Roma, 7 nov. (Adnkronos/Ign) - Dall'Italia alla Germania, dalla Russia alla Cina, tutto il mondo si congratula con Barack Obama per la sua rielezione alla Casa Bianca. E il Papa in un messaggio inviato al presidente degli Stati Uniti assicura le sue preghiere a Dio perché lo assista nelle sue altissime responsabilità. "Il popolo americano e il popolo italiano hanno bisogno della più solida amicizia tra i nostri due paesi e della più stretta cooperazione tra Stati Uniti ed Europa perché possa avanzare nel mondo la causa della pace, della democrazia e dei diritti umani - scrive nel suo messaggio il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - Il mondo ha bisogno di un forte apporto dell'America per la costruzione di nuovi equilibri e per uno sviluppo sostenibile nella sicurezza e nella giustizia da cui nessun popolo e nessun paese siano esclusi". Napolitano ha manifestato anche ''ammirazione per l'alto senso di responsabilità con cui i due candidati hanno fatto seguire immediatamente all'annuncio del risultato espressioni di reciproco riconoscimento e di comune impegno a operare per l'unità della nazione. Il popolo americano ha affidato a lei l'ulteriore mandato per la soluzione dei suoi problemi e innanzitutto per il superamento di una grave crisi economica globale come quella che stiamo insieme vivendo". "Penso che per l'Italia sia importante il fatto che Obama ha espresso fiducia nell'Europa e nel nostro Paese - ha poi sottolineato il capo dello Stato in un'intervista al Tg1 - e potremo su questa base consolidare una fondamentale collaborazione". Quanto al fair play dimostrato da Obama e Romney dopo il voto in Usa non è ''familiare'' per la politica italiana. Ma ''prima lo avremo'' anche da noi ''e meglio sarà per il paese''. "Guardo con piacere alla continuazione della cooperazione tra noi, fondata sulla particolare sintonia che si è venuta creando, a livello personale così come tra i nostri due governi'' scrive di proprio pugno il presidente del Consiglio, Mario Monti. "La fiducia che il popolo americano ha voluto saggiamente rinnovarLe - afferma il premier - consentirà alla Comunità internazionale, all'Europa ed all'Italia di beneficiare, senza soluzione di continuità, della Sua leadership e di quello straordinario buonsenso che ho potuto apprezzare sin dal nostro primo incontro alla Casa Bianca nel febbraio scorso e che Lei, signor Presidente, sa diffondere con rara efficacia nei fora internazionali". Poi, ai microfoni del Tg1, il presidente del Consiglio ha osservato che Obama "certamente non è un presidente statalista", ma "sa usare gli strumenti del mercato e dello Stato e, importante per noi, è un presidente attentissimo alle questioni interne degli Stati Uniti ma che capisce l'Europa, il quadro internazionale, con il quale è bello lavorare". Angela Merkel si è detta lieta di poter portare avanti la collaborazione con Obama: "Sono ansiosa di poter far proseguire questa cooperazione, e fare in modo che i nostri due paesi lavorino fianco a fianco per far fronte da amici e alleati alle sfide più importanti di economia e politica estera". Merkel, che ha esteso un invito a Barack Obama a recarsi in Germania, ha citato "la collaborazione stretta ed amichevole" tra i due paesi in materia di crisi finanziaria, peacekeeping in Afghanistan e sforzi per controllare il programma nucleare iraniano. Anche il premier britannico David Cameron si è congratulato con il presidente. "Ci sono così tante cose che dobbiamo fare - ha dichiarato, durante la sua visita in Medio Oriente - dobbiamo far ripartire l'economia mondiale e voglio vedere un accordo sul commercio Usa-Ue". "Proprio qui in Giordania sento storie atroci su ciò che è accaduto all'interno della Siria per cui una delle prime cose di cui voglio parlare con Barack è come dobbiamo agire per fare di più per risolvere questa crisi". "Ma soprattutto congratulazioni a Barack. Ho lavorato bene con lui, e sono ansioso di continuare a farlo", ha concluso. Il presidente francese, Francois Hollande, ha definito "un momento importante, non solo per gli Stati Uniti, ma per tutto il mondo" la rielezione di Obama. Il voto rappresenta "una chiara scelta" a favore di un'"America aperta, solidale, totalmente impegnata a livello internazionale", ha scritto Hollande nel suo messaggio di congratulazioni, secondo quanto reso noto dall'Eliseo. Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato questa mattina un telegramma di congratulazioni a Obama. Il Cremlino "ha accolto molto positivamente" la notizia della sua vittoria, ha reso noto un portavoce. Il ministro degli Affari Esteri, Sergei Lavrov, ha assicurato dal canto suo che la Russia continuerà a cooperare con il presidente americano. Congratulazioni sono arrivate anche dal presidente della Commissione europea José Manuel Durao Barroso, dal presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, e dal segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen. E, ancora, dal presidente cinese Hu Jintao, dal presidente turco Abdullah Gul, dal segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, e dal Dalai Lama che ha chiesto il suo sostegno per una soluzione della crisi in Tibet. Anche il presidente dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) Abu Mazen si è congratulato con Obama e lo ha invitato a proseguire il suo impegno per la pace in Medioriente. ''Obama ha davanti a sé l'opportunità di rinunciare alla politica filo-israeliana degli Stati Uniti e di costruire una politica morale che ponga fine ai doppi standard nelle questioni della regione e restituisca al popolo palestinese i suoi diritti" ha commentato il movimento di resistenza islamico Hamas in un comunicato. La presidenza egiziana, la prima islamica della storia del Paese, ha detto di augurarsi che il rieletto presidente degli Stati Uniti possa lavorare negli interessi sia del popolo americano, sia di quello egiziano. Nel giugno del 2009, a pochi mesi dalla sua prima elezione, Obama tenne un discorso storico all'Università del Cairo invitando a un ''nuovo inizio'' nelle relazioni tra gli Stati Uniti e il mondo musulmano. Quello stesso discorso, però, è stato poi motivo di critiche, con il presidente americano accusato di non aver fatto abbastanza per contribuire alle aspirazioni palestinesi.