Berlusconi: "Ero certo di essere assolto, è una sentenza politica e intollerabile"
Milano, 26 ott. (Adnkronos/Ign) - "E' una sentenza politica, intollerabile. Non si può andare avanti così". Silvio Berlusconi non ci sta. La condanna a 4 anni per la vicenda dei diritti tv Mediaset è per il Cavaliere il culmine di un "accanimento giudiziario" che va avanti dalla sua discesa in campo, vent'anni fa. Così "non si può andare avanti. Bisogna fare qualcosa", si sfoga a Studio Aperto.
''Per me non c'è nessuna connessione assolutamente'' con la rinuncia alla corsa alla premiership nel 2013. ''Io e i miei avvocati ritenevamo impossibile una condanna'', precisato il Cavaliere.
''E' senza dubbio una sentenza politica, come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo. Non si può andare avanti così, bisogna fare qualcosa. Quando non si può contare su giudici imparziali il paese diventa incivile e barbaro, cessa di essere democrazia''.
"Ci sono molte prove" della mia innocenza ''e due assolutamente inoppugnabili'', sostiene Berlusconi pronto al contrattacco nel processo di appello. "L'accusa -dice l'ex premeir- mi vorrebbe socio occulto di due imprenditori americani, uno dei quali io non ho mai conosciuto. E questa accusa non ha nessun riscontro nella realtà. Ci sono, anzi, molte prove del contrario, due assolutamente inoppugnabili, che escludono questa eventualità".
Il Cavaliere poi snocciola poi numeri e cifre dei suoi guai giudiziari: ''Ho subito più di 60 procedimenti, più di mille magistrati si sono occupati di me. Il mio gruppo ha avuto 188 visite della polizia giudiziaria e della Guardia di finanza, ci sono state 2666 udienze in questi 18 anni e abbiano dovuto spendere più di 400 milioni in parcelle di avvocati e consulenti". Soldi che si vanno ad aggiungere a quella che definisce la "rapina del millennio": ''I 564 milioni che ho dovuto dare" a De Benedetti "non sono la rapina del secolo, ma del millennio".
Il Pdl fa quadrato intorno a Berlusconi. Parla di ''ennesima prova di accanimento giudiziario", Angelino Alfano, così come Paolo Bonaiuti e Sandro Bondi. "Una condanna inaspettata e incomprensibile - commenta ancora Alfano - con sanzioni principali e accessorie iperboliche. Siamo certi che i prossimi gradi di giudizio gli daranno ragione e speriamo che questi giudizi giungano in fretta".
''Non si tratta di una sentenza ma di un tentativo di omicidio politico", afferma Fabrizio Cicchitto. "Purtroppo non da oggi diciamo che è in atto un uso politico della giustizia in primo luogo contro Berlusconi", aggiunge Cicchitto esprimendo allo stesso tempo la solidarietà di tutti i deputati del gruppo Pdl. "La caccia all'uomo non salta un giro", dichiarano Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello sottolineando che "l'uso politico della giustizia scrive oggi un'altra brutta pagina nella storia del nostro Paese". L'ex ministro Mara Carfagna è convinta che "nei successivi gradi di giudizio, come sempre è accaduto in passato, la verità uscirà allo scoperto e Silvio Berlusconi finirà assolto". Dello stesso avviso Gianfranco Rotondi secondo il quale "la condanna mostra al mondo l'anomalia della giustizia italiana".
Per Antonio Di Pietro, invece, ''tutti i nodi vengono al pettine. Nonostante tutte le leggi ad personam che Berlusconi si è fatto - dice il leader di Idv - e nonostante la continua delegittimazione e denigrazione dei magistrati, la verità è venuta a galla".
''Anche se non è definitiva, questa sentenza rivela la gravità dei comportamenti di un importante imprenditore italiano - sottolinea Rosy Bindi (Pd) - ma ciò che inquieta è che questo imprenditore, condannato oggi per frode fiscale, è stato a lungo presidente del Consiglio". Non commenta la sentenza Massimo D'Alema, ritiene, però, "che dal punto di vista politico si è chiusa un'epoca".
Non commenta neanche Gianfranco Fini ("Non commento le sentenze. Non lo facevo ieri e non lo faccio oggi") e Pier Ferdinando Casini (Udc) limitandosi a dire: "Abbiamo sempre contrastato Berlusconi sul piano politico e non abbiamo mai speculato sulle sue vicende giudiziarie. Non cominceremo certo adesso".
