Carcere per Sallusti: "Ci andrò". Ma la Procura sospende la pena
Roma, 26 set. - (Adnkronos) - La Cassazione ha reso definitiva la condanna a 14 mesi di reclusione senza condizionale per diffamazione ad Alessandro Sallusti, il direttore de 'Il Giornale'. A questo punto Sallusti, a meno che non decida di chiedere una misura alternativa alla pena come i servizi sociali, andrà in carcere.
Lo ha deciso la quinta sezione penale, presieduta da Aldo Grassi dopo una camera di consiglio di circa due ore e mezzo nella quale ha respinto completamente il ricorso presentato dalla difesa di Sallusti. Negate anche le attenuanti generiche come richiesto dal Pg Gioacchino Izzo che avrebbero potuto evitare il rischio carcere al direttore de 'Il Giornale'.
Alessandro Sallusti è stato inoltre condannato a pagare 4.500 euro di spese processuali. Piazza Cavour, inoltre ha disposto un nuovo appello bis per Andrea Monticone, il giornalista di 'Libero', di cui all'epoca Sallusti era direttore, che si occupò del caso di aborto della 13enne di Torino. Nel dettaglio, la suprema Corte ha confermato la sentenza della Corte d'appello di Milano del 17 giugno 2011 che aveva inflitto 14 mesi senza condizionale a Sallusti per la diffamazione a mezzo stampa a causa di un editoriale siglato con uno pseudonimo, apparso nel febbraio del 2007 su 'Libero'.
Secondo la Cassazione, dunque, non ci sono dubbi che l'autore della diffamazione sia stato il direttore del 'Giornale' al quale ha negato anche lo sconto di pena. In primo grado, il 26 gennaio 2009, il Tribunale di Milano aveva invece condannato Sallusti a 5.000 euro. L'editoriale siglato con uno pseudonimo invocava la pena di morte per Giuseppe Cocilovo, il magistrato di Torino in servizio presso il giudice tutelare che si era occupato del delicatissimo caso di interruzione di gravidanza di una 13enne torinese.
Sallusti ha immediatamente ha rassegnato all'editore le proprie dimissioni da direttore del 'Giornale'. Lo ha comunicato lo stesso giornalista alla redazione, anticipando la sua intenzione di non voler richiedere misure alternative al carcere.
In collegamento con Barbara D'Urso, in diretta durante Pomeriggio Cinque, Sallusti ha infatti annunciato: "Parlo con te e poi non parlero più con nessuno per l'amicizia che ci lega in questi anni. Sei la prima a saperlo, ho appena annunciato ai miei giornalisti che questa sera mi dimetto da direttore del Giornale". "Credo - ha affermato il giornalista - che un direttore debba avere pieno possesso delle sue libertà e facoltà, cosa che io non ho più".
Sallusti ha poi detto che rinuncerà alla richiesta di affidamento dei servizi sociali, perché, spiega, "mi rifiuto di essere rieducato da qualcuno". "Credo l'affidamento ai servizi sociali debba avvenire per qualcuno che spaccia droga, per qualche politico che ruba - ha sottolineato - ma credo che essere affidato ai servizi sociali per essere rieducato sia una cosa da Pol Pot che non si vede più neanche in Cina e quindi affronto tranquillamente da domani o dopo il carcere".
"Il problema di questo Paese ora - dice Sallusti - non è che mancano gli euro, ma mancano le palle". "Io non sono un politico - ha precisato - non sono attaccato alla sedia, anche se guadagno molto bene, te lo assicuro, perdo anche lo stipendio. E' una questione di dignità e di rispetto nei confronti dei lettori de 'Il Giornale' e ai miei giornalisti, che hanno il diritto di avere un direttore libero". E alla domanda della conduttrice su come avrebbe titolato la notizia della sua condanna, l'ormai ex direttore ha risposto:"E' il titolo più semplice della mia vita: 'Sallusti va in galera', non ce n'è un altro".
Ma non avendo né cumuli di pena né recidive, l'esecuzione della pena verrà automaticamente sospesa dalla Procura di Milano, ha spiegato il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati.
Per il pg Izzo, nell'arringa accusatoria, occorreva celebrare un nuovo processo sulla concessione delle attenuanti generiche, sollecitando l'annullamento della sentenza d'appello.
Secondo Izzo era assolutamente certa la diffamazione commessa ai danni del giudice tutelare Giuseppe Cocilovo come pure è ''ampiamente motivata'' la decisione della Corte d'Appello di Milano che, il 17 giugno 2011, contrariamente alla decisione di primo grado ha ritenuto di non convertire in multa la condanna inflitta a Sallusti.
Per il pg di Piazza Cavour, dunque, il direttore de 'Il Giornale' per l'articolo pubblicato nel febbraio 2007 avrebbe avuto solo diritto ad uno sconto di pena in quanto ''manca la motivazione sulla intensità del dolo''. Per il resto il suo ricorso, sempre a detta del pg, dovrebbe essere respinto. La pubblica accusa di Piazza Cavour aveva chiesto il nuovo processo nei confronti del giornalista di 'Libero' Andrea Monticone, che ha seguito la vicenda giudiziaria del delicatissimo caso di giustizia minorile in questione.
L'avvocato Monica Senor, che rappresenta il giudice Cocilovo costituitosi parte civile nel processo contro Sallusti, ha sottolineato che Cocilovo "è stato preso di mira da 'Libero' per le sue posizioni e alla prima occasione utile è stato colpito". Il legale del giudice nella sua arringa ha evidenziato che "la libertà di espressione non è assoluta ma ci deve essere un bilanciamento".
Secondo la difesa di Cocilovo, nei confronti del magistrato è stato orchestrato un "vero e proprio attacco. Dagli articoli del giornale - ha evidenziato il legale - viene fuori che Cocilovo è un abortista. Che nel 2006, in base a quanto ha riportato 'Libero', era balzato agli onori della cronaca per avere telefonato al sindaco di Torino Chiamparino lamentando il fatto che un suo assessore era contrario all'aborto. Insomma nei confronti di questo magistrato è stato sferrato un vero e proprio attacco dal quotidiano". Secondo l'avvocato Senor, "non ci sono dubbi sull'attribuzione a Sallusti dell'editoriale con lo pseudonimo Dreifus". In ogni caso, ha sottolineato, "in caso di articolo scritto di anonimo a risponderne deve essere il direttore del giornale".
"Chiedere la grazia? Bisogna essere coerenti. La grazia la chiede uno che sa di aver sbagliato e chiede perdono allo Stato. Io sono convinto di non meritare quella sentenza, quindi perché dovrei chiedere scusa di un reato che non ho commesso?" aveva dichiarato Sallusti a Tgcom24. "Mi sentirei molto in imbarazzo a chiedere la grazia. Poi, certo, bisognerà vedere cosa succederà sulla porta del carcere. Non so cosa può passare nella mente di un uomo in quel momento. Adesso dico di no, poi non si sa cosa può accadere".
"Siamo di fronte a un problema reale - proseguiva Sallusti - siamo l'unico paese occidentale in cui uno può andare in carcere per delle idee. Non parliamo di diffamazione, l'articolo incriminato propone una tesi molto forte che può offendere qualcuno, ma è una tesi, è un ragionamento politico e culturale. Siamo nel campo dell'opinione e non si può andare in carcere per un'opinione. Se dovesse andare tutto bene - conclude - continuerò a fare il mio lavoro e mi auguro che questo rischio apra gli occhi alla classe politica perché si regoli in maniera più equa la materia e si risolva il problema una volta per tutte".
