Damasco, 2 ott. - (Adnkronos/Ign) - Il presidente siriano Bashar al-Assad si è recato ad Aleppo per rendersi conto personalmente degli sviluppi dei combattimenti tra le forze del governo e i ribelli. Lo rende noto il giornale libanese Al-Diyar, aggiungendo che Assad ha chiesto che altri 30mila soldati fossero schierati in battaglia. Il giornale, noto per le sue posizioni vicine al regime di Damasco, ha scritto che il presidente siriano ha sorvolato la città all'alba partendo dal palazzo presidenziale nella capitale, senza precisare quando sia iniziata la visita. "Il presidente Assad ha ordinato alle unità 5 e 6, stimate in 30mila soldati e duemila addetti al trasporto di trasferirsi da Hama ad Aleppo e di attaccare le aree occupate della provincia di Aleppo dal confine turco", riferisce il giornale. E' intanto apparso in un video, datato il 26 settembre e fatto recapitare ieri alla famiglia e ai colleghi in Usa, il giornalista statunitense Austin Tice scomparso in Siria lo scorso agosto. Nel filmato di 47 secondi diffuso su YouTube il reporter freelance, che collabora con il Washington Post e McClatchy, appare con gli occhi bendati. Il video non fornisce però abbastanza informazioni su dove il giornalista si trovi e sulle sue condizioni di salute. Nel video Tice viene fatto scendere da un'auto da diversi uomini armati di pistola i cui volti non vengono mostrati. Il giornalista pronuncia alcune parole in arabo tra cui ''in nome di Dio, il mio compassionevole'' e ''non c'è altro Dio all'infuori di Allah'', mentre in inglese dice ''Gesù, Gesù''. Tice era entrato in Siria a maggio senza un visto, pratica seguita da altri giornalisti. Aveva quindi viaggiato con le forze ribelli e a fine luglio era giunto a Damasco. L'ultima comunicazione con i suoi colleghi americani risale al 13 agosto. Funzionari Usa dicono di non essere in grado di verificare il video, ma sostengono che Tice sia in mano delle forze del regime di Bashar al-Assad. ''In base a ciò che sappiamo, crediamo che sia in mano al governo siriano'', ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato americano Victoria Nuland. E si fa sempre più drammatica la situazione dei rifugiati aumentati, secondo quanto reso noto dl portavoce di Unhcr, Adrain Edwards, di tre volte rispetto a giugno. "Gli ultimi dati - ha infatti riferito - mostrano che i rifugiati siriani registrati in quattro Paesi (Giordania, Libano, Turchia e Iraq, ndr) sono più di 311.500. Erano circa 100mila a giugno". Proprio in Giordania, la scorsa notte si sono registrati degli scontri con la forza di sicurezza di Amman per le condizioni di vita nell'unico campo profughi del Paese che al momento ospita circa 32mila rifugiati. Stando a una fonte della sicurezza giordana, la polizia anti sommossa si è scontrata con i residenti nel campo profughi di Zaatari a Mafraq dopo che i rifugiati avevano incendiato tende e ospedali da campo in protesta per la mancanza di attrezzature in vista dell'inverno, del vento e della forte pioggia che si è registrata di recente. ''Le nostre tende sono volate, non abbiamo abiti pesanti e siamo rimasti seduti nella pioggia'', racconta all'agenzia stampa Dpa un rifugiato di 43 anni, Abu Yousef. La polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti ma non ci sono stati feriti.