Aspetti un bimbo? Fino a 9 mesi per effettuare la prima ecografia ostetrica
Roma, 27 set. (Adnkronos Salute) - In Italia, in alcuni centri, le future mamme sono costrette ad attendere fino a 9 mesi per effettuare la prima ecografia ostetrica. Praticamente il tempo di un'intera gravidanza. Tanto che, per farla nei tempi giusti, le partorienti sono costrette a far ricorso all'intramoenia. E' quanto emerge dall'indagine 'Percorso nascita, indagine civica sulle prestazioni sanitarie. Focus sugli screening neonatali', presentata a Roma dal Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, e condotta in 51 strutture italiane differenti per numero di parti annui, da quelle con meno di 500 all'anno a quelle con più di 2.500.
Sono state passate ai raggi X alcune visite specialistiche ed esami diagnostici che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente per la tutela della salute della donna nel periodo della maternità: prima visita ginecologica, visite di controllo, ecografia ostetrica entro la tredicesima settimana, ecografia morfologica entro la diciannovesima e la ventesima settimana. Ebbene, per quanto riguarda ad esempio l'ecografia ostetrica, vi sono centri che riescono a garantirla nel canale istituzionale in tempi congrui (10, 15 giorni, ecc.), altre strutture che raggiungono punte massime di attesa di 90 e addirittura 265 giorni. In intramoenia invece le strutture riescono ad erogarla in una arco di tempo che va da 1 o 2 giorni a 10, 15 giorni.
E ancora. Per l'ecografia morfologica, (esame da effettuarsi tra la 19esima e la 23esima settimana) nel pubblico il tempo minimo puo' variare da 8 a 30 giorni (come previsto dai piani nazionali di contenimento delle liste d'attesa), fino ad un massimo di 90 con punte di 104 giorni (nelle strutture più grandi).
L'indagine ha preso in esame anche alcune prestazioni in ambito pediatrico: ecografia per displasia delle anche, ecografia cerebrale pediatrica, ecografia testicolare, visita cardiologia pediatrica. "In questa area - spiega il Tdm - emerge una maggiore difficoltà di accesso, e si fa notare che nessuna delle prestazioni afferenti all'ambito pediatrico è stata mai inserita tra quelle per le quali è necessario rispettare i tempi massimi (generalmente 30 e 60 giorni) all'interno piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa. Ciò evidenzia quanta poca tutela ci sia nei confronti del diritto di accesso per i minori".
Analizzando l'indagine del Tdm, quello che balza agli occhi è che in generale le strutture in cui si effettuano più di 2.500 parti l'anno offrono maggiore attenzione e possibilità alle partorienti, in termini di servizi offerti. Un esempio viene dalla Carta dei servizi dedicata al percorso nascita. "Nonostante sia passato più di un anno e mezzo dall'accordo Stato-Regioni sul tema - spiega il Tdm - le strutture più grandi (più di 2500/anno e tra 800 e 999 parti/anno) in due casi su tre dichiarano di averne una, mentre fanalino di coda sono le strutture in cui si effettuano meno di 500 parti annui".
E ancora. Dall'indagine emerge che la maggioranza dei reparti monitorati (84%) è ormai dotata di rooming-in. Soltanto il 12% non è organizzato allo stesso modo. Anche qui le strutture con più di 2500 parti annui, a cui si aggiungono quelle con parti annui compresi tra gli 800 e i 999, sono dotate di rooming-in (100%). Non superano la soglia dell'81% le altre classi.
Rispetto invece agli screening metabolici neonatali, i dati dell'indagine rilevano che il 96% delle strutture monitorate effettua gli screening obbligatori per legge (fenilchetonuria, fibrosi cistica, ipotiroidismo congenito), il 4% non risponde alla domanda. Per lo screening metabolico allargato, invece, non essendoci una legge nazionale che orienti in merito, sono le Regioni a decidere di garantire, attraverso propri atti normativi, programmi di screening alla popolazione.
