Marò tornano in India, Latorre e Girone: ''Manteniamo parola di italiani''
Roma, 3 gen. (Adnkronos) - ''Partiamo, mantenendo la nostra parola di italiani, fiduciosi nella giustizia''. E' quanto hanno detto, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò partiti oggi pomeriggio alla volta dell'India a bordo di un aereo decollato dall'aeroporto romano di Ciampino. Conclusa la 'licenza natalizia' concessa dalle autorità indiane, i fucilieri di Marina, accusati di avere ucciso due pescatori nel corso di una missione antipirateria, domattina alle 8,30, ora locale, arriveranno a Kochi. Il 15 gennaio si presenteranno alla prossima udienza del processo presso il tribunale di Kollam.
Nel corso di una deposizione, oggi in procura a Roma, con l'assistenza dell'Avvocatura dello Stato, è stata ripercorsa ogni sequenza della vicenda che li coinvolge. L'intento dei due marò, che hanno sottolineato la loro ''grande serenità'', era quello di fornire al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo il quadro più chiaro e dettagliato possibile sull'episodio. ''Nel pieno rispetto degli impegni assunti dal governo -ha sottolineato una nota dello Stato maggiore della Marina- Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono ripartiti oggi pomeriggio alla volta dell'India. I due fucilieri del Reggimento San Marco, in accordo con quanto richiesto dalle autorità indiane stanno tornando a Kochi, dove attenderanno la sentenza della Suprema Corte che dovrà decidere sulla giurisdizione del caso''.
Latorre e Girone erano tornati in Italia dopo dieci mesi, usufruendo di un permesso per trascorrere le festività a casa propria. I due fucilieri, prima di imbarcarsi sul volo che li riporterà in India, hanno incontrato, assistiti dagli avvocati Carlo Sica e Giacomo Aiello dell'Avvocatura dello Stato, il Procuratore Giancarlo Capaldo ed Elisabetta Cennicola, della Procura della Repubblica di Roma, titolari del fascicolo italiano inerente il caso della motonave Enrica Lexie, per rilasciare una dichiarazione spontanea sui fatti occorsi nel febbraio del 2012. L'interrogatorio è durato cinque ore. Al termine, i due marò sono stati fatti passare attraverso un corridoio e un ascensore in modo da sfuggire ai giornalisti che da stamane erano in attesa davanti all'ufficio di Capaldo. Latorre e Girone si sono presentati spontaneamente ai magistrati della procura romana per fare dichiarazioni in merito a quanto accaduto il 15 febbraio scorso quando, secondo quanto sostiene l'accusa loro contestata dalle autorità indiane, spararono e uccisero due pescatori, scambiandoli per pirati. Durante il colloquio con i magistrati della capitale, Latorre e Girone hanno fornito la loro versione dei fatti per oltre cinque ore.
Sostenendo dopo l'arresto dei due fucilieri la propria competenza a indagare sull'accaduto, la Procura della Repubblica di Roma aveva inoltrato per via diplomatica alle autorità indiane una rogatoria per conoscere ogni aspetto della vicenda e dell'esito delle indagini svolte. Ma fino ad oggi una risposta non è stata ancora fornita, ha spiegato il procuratore aggiunto Capaldo, e perciò per ora abbiamo a nostra disposizione il racconto fatto dai due militari. Per quanto riguarda le dichiarazioni fatte oggi al momento il contenuto dei verbali è riservato e non sono trapelate indiscrezioni.
Il ritorno dei marò in India viene sottolineato anche nel mondo politico. Con toni diversi. "La volontà di Salvatore Girone e Nicola Latorre, di dimostrare quanto vale la parola di un italiano, ci rende orgogliosi", dice Giorgia Meloni, che aggiunge: "Qui, però, non si sta discutendo del senso dell'onore dei nostri marò, ma di diritto internazionale: la giurisdizione del caso spetta all'Italia, perché il fatto è avvenuto su nave battente bandiera italiana in acque internazionali". "E' perciò inaccettabile -attacca l'ex ministro della Gioventù- che le nostre Istituzioni non siano intervenute con determinazione e che non abbiano saputo o voluto rendere partecipe l'Unione europea e la Nato: Latorre e Girone devono essere processati in Patria e giudicati secondo il nostro ordinamento. Consentire all'India di continuare a violare le norme internazionali rappresenta il totale fallimento del lavoro diplomatico del governo italiano". Sulla stessa linea Fabio Rampelli, deputato di 'Fratelli d'Italia-Centrodestra nazionale'. Latorre e Girone, ''così come le loro famiglie -spiega- sono davvero encomiabili per senso dell'onore, coraggio e forza d'animo''. ''Incredibile, invece -sottolinea Rampelli- che il nostro governo non sia riuscito a lavorare sul fronte diplomatico con l'India e a coinvolgere le altre organizzazioni sovranazionali per affermare il diritto dell'Italia di riportare a casa i due militari ed affidarli alla giustizia nazionale. Siamo davanti a un fallimento clamoroso''.
''Un Paese serio i due Marò non li rimanderebbe in India'', scrive su twitter Oscar Giannino di 'Fare per fermare il declino'. Ignazio La Russa, fondatore del movimento Fratelli d'Italia-Centrodestra nazionale, scrive invece sullo stesso social network: ''Onore ai marò che anche oggi hanno dimostrato la loro 'stoffa'. Governo italiano e diplomazia internazionale muovetevi''. ''Li rivogliamo a casa'', rimarca l'ex ministro della Difesa. Mentre Margherita Boniver, deputato Pdl sottolinea: ''Stupisce che qualcuno si possa stupire per il rientro dei nostri Marò in India. L'Italia ha sempre limpidamente perseguito una decisione della magistratura indiana che riconosca, com'è ovvio e naturale, che sia la giurisdizione delle leggi italiane a giudicare i nostri militarti impegnati in missioni di pace internazionali". "Siamo certi -aggiunge- che la Corte suprema indiana ci darà ragione e contemporaneamente dobbiamo fare in modo che simili penosi precedenti non avvengano mai più''. Sempre in casa Pdl, Alessandro Pagano fa notare che ''nella triste e controversa vicenda che vede coinvolti i nostri due valorosi marò, contrariamente all'India che sta progressivamente perdendo credibilità internazionale, l'Italia sta invece dimostrando al mondo intero di essere un Paese che mantiene la parola data, nonostante l'opinione pubblica si sia espressa nettamente contro il rientro in India di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone e nonostante i più autorevoli e illustri giuristi affermino che il giudice naturale sia quello italiano''.
