Alfano boccia data delle elezioni regionali: ''Errore madornale, il governo rimedi''
Roma, 14 nov. (Adnkronos/Ign) - ''Il governo deve rimediare ad un errore grossolano e madornale''. Angelino Alfano arriva nella sede di Confcommercio e si ferma a parlare con i giornalisti per bocciare la decisione del governo Monti che ha fissato per i primi giorni di febbraio la data delle elezioni regionali in Lombardia, Molise e Lazio.
Per il segretario del Pdl era meglio non anticipare la tornata elettorale e fare l'election day anche per risparmiare soldi. ''Con la scelta del governo - avverte - gli italiani saranno costretti a pagare una tassa di 100 mln di euro, la somma che sarà spesa per anticipare le regionali. In commissione Bilancio alla Camera non si trovano i soldi per gli alluvionati della Maremma, e noi invece, buttiamo 100 mln di euro per anticipare di 50 giorni rispetto alle elezioni politiche quelle regionali''. ''Questo esecutivo - dice Alfano - non può piegarsi al calcolo cinico di Bersani e del Pd. Questo fine settimana il mio partito valuterà sul da farsi. Il Pdl non può dire sì a questa proposta. Non ci si può mettere in ginocchio e ai piedi di Bersani''.
Concetto ribadito davanti alla platea di Confcommercio: ''Per il calcolo cinico di un leader di partito facciamo la 'tassa Bersani' di 100 milioni. Questa è una tassa cinica, una cosa che mi indigna: fare l'11 febbraio le elezioni nel Lazio, Lombardia e Molise e il 7 aprile le politiche. A questo punto, anticipiamo le politiche a febbraio o spostiamo le regionali ad aprile. Non è che ci vuole il direttore Fmi per trovare questo risparmio''.
La replica del Pd non si è fatta attendere. "Il Pdl non vuole votare perché è in difficoltà" dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato. "E' già troppo tardi votare a febbraio - rimarca il vicesegretario del Pd, Enrico Letta - Serietà avrebbe voluto che i presidenti di due regioni importanti come il Lazio e la Lombardia, una volta certificata la crisi, avessero scelto di andare subito al voto invece di perdere tempo con giochi politici sulla pelle dei cittadini".
"Lo scandalo quindi sta nel fatto che Polverini e Formigoni abbiano trascinato la loro crisi per cercare di non andare a votare. Oggi - sottolinea - è necessario andare al voto, e rapidamente. La Lombardia e il Lazio sono due regioni troppo importanti. Il buco della sanità e la crisi profonda che vivono non sono tollerabili. I cittadini e le imprese hanno diritto di essere governati e hanno diritto soprattutto di essere governati bene". "Il ricatto quindi semmai è quello dei presidenti di quelle regioni che, a crisi aperta, tentavano di mantenere senza governo le loro amministrazioni. Questo credo sia un ricatto inaccettabile. C'è bisogno soprattutto che in due regioni come la Lombardia e il Lazio si eviti che la situazione degeneri. Quindi bisogna che si voti e al più presto possibile", conclude Letta.
Intanto, in un incontro nello studio di Gianfranco Fini a Montecitorio tra il presidente della Camera, il leader Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario centrista Lorenzo Cesa e il vice presidente di Fli Italo Bocchino, sarebbe emersa la preoccupazione per le conseguenze del voto a febbraio per le elezioni regionali.
Fini e Casini, in particolare, secondo quanto si è appreso, sarebbero "molto preoccupati" da una prospettiva che comporterebbe di fatto una lunga campagna elettorale di quattro mesi e il conseguente rischio di una paralisi dell'attività di governo e parlamentare.
