Bce, Draghi: ''Ripresa graduale a fine 2013''
Roma, 10 gen. (Adnkronos) - "La debolezza dell'economia dell'area euro prosegue nel 2013 e una ripresa graduale inizierà più avanti" nella seconda metà dell'anno. Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi.
La Bce ha lasciato invariato il tasso di riferimento allo 0,75%. Anche il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale resta all'1,50% e quello sui depositi allo 0%. L'ultima variazione risale al 5 luglio 2012, quando la Bce ha tagliato dello 0,25% il tasso di riferimento che era rimasto fermo all'1% dallo scorso 8 dicembre 2011. La decisione del Consiglio Bce di tenere i tassi fermi "è stata unanime", ha riferito Draghi.
"Non c'è niente che ha cambiato le prospettive di medio termine" sull'inflazione e ci sono "segnali di stabilizzazione del mercato finanziario" per questo c'è stata "unanimità sul mantenimento dei tassi" di riferimento, ha affermato il presidente della Bce nella conferenza stampa seguita alla riunione mensile del Consiglio direttivo dell'Eurotower. "Non c'è stata neppure nessuna richiesta di taglio dei tassi" ha precisato.
Nell'Eurozona "negli ultimi mesi il tasso di inflazione è diminuito e secondo le previsioni dovrebbe scendere nel 2013 al di sotto del 2%", ha sottolineato. Nel medio termine, ha aggiunto, "le pressioni inflazionistiche dovrebbero rimanere contenute" con stime "in linea con il nostro obiettivo di mantenere i tassi di inflazione al di sotto ma vicino al 2% nel medio periodo".
Draghi ha ricordato come i dati Eurostat mostrino per l'Eurozona un tasso di inflazione pari al 2,2%, invariato rispetto a novembre: ma, ha aggiunto, "sulla base degli attuali prezzi dei contratti future per il petrolio, i tassi di inflazione è stimato in ulteriore calo al di sotto del 2%" nel corso del 2013. I rischi, ha detto Draghi, sono "sostanzialmente bilanciati" e legati soprattutto a un rallentamento dell'economia e a un eventuale rialzo "dei prezzi amministrati e delle imposte indirette, oltre che dei prezzi del petrolio".
"Ci sono segnali che la frammentazione dei mercati finanziari si sta riducendo ma l'economia reale resta debole", ha ammesso il presidente della Bce. Fra i segnali positivi elencati da Draghi, "i rendimenti dei bond e i Cds sui titoli sovrani notevolmente più bassi, la volatilità a un minino storico e il fatto che il bilancio della Bce continua a ridursi".
I governi dell'Eurozona "devono ridurre gli squilibri strutturali" e, contemporaneamente, "completare la ristrutturazione" del sistema finanziario, ha sottolineato.
Per Draghi sono "migliori le condizioni del credito per quest'anno". Ma "il punto di partenza è molto basso e ci vuole tempo" per tornare su livelli adeguati.
La Bce non pensa a nuove iniezioni di liquidità (Ltro) alle banche europee perché "non ci sono problemi" per gli istituti e "crediamo che le condizioni di finanziamento siano soddisfacenti", ha affermato il presidente della Bce. La situazione attuale, ha sottolineato, è differente da "inizio 2012 quando c'erano gravi disfunzioni e rischi sistemici": con le due Ltro, ha rivendicato il presidente dell'Eurotower, "abbiamo evitato problemi che potevano avere conseguenze peggiori".
La Bce si muove e parla "con una voce unica, e i mercati l'hanno capito bene", ha evidenziato.
Infine, parlando di lavoro, Draghi ha osservato: "La disoccupazione è concentrata in alcune fasce della popolazione perché la protezione per i giovani lavoratori è scarsa mentre è alta per i più anziani". Il presidente della Bce ha sottolineato come "la flessibilità introdotta in questi anni è stata concentrata sui giovani, che quindi sono stati i primi a perdere il lavoro".
