Vatileaks, 18 mesi a Paolo Gabriele ''Concreta l'eventualità della grazia''
Città del Vaticano, 6 ott. (Adnkronos/Ign) - Il Tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha condannato l'ex maggiordomo del Papa Paolo Gabriele a un anno e sei mesi di reclusione. La pena di tre anni comminata dal tribunale, infatti, è stata ridotta, secondo quanto ha detto Dalla Torre, in base a diverse attenuanti.
Nella riduzione della pena stabilita dal Tribunale sono stati considerati gli anni di servizio di Gabriele precedenti a quelli cui si riferiscono i fatti contestati, le motivazioni ''seppure erronee, che lo hanno spinto ad agire per il bene della Chiesa e del Papa, l'ammissione di aver danneggiato il Santo Padre''.
Il Tribunale ha poi condannato l'ex maggiordomo del Papa anche alle spese processuali.
Per il direttore della Sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ''ora il Papa valuterà se prendere delle iniziative, l'eventualità della grazia è molto concreta anche se non so dirvi tempi e modi''. Il Santo Padre ''studierà la cosa e - ha aggiunto Lombardi - verosimilmente procederà alla concessione della grazia''.
Pronunciata la sentenza, l'avvocato Cristiana Arru, che rappresenta Gabriele, ha tre giorni di tempo per presentare appello e qualche altro giorno per presentare le motivazioni. Intanto Gabriele è tornato ''nelle sue condizioni di arresto domiciliari'' ha spiegato il direttore della Sala stampa della Santa Sede.
Padre Lombardi ha aggiunto che la condanna a tre anni è arrivata in base all'applicazione del codice vaticano Zanardelli, ma ''gli è stata poi concessa una riduzione della pena in base alla legge sulle attenuanti e la riduzione di pena introdotta da Paolo Vi, la legge 50. Quella del Tribunale è stata un'applicazione magnanima di questa legge''. A Gabriele sono state concesse varie attenuanti fra le quali l'assenza di precedenti penali.
Per quanto riguarda lo stralcio relativo a Claudio Sciarpelletti, il tecnico informatico della Segreteria di Stato, accusato di favoreggiamento nel processo, il Tribunale lo affronterà dopo il sinodo che si conclude il prossimo 28 ottobre, quando dovrebbe riprendere l'attività del Tribunale.
Il direttore della Sala stampa ha aggiunto che, durante la requisitoria, il Promotore di giustizia Nicola Picardi ha ricordato che fra i due ci sono state comunicazioni e scambi di documenti. Ma, ha voluto mettere in luce padre Lombardi, ''è importante sottolineare che Paolo Gabriele non aveva altri complici o collaboratori, nonostante si sia indagato a fondo secondo quanto ha detto oggi il Promotore di giustizia''.
Che Gabriele sia solo un "capro espiatorio", perché i responsabili di Vatileaks sono altri, è la convinzione di Elisabetta Macrina, avvocato Rotale e Postulatore delle cause dei santi secondo la quale l'ex maggiordomo del Papa non dovrebbe "aspirare" alla grazia del Papa. "Io non credo che la grazia gli sarà concessa tanto presto. Ad ogni modo, la grazia - afferma l'avvocato Macrina all'Adnkronos - non cancellerebbe la macchia su Gabriele". Secondo l'avvocato rotale, ora l'ex maggiordomo deve pensare all'appello: "In quel contesto si potrebbe chiedere la derubricazione del reato".
Di "pena simbolica" parla don Davide Scito, docente di diritto penale canonico alla Pontificia Università della Santa Croce. Anche secondo il sacerdote esperto di diritto "la grazia da parte del Papa non arriverà subito".
Questa mattina, in attesa della sentenza, Paolo Gabriele aveva dichiarato: ''La cosa che sento forte dentro di me è la convinzione di aver agito per l'esclusivo e viscerale amore per la Chiesa di Cristo e per il suo capo visibile, e se lo devo ripetere, non mi sento un ladro''. Il Presidente Dalla Torre aveva dato la parola all'imputato prima di chiudere il processo, chiedendo se egli si sentisse colpevole o innocente.
A pochi minuti dalla sentenza Manuela Citti, moglie di Gabriele, dice: "Voglio solo riabbracciare mio marito". La donna, interpellata dall'Adnkronos, fa sapere che desidera soltanto "stare accanto" al marito e non nasconde la "tensione" legata al momento.
Il Promotore di giustizia Picardi, che rappresenta l'accusa al processo contro l'ex maggiordomo del Papa, aveva chiesto una pena di 3 anni tenendo conto delle attenuanti generiche (il massimo previsto è di 4 anni); a questa pena Picardi aveva aggiunto la richiesta della ''interdizione perpetua e parziale dai pubblici uffici''.
