Roma, 7 nov. (Adnkronos Salute/Ign) - Approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera un emendamento presentato da Antonio Palagiano (Idv), che consente alle madri di un bambino nato in provetta di non riconoscerlo dopo la nascita, esattamente come avviene per chi ha avuto un bebe' in maniera naturale. L'emendamento in questione, che si riferisce a una proposta di legge in materia di riconoscimento dei figli naturali, prevede l'abrogazione di una norma della legge sulla procreazione medicalmente assistita (40/2004) relativa al divieto del disconoscimento della paternita' e dell'anonimato della madre. La norma abrogata prevede che la madre del nato a seguito dell'applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita non puo' dichiarare la volonta' di non essere nominata al momento della dichiarazione della nascita. E cio' in contrasto con quanto stabilito dall'art. 30, comma 1, del Dpr 396/2000, che prevede espressamente che in sede di dichiarazione di nascita, deve essere rispettata l'eventuale volonta' della madre di non essere nominata. "Non deve esserci discriminazione - dice Palagiano all'Adnkronos Salute - fra donne che hanno concepito il loro bambino in maniera naturale o artificiale. Se il legislatore ha previsto la possibilita' di non riconoscere un figlio, lo ha fatto per evitare l'infanticidio. Un principio a mio avviso giusto, anche se fa riferimento a un gesto chiaramente innaturale. E se dopo la Procreazione assista sono subentrate nella vita della donna circostanze che espongono a questo rischio, occorre allargare questo principio anche a chi ha concepito con la fecondazione assistita". Per Eugenia Roccella (Pdl) "la modifica alla legge 40 introdotta attraverso un emendamento alla proposta di legge sul parto in anonimato, va sicuramente corretta per garantire che non vi siano forme surrettizie di commercio intorno alla procreazione assistita, e non si possa aggirare il divieto di fecondazione eterologa". "La norma della legge 40 che impedisce il disconoscimento dei figli - prosegue - non e' solo un'indicazione di buon senso che tutela il nascituro, ma anche un concreto ostacolo a forme piu' o meno mascherate di sfruttamento delle donne e di mercato del corpo, come per esempio l'utero in affitto".