Legge elettorale, l'intesa rischia di saltare Bersani incalza il Pdl: "Dica cosa vuole"
Tripoli, 4 dic. - (Adnkronos/Aki/Ign) - La trattativa sulla legge elettorale, a un giorno dall'approdo in aula, rischia di saltare definitivamente. Il brusco cambiamento di clima al Senato arriva con una nuova bozza del Pdl che supererebbe l'accordo che si stava faticosamente raggiungendo sulla proposta Calderoli e che il Pd si appresta a respingere in toto.
Il punto nevralgico della proposta consisterebbe nell'attribuzione di un premio 'fisso' di 50 seggi a chi ottiene tra il 25 e il 39% dei voti. Nella proposta di Calderoli, invece, i seggi venivano attribuiti progressivamente e in modo graduale all'interno dello stesso arco di percentuale di voti ottenuti.
Dopo poco arriva il commento negativo del Pd. La proposta Pdl sulla riforma della legge elettorale "ha fatto saltare il 'metodo Calderoli' e il suo ascensore. Il Pdl ci porta nelle sabbie mobili e mi domando se si possa andare in aula senza un accordo su una cosa cosi' delicata" afferma Anna Finocchiaro. "Ogni accordo raggiunto -lamenta Finocchiaro- viene smentito il giorno dopo da un'ulteriore proposta che peggiora quella precedente. E questo avviene nonostante noi, con grande attenzione e cura, continuiamo a cercare un'intesa per il cambiamento". Di chi sia la colpa, la presidente dei senatori Pd lo dice senza giri di parole: "Non dei senatori del Pdl, ma di Berlusconi e non solo" e a questo punto, prosegue, "mettiamoci d'accordo sull'entita' del premietto da dare al primo partito come per costruire attorno ad un timone saldo il governo del Paese. E per farlo, bisogna ragionare sui numeri".
Da Tripoli, dove è in visita, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani incalza il Pdl. Il tema più importante di questo momento e' ''la legge elettorale in relazione allo sfaldamento del centrodestra e ne approfitto per dire, e mi dispiace doverlo affermare fuori dall'Italia, che se, domani credo, il centrodestra, il Pdl avra' un incontro per decidere il suo atteggiamento politico, per favore ci faccia sapere cosa pensa esattamente sul piano politico della legge elettorale perche' francamente non lo sappiamo piu''. ''Siamo di fronte ormai all'ennesima proposta piu' o meno aggiustata, piu' o meno ben spiegata. Non sappiamo quali siano le intenzioni politiche del Pdl a proposito della legge elettorale - aggiunge Bersani - ci facessero la cortesia di dircelo domani''.
A tenere banco c'è sempre il dibattito sull'election day. "Riteniamo sensato tenere separate le regionali dalle politiche" sottolinea Bersani. ''Che cosa vuol dire il fatto che a febbraio si debba votare nel Lazio? Alfano e Berlusconi intendono dire che dobbiamo anticipare le elezioni a febbraio?'', aggiunge Bersani. ''Parlare di Election Day senza chiarire cosa significhi diventa difficile'', afferma il leader del Pd.
Quanto alla sfida elettorale, il leader del Pd mostar sicurezza davanti all'ipotesi che il candidato premier del centrodestra sia ancora Berlusconi. "Se la sfida sara' quella la faremo. Francamente non vedo l'ora".
Ai giornalisti che gli chiedono del suo primo impegno di politica interna dopo la vittoria alle primarie del Partito Democratico, Bersani sottolinea che il primo incontro ''sara' con Monti, ce lo siamo detti al telefono quando ho ricevuto le congratulazioni, le prime che mi sono arrivate (dopo il risultato delle primarie, ndr). Mi ha fatto molto piacere, una tempistica eccezionale da presidente del Consiglio''. ''Ci siamo detti 'ci vediamo', quindi al ritorno cerchero' un incontro con il presidente Monti'', aggiunge Bersani, precisando che parlera' con il premier dei principali temi nell'agenda del governo.
E dopo la sfida con Renzi, il leader del Pd risponde a chi parla di ticket con il sindaco di Firenze. "Noi siamo un partito. Non ci sono i voti di Renzi o Bersani". "Non e' che il partito e' di proprieta' di Bersani e Renzi. Vorrei far notare che siamo un grande collettivo, aperto, plurale, che ha i suoi modi di discussione che abbiamo usato e che useremo ancora", dice Bersani. ''Nel nostro Paese siamo abituati all'imperatore, ci e' entrato in testa e forse anche nelle ossa l'idea che discutere sia alternativo a decidere'', aggiunge Bersani. ''Siamo troppo abituati a un uomo solo al comando'', ha detto ancora il leader del Pd.
