L. elettorale, si tenta mediazione in extremis ma ancora tensione tra Pd e Udc
Roma, 7 nov. (Adnkronos/Ign) - Dopo lo strappo, il tentativo di ricucire. Sulla riforma elettorale si punta ad una mediazione dopo l'approvazione, ieri al Senato, della soglia per il premio di maggioranza al 42,5% con conseguente levata di scudi del Partito democratico. Un invito in questo senso è arrivato direttamente dal presidente del Senato Renato Schifani.
"Stiamo lavorando perché le divaricazioni di ieri sera possano ricomporsi attraverso il lavoro in commissione e anche in aula -ha detto Schifani-. Io sono fiducioso: il nostro impegno deve essere quello di esitare un testo il più largamente condiviso. E le regole è necessario e opportuno scriverle a più mani nell'interesse degli italiani e di tutti quei cittadini che chiedono il cambiamento di queste regole elettorali e di tornare ad essere protagonisti delle loro scelte e dei loro rappresentanti".
A questo scopo, la commissione Affari costituzionali di palazzo Madama tornerà a riunirsi martedì prossimo. Il rinvio della seduta (doveva tenersi stasera) è stato annunciato dal presidente della commissione Carlo Vizzini spiegando che "chi nelle forze politiche sta lavorando alla soluzione dei problemi sta facendo un lavoro che va avanti" e martedì "se lavoriamo di buona lena possiamo anche completare".
Sempre Schifani ha spiegato ancora: "Siamo alle ultime battute di una legislatura densa di avvenimenti e ricca di cambiamenti, anche sostanziali. Ma un ulteriore fondamentale impegno è di fronte a noi: la definizione di nuove regole per il prossimo confronto elettorale".
Per il presidente del Senato, "è una questione essenziale che merita di essere risolta e sulla quale mi auguro si possa trovare, nonostante le difficoltà di questi giorni, un'ampia e costruttiva convergenza parlamentare. E ciò per essere all'altezza degli importanti appuntamenti storici che l'Italia dovrà affrontare anche in Europa nei prossimi anni e per rispondere alle esigenze di maggiore trasparenza e cambiamento delle regole che ci chiedono a viva forza i cittadini, anche quei cittadini che non trovando riferimenti nel progetto politico, si rifugiano nella protesta. Dobbiamo fare in modo che quella protesta si trasformi in proposta".
Però nonostante i lavori di mediazione in corso, la tensione tra le forze politiche non sembra scemare. "Occorre chiarire bene ciò che si vuole fare: vogliamo lasciare una legge elettorale che consenta a Bersani e Vendola di prendere il 55% dei seggi con il 30% dei voti? Io non lo voglio e non mi vengano a parlare di Monti bis o tris o degli organigrammi in cui qualcuno si sta già esercitando, come ho letto stamane sui giornali", ha detto Pier Ferdinando Casini.
Il leader dell'Udc ha rispedito al mittente le accuse che gli sono piovute addosso ieri, puntanto il dito proprio sui democratici: "Se il Pd vuole tenersi il Porcellum lo dica chiaramente, forse in questi anni si è convinto che in fondo è una buona legge. Io, invece, dico non giriamo le carte in tavola. Ripeto: ieri è accaduto quello di cui si discute da mesi, con il Pd in primo luogo".
Però il Pd a subire una riforma del tipo di quella passata al Senato, con una soglia alta per il premio di maggioranza, proprio non ci vuole stare. "Non può essere accettata una legge elettorale che certifica in partenza l'ingovernabilità. E' inaccettabile non per il Pd, ma per il Paese", ha ribadito anche oggi Pier Luigi Bersani.
"Non è possibile immaginare che dalla palude venga fuori una qualsiasi governabilità -ha aggiunto il segretario del Pd-. Non ce l'ho con nessuno, invito tutti a riflettere, a fare come abbiamo fatto noi: prima di tutto l'Italia. Noi un anno fa abbiamo fatto una scelta che significa prima di tutto l'Italia, la facessero anche loro questa scelta. La legge elettorale non può lasciare il paese nella confusione: la soglia del 42,5% è troppo elevata e occorre studiare una tecnica che consenta alle forze di maggioranza di governare".
Intorno a Bersani si è raccolto tutto il Pd. "Vorrei una legge elettorale in cui dopo un'ora chi perde si congratula con chi vince. No al porcellum. Ma la modifica proposta è quasi peggio", ha scritto Matteo Renzi su Twitter per una volta sulla stessa linea non solo del segretario ma anche di Massimo D'Alema: "Chi vince, vince. E noi, comunque, abbiamo ottime possibilità di farlo. Ma il problema è che non vogliono che il Paese sia governato e questo è grave perché il Paese deve essere governato".
Uno spiraglio, dall'altra parta, l'ha aperto Maurizio Gasparri: "Siamo aperti al confronto sul premio al primo partito, se qualcuno lo propone ne parleremo". Il riferimento del presidente dei senatori Pdl è alla possibilità di un premio di aggregazione del 10-12% se nessuna coalizione raggiunge la soglia per incassare il premio.
Ha confermato tutta la sua contrarietà Italia dei valori: "Questa sgangherata maggioranza è sempre più uguale a se stessa: ha tirato fuori dal cilindro una legge elettorale di quart'ordine, una porcata al cubo per fregare gli italiani con un Monti bis senza suffragio elettorale -ha detto il capogruppo al Senato Felice Belisario-. Si tratta di un testo inaccettabile che porterà solo ingovernabilità. Se si pensasse al bene del Paese, anziché agli interessi di bottega, l'alternativa già sarebbe pronta: si chiama mattarellum e l'hanno chiesta ben 1.200.000 italiani".
