Arrestato l'uomo che fornì il tritolo per le stragi mafiose del '93 e l'attentato di Capaci
Palermo, 12 nov. (Adnkronos) - Con l'accusa di avere fornito l'esplosivo per le stragi mafiose del 1993, ma anche per la strage di Capaci del 23 maggio del 1992, la Dia ha arrestato su ordine del gip del Tribunale di Firenze, un pescatore di Santa Flavia, piccolo centro sul mare del palermitano.
Si chiama Cosimo D'Amato, ha 57 anni. D'Amato è cugino di primo grado del boss palermitano Cosimo Lo Nigro, condannato per le stragi mafiose del '92. Ad accusare il pescatore è stato il neo collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ex uomo di fiducia dei boss di Brancaccio.
L'arresto è avvenuto ieri nell'ambito delle indagini relative alle stragi mafiose avvenute a Firenze, Roma e Milano negli anni 1993-94. Ad eseguirlo sono stati gli agenti del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia di Firenze. L'ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip del Tribunale di Firenze, Anna Favi.
D'Amato è ritenuto responsabile di aver fornito, in modo continuativo, come si legge nell'ordinanza del gip, ingenti quantitativi di tritolo ricavati dal recupero in mare di residuati bellici, successivamente utilizzati dai commandi mafiosi per le stragi di Roma, in via Fauro (14 maggio 1993), a Firenze, in via dei Georgofili (27 maggio 1993), a Milano, in via Palestro (27 luglio 1993) e a Roma, in piazza San Giovanni in Laterano e in via San Giorgio al Velabro (28 luglio 1993). D'Amato è accusato anche di aver preparato il tritolo per il fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma (23 gennaio 1994).
Il pescatore avrebbe fornito circa 800 kg di tritolo. Dalle risultanze delle varie indagini e dalle perizie è stato calcolato che complessivamente per le stragi del '92-'93 fu utilizzato fra 1.280 e 1.340 kg di esplosivo.
Il tritolo e talvolta anche il T4 veniva estratto dagli ordigni bellici inesplosi della Seconda guerra mondiale, recuperati al largo delle coste palermitane, che poi lo stesso D'Amato forniva a Cosa nostra. Gli accertamenti hanno permesso di identificare che l'esplosivo è stato ricavato da bombe di profondità sganciate da aerei militari francesi, tedeschi e americani. D'Amato non solo recuperava le bombe inesplose ma anche le mine cadute in mare.
Il pescatore fornì per la prima volta il tritolo per le stragi mafiose nell'aprile del 1992, circa un mese prima dell'attentato di Capaci in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha riferito che la gran parte dell'esplosivo utilizzato per le stragi mafiose di Capaci, via D'Amelio del 1992 e quelle di Roma, Firenze e Milano del 1993 è ''sempre lo stesso e proviene dallo stesso luogo'', estratto da materiale bellico della Seconda guerra mondiale.
''Non ci siamo mai fermati, non siamo fermi e non ci fermeremo mai di fronte a niente nella ricerca dei concorrenti in connessione con le stragi mafia del 1992-'93'', ha assicurato Quattrocchi nel corso di una conferenza stampa nella sede del Centro operativo della Direzione investigativa antimafia.
''Non ci fermeremo mai nella ricerca di altri eventuali concorrenti nelle stragi mafiose, di qualsiasi livello e natura, da chiunque portata avanti e in qualsiasi forma. Non ci fermeremo mai - ha ribadito - nei confronti di chiunque si è prestato a commettere quei delitti, anche solo nella loro ispirazione e agevolazione''.
''Ancora una volta nel corso di queste indagini - ha poi osservato - le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza sono state fortemente riscontrate''. Grazie ai riscontri è stato individuato il luogo in cui lo stesso D'Amato custodiva l'esplosivo e il luogo in cui avvenivano i prelevamenti del tritolo da parte di Cosa nostra per compiere le stragi. D'Amato depositava il tritolo estratto dalle bombe inesplose della Seconda guerra mondiale in alcuni magazzini di sua proprietà a Porticello, una località del comune di Santa Flavia in provincia di Palermo.
"Ci sono tutte le possibilità perché le indagini possano portare ad appurare altre responsabilità", ha detto il procuratore capo di Firenze. "Il fatto che negli ultimi due anni e mezzo di indagini da parte della Dda di Firenze - ha aggiunto - si sia arrivati all'arresto di due persone coinvolte nelle stragi fa pensare che sia possibile che ci sia ancora da individuare qualche altro corresponsabile, anche con ruoli e funzioni diversi".
Il presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli, commentando l'arresto di D'Amato, sottolinea: ''Sette fatti di strage in meno di un anno, dal 14 maggio 1993 al 14 aprile 1994, e si continuano a portare alla sbarra non 'ladri di polli', ma in questo caso 'ladri di esplosivo'''. ''Come ormai da 20 anni aspettiamo gli sviluppi futuri'', afferma. ''Il veder processato il 'cugino buono' di Cosimo Lo Nigro, pescatore pure lui, non ci entusiasma più di tanto'', conclude.
