Milano, 9 dic. (Adnkronos/Ign) - L'ex premier Silvio Berlusconi, accompagnato da Maria Rosaria Rossi, è arrivato per ultimo nella sua residenza milanese di via Rovani dove si svolge il vertice Pdl per definire la linea da seguire per le prossime elezioni regionali in Lombardia. Con ogni probabilità, comunque, si parlerà anche della campagna elettorale per le elezioni nazionali dopo le annunciate dimissioni di Mario Monti. Presente al summit tutto lo stato maggiore del partito, a cominciare dal segretario del partito Angelino Alfano. Ci sono quindi il coordinatore nazionale Ignazio La Russa, i coordinatori lombardi Mario Mantovani e Viviana Beccalossi, gli ex ministri Paolo Romani, Mariastella Gelmini e Michele Vittoria Brambilla, oltre a Maurizio Lupi, Daniela Santanché e Luigi Casero e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Formigoni se ne è andato prima del termine del vertice e ai giornalisti ha spiegato che si è trattato di "una riunione approfondita che porta alcune novità". Novità, ha spiegato, che saranno illustrate da Alfano. Poi sono usciti i coordinatori lombardi Mario Mantovani e Viviana Beccalossi. Intrattenendosi con i giornalisti, Mantovani ha detto che, a questo punto, "è prioritario che la Lega esprima la sua posizione sul piano nazionale. Una volta trovato l'accordo si potrà fare altrettanto per quanto riguarda la Lombardia". Secondo Mantovani, in ogni caso, per quanto riguarda la Regione Lombardia vi sono più candidati "e tra questi alcuni erano presenti alla riunione con Berlusconi. Maroni - ha aggiunto - potrebbe essere una soluzione ma non l'unica". Quanto alla posizione di Gabriele Albertini, Mantovani ha sottolineato come l'ex sindaco di Milano "sia ancora del Pdl". Se Albertini "risolve il suo rapporto spigoloso con la Lega, può essere uno dei nostri candidati" Visto l'evolversi della situazione politica nazionale, Mantovani ha tenuto a sottolineare come l'incontro di oggi si sia concentrato sulle ormai imminenti elezioni, che "potrebbero tenersi il 10 marzo ma non si esclude che possano andare a febbraio". Proprio per questo, ha aggiunto, "è stata significativa la presenza di Alfano che è venuto da Roma apposta". Intanto, non usa mezzi termini Gianfranco Fini nel commentare la nuova discesa in campo di Silvio Berlusconi. "Il Pdl non è il Milan, la politica non è un fatto privato. Berlusconi dice di essere sceso in campo per vincere, in realtà sa che ha già perso e questo è l'elemento che nonostante tutto tranquillizzerà i mercati", ha detto il presidente della Camera intervistato a 'Che tempo che fa'. Fini non ha dubbi: "Non ci sono le condizioni perché Berlusconi rivinca le elezioni" e "non si può votare per un anno i provvedimenti di Monti poi, di punto in bianco, dire che è una politica fallimentare e staccare la spina". Fini ritiene che l'annuncio delle dimissioni di Monti siano "un bel gol in contropiede a Berlusconi". Un atto che "fa onore" al premier e "che mostra il suo grande senso di responsabilità istituzionale". Ritiene, inoltre, che "Monti debba continuare a guidare il Paese come presidente del Consiglio". Quanto alla data del voto, il presidente della Camera ha detto che "può essere anche il 10 febbraio, dipende anche dai tempi dell'approvazione della legge di stabilità". Poi ha aggiunto: "Purtroppo andando a votare con questa legge elettorale non c'è la certezza che ci sia una maggioranza tanto per governare alla Camera quanto al Senato". Secondo Fini, gli elettori "hanno ragione di sentirsi delusi perché questa legge impedisce di scegliere l'eletto" ma gli stessi elettori "non devono fare di tutta l'erba un fascio perché se si va a votare con questa legge è perché qualcuno ha staccato la spina al governo. Con questa legge Berlusconi nomina lui la lista".