Carceri, l'Europa condanna l'Italia Napolitano: mortificante conferma
Strasburgo, 8 gen. (Adnkronos/Ign) - La Corte Europea per i Diritti Umani con sede a Strasburgo punta il dito contro l'Italia, per la situazione delle carceri e parla di violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani che vieta la tortura o il trattamento disumano o degradante esortando il nostro paese ad adottare entro un anno di tempo una misura o una combinazione di misure atte a rimediare alle violazioni della Convenzione risultanti dal sovraffollamento delle carceri.
La pronuncia della Corte si basa sui casi di alcuni detenuti condannati a scontare pene detentive nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza e che hanno denunciato il fatto di aver dovuto condividere con altri due carcerati una cella di 9 metri quadrati, e lamentato la mancanza di acqua calda e in alcuni casi di un'adeguata illuminazione delle celle.
Per la Corte, i detenuti in questione sono stati soggetti a trattamento degradante e disumano come risultato del fatto di aver dovuto condividere uno spazio ridotto con altre due persone e che sono stati vittime di discriminazione rispetto ai detenuti che si trovano in condizioni di detenzione migliori.
La Corte ha altresì condannato l'Italia a versare ai detenuti in questione la somma totale di 99.600 Euro oltre ai 1.500 ciascuno per risarcire i costi e le spese sostenute.
Dal Colle arriva il duro monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, secondo cui "la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo rappresenta un nuovo grave richiamo alla insostenibilita' della condizione in cui vive gran parte dei detenuti nelle carceri italiane". "Si tratta - sottolinea il capo dello Stato - di una mortificante conferma della perdurante incapacita' del nostro Stato a garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena, e nello stesso tempo di una sollecitazione pressante da parte della Corte a imboccare una strada efficace per il superamento di tale ingiustificabile stato di cose".
"Infatti -prosegue- la Corte chiarisce che non spetta ad essa dettare ai singoli Stati le normative penali ne' i criteri di organizzazione dei rispettivi sistemi penitenziari, ma ribadisce le raccomandazioni venute dal Consiglio d'Europa affinche' gli Stati prevedano adeguate misure alternative alla detenzione, riducendo il ricorso alla carcerazione".
"In questa direzione il Parlamento avrebbe potuto, ancora alla vigilia dello scioglimento delle Camere, assumere decisioni, e purtroppo non l'ha fatto. La questione -conclude Napolitano- deve ora poter trovare primaria attenzione anche nel confronto programmatico tra le formazioni politiche che concorreranno alle elezioni del nuovo Parlamento cosi' da essere poi rimessa alle Camere per deliberazioni rapide ed efficaci".
Il ministro della Giustizia Paola Severino, si dice "profondamente avvilita ma - sottolinea - purtroppo l'odierna condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo non mi stupisce''.
