Roma, 4 dic. - (Adnkronos) - Un Gigi Proietti poco piu' che trentenne che pronuncia solo la parola 'no', sorridendo, ammiccando, gesticolando da grande attore qual e' nello spot del 1974 del Comitato per il no al referendum contro il divorzio. Oppure, nel 1987, un altrettanto giovane Gianni Minoli protagonista, insieme a Bettino Craxi di mini-interviste al leader socialista in alcuni dei luoghi piu' frequentati dalla 'gente': il supermercato, la fabbrica, l'universita', il parco. 'Reperti' sepolti nella memoria dei cittadini-elettori, che ora riemergono dal passato insieme ad altri 450 spot elettorali che hanno attraversato 40 anni di storia politica italiana e che sono immagazzinati nel sito www.archivispotpolitici.it, a cura del Dipartimento Comunicazione e Spettacolo dell'Universita' di Roma Tre che ha realizzato la ricerca. Quarant'anni di volti della politica e non solo, che sono entrati nelle case degli italiani attraverso il piccolo schermo, e da qualche anno anche attraverso il web, alla vigilia di appuntamenti elettorali. Sette anni prima della discesa in campo di Silvio Berlusconi Forza Italia c'era gia'. Non era un Movimento, ne' un partito, ma queste due parole venivano cantate dal coro in uno spot elettorale della Democrazia cristiana in stile Mulino bianco, con la nonnina che festeggia il compleanno della nipotina, con il contadino che apre le porte della sua fattoria su un paesaggio bucolico dai colori tenui, con la sposa di bianco vestita, felice e sorridente, che varca la soglia della chiesa dopo la cerimonia nuziale: 'fai vincere le cose che contano, vota Dc', dice la voce fuoricampo, mentre il coro ripete 'Forza italia'. Tra gli spot riaffiorati dal passato c'e' anche quello del 1992 di Gianfranco Fini, allora segretario del Msi, in piedi davanti ad uno schermo su cui appaiono in sovraimpressione le parole: mafia, sequestri, droga: "cosa faresti a chi uccide tuo figlio? Noi lo sappiamo", sono le parole pronunciate dal leader della destra. Dello stesso anno lo spot leghista con un Bossi ancora 'pacato' (niente uso improprio del Tricolore, niente dito medio, niente pernacchie) che spiega perche' gli italiani dovrebbero votare per il Carroccio: "Nord, Centro, Sud, realta' differenti con problemi differenti. Solo uno Stato federale e' in grado di dare le risposte vere al Paese, con la Lega il Paese rinasce". Il sottofondo musicale, manco a dirlo, il 'Va pensiero' di Verdi. Nel 1995 arriva la Forza Italia del Cavaliere, non quella della Dc, con uno spot formato famiglia: Silvio Berlusconi, preceduto dal 'jingle' del partito suonato sul logo forzista, con il tricolore che sventola, si rivolge al 'parente-elettore': "care mamme, nonne e zie, e anche i nonni e gli zii, naturalmente...". Altri toni rispetto a quelli dello spot di Beppe Grillo per chiamare a raccolta, nel settembre del 2007, gli scontenti della vecchia politica in piazza per il 'Vaffa Day': l'insulto e' pronunciato chiaramente dall'ex comico, che si chiede "in che caz... di Paese siamo?". La crociata del Movimento 5 Stelle contro la classe politica e' appena cominciata.