete degli Studenti Medi, Daniele Lanni -. Questo non può però bastare per risollevare la didattica italiana, ferma a più di 40 anni fa". "Siamo assolutamente convinti - ha proseguito - che sia necessario rivedere tutti i programmi, di tutte le materie e, più in generale, rivoluzionare la didattica italiana, aggiornare i programmi, cambiare i sistemi di apprendimento e riformare il sistema di valutazione''. Commentando la proposta del ministro, il presidente del Pontificio consiglio per la cultura, Gianfranco Ravasi, ha sottolineato: ''Il messaggio evangelico e i grandi insegnamenti cristiani vanno sempre insegnati, ma c'è spazio anche per un aggancio con il mutare della società e lo sviluppo dei tempi e della cultura''. Per Padre Giovanni La Manna, direttore del Centro Astalli dei Gesuiti, ''ampliare la possibilità di conoscenza dei ragazzi è un conto, arrivare a dire che nella scuola non c'è più la religione cattolica è un altro". "Si può dare altro spazio al confronto con le altre religioni" ma "bisogna vedere esattamente cosa intende il ministro''. Monsignor Bruno Forte, arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto, interpellato dall'Adnkronos in merito alle affermazioni del ministro, ha invece sottolineato: ''In nome della conoscenza della nostra identità, sarebbe sorprendente ritenere che questa conoscenza non sia importante''. Plaude alle dichiarazioni del ministro Hamza Piccardo, portavoce dell'Unione delle comunità islamiche italiane (Ucoii), che però ha avvertito: "Il problema è di ordine 'internazionale' perché l'ora di religione è decisa dal Concordato tra Italia e Stato del Vaticano. Il ministro ha aperto una pentola che ribolle". "Quest'ora si dovrebbe dedicare all'insegnamento della storia delle religioni'', ha spiegato. Auspicando ''un'attenzione maggiore al confronto tra confessioni'', Piccardo ha quindi sottolineato: "E' ora di arricchirsi reciprocamente". Raffaele Carcano, segretario nazionale dell'Unione atei e agnostici razionalisti (Uaar), ha dichiarato all'Adnkronos: "Apprezziamo l'apertura del ministro Profumo e il fatto che abbia messo in discussione l'ora di religione, ma è ora che l'Italia pensi anche ai non credenti". D'accordo con Profumo Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Movimento italiano genitori (Moige), per la quale ''occorre rivedere completamente alcuni insegnamenti, come la geografia, che dovrebbe essere approcciata con nuovi strumenti, o la religione, diventata ormai la 'cenerentola' dell'orario scolastico. L'ora di religione, così come è prevista e organizzata attualmente - ha osservato - finisce per svilire il senso stesso della materia". Sul fronte politico, netto il giudizio della senatrice dei Radicali, Donatella Poretti, che si dice favorevole alla proposta del ministro ''purché sia chiaro che si deve passare dall'abolizione dell'esistente. ''Oggi nelle scuole italiane non si insegna storia delle religioni, ma si fa catechismo coi soldi pubblici - ha affermato -. E non basta rivedere i programmi perché quell'ora è anche gestita dalla Chiesa cattolica!''.