Vaticano: ''Le agende dei partiti non cancellino lo stato sociale''
Città del Vaticano, 4 gen. (Adnkronos) - I partiti, se credono in un riformismo pieno e rispettoso delle persone, devono comprendere nei loro programmi e nelle loro agende, alcuni principi di fondo quali il diritto al lavoro, la tutela dello Stato sociale e democratico contrastando la sua erosione, i tentativi di abbatterlo e la crescita delle diseguaglianze. E' quanto ha affermato alla Radio Vaticana monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio consiglio giustizia e pace.
Toso ha ripercorso alcuni aspetti del recente messaggio per la pace di Benedetto XVI sottolineando che in esso si promuove un insieme di ''diritti e doveri indivisibili''. In questo senso, spiega, ''via della realizzazione della pace è la realizzazione del bene comune''. ''La vera politica - afferma il vescovo - deve mirare alla realizzazione del compimento umano. La politica è amore alla vita umana nella sua integralità''.
''Da questo punto di vista, gli stessi partiti - afferma monsignor Toso - pur guardando al bene comune da un punto di vista particolare non possono essere privi dell'orizzonte del bene umano integrale''.
''Il vero riformismo di cui tanto oggi si parla - aggiunge Mons. Toso - si trova avvicinandosi il più possibile, nelle agende, nei programmi partitici, all'integralità dei diritti-doveri dell'uomo. Là dove, per varie ragioni tattiche di alleanza, si mette la sordina su alcuni diritti fondamentali, si frena il vero riformismo. Il riformismo è tale se favorisce la pienezza della umanità in tutte le persone''.
Nel concreto questo significa compiere alcune scelte ben precise: ''l'attenzione alla totalità dei diritti-doveri induce la politica a non trascurare, ad esempio, il diritto al lavoro: il lavoro è un bene fondamentale e non un optional come farebbe intendere la nuova dottrina del capitalismo finanziario sregolato, e, pertanto, occorre promuovere politiche attive del lavoro per tutti''.
''Così - rileva ancora il segretario di Iustitia et Pax - la politica non deve puntare all'abbattimento dello Stato sociale e democratico, erodendo i diritti sociali, pena la crescita delle diseguaglianze e il conseguente indebolimento della democrazia partecipativa''.
''Senza i diritti sociali - prosegue mons. Toso - non sono fruibili i diritti civili e politici. Analogamente, non si debbono contrapporre politiche dello sviluppo e politiche sociali''. ''Se tagli sugli sprechi debbono essere fatti, se tassazioni ci debbono essere ciò non significa - precisa Toso - penalizzare gli investimenti nella ricerca, nell'innovazione, nello studio, in nuove aree di operosità. Si dovrebbe escluderli, in definitiva, dal deficit di bilancio''.
''Essi rappresentano - è la conclusione - le condizioni indispensabili per favorire la crescita e la ricchezza nazionale. Ma alla luce della totalità dei diritti la politica non dovrebbe penalizzare i credenti discriminando la libertà religiosa nelle sue varie articolazioni, come anche l'obiezione di coscienza nei confronti dell'aborto, della guerra, dell'eutanasia''.
