Roma, 14 nov. (Adnkronos) - "Non ci si puo' chiedere di fare sia il boia che l'impiccato: e' chiaro che se, per le decisioni del governo, dovessimo andare in dissesto, ci potrebbero essere anche dimissioni in massa dei presidenti, che rifiutano di essere indicati come la causa di un dissesto finanziario dopo aver ben governato". E' quanto avverte il presidente dell'Upi, l'Unione Province italiane, Antonio Saitta intervenendo ai 'Dibattiti Adnkronos' al Palazzo dell'Informazione, sede del gruppo Gmc. "Come in tutte le amministrazioni, anche nelle Province c'e' chi governa bene e chi governa male. Ma essere la causa di un dissesto finanziario per un taglio iniquo e non praticabile, non e' possibile - spiega Saitta - Qualcuno poi alza bandiera bianca. Ed e' un atteggiamento piu' che comprensibile. Chi immagina dimissioni di massa, chi di chiudere gli uffici o le scuole... C'e' un quadro di dolore e di sofferenza, che per noi e' ancora piu' forte perche' questo dibattito sulle Province - accusa il presidente dell'Upi - ha delegittimato il nostro ente, in modo strumentale". "All'improvviso, per decreto e senza neppure essere stati informati, il governo ha di colpo eliminato le giunte. Come posso fare io a gestire da solo un bilancio di svariati milioni di euro, senza assessori?", chiede quindi il presidente dell'Upi. "Tra l'altro - osserva Saitta - è sempre pericoloso avere una persona sola al comando, specie su competenze importanti. Del resto, si può pensare a un presidente Monti senza un Consiglio dei ministri? Allora, spero che il governo capisca che si tratta di un'assurdità, di un errore da correggere". Il presidente dell'Upi lamenta poi "atteggiamenti diversi all'interno del governo: Patroni Griffi lavora sull'accorpamento e contemporaneamente il Tesoro taglia in modo drastico le risorse: si accorpano le Province ma poi non si da' loro la possibilità di svolgere i servizi. Io non voglio porre il tema formale dell'abolizione e dell'accorpamento delle Province: sono interessato a porre il problema dei servizi, che possono essere gestiti dalle Province così come dai Comuni o dalle Regioni: in ogni caso - sottolinea Saitta - contano le risorse che si hanno a disposizione". Riguardo la situazione delle scuole, dice: "Porteremo al ministro le nostre decisioni, che non sono le esigenze dei presidenti di Provincia ma le esigenze del mondo della scuola. Chiederemo di aiutarci perlomeno ad avviare un piano pluriennale di investimenti, per garantire la sicurezza delle scuole". "Spero che l'incontro con il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, previsto per oggi e poi cancellato per i motivi che si possono ben immaginare", ovvero le manifestazioni degli studenti, sfociate anche in scontri di piazza e proteste sotto la sede del dicastero, "si possa svolgere già domani o nei prossimi giorni. Non ci sono motivi perche' l'incontro non si tenga", osserva Saitta. Commentando l'irruzione di oggi negli uffici provinciali da parte dei No-Tav, Saitta spiega: "C'è un gruppo ideologico, fortemente conflittuale, che adopera mezzi violenti contro la polizia, addirittura con modalità da gruppi militarizzati. Questi gruppi, anarchici ma non solo, 'giocano' strategicamente a isolare le persone, a spaventarle". Per Saitta si è trattato di "un fatto di eccezionale gravità". Saitta conferma che "l'opera va realizzata. C'è un problema grave sul nostro territorio - denuncia - perché non c'è possibilità di esprimere un'opinione favorevole alla Tav per le minacce, in modo particolare nella Val di Susa. C'è necessità di un impegno delle forze dell'ordine, come ho chiesto al ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri; e di rafforzare la magistratura, in modo da poter contestare e condannare chi compie reati".