Sotto attacco anche il Washington Post Si sospetta degli hacker cinesi
Washington, 2 feb. (Adnkronos/Washington Post) - Un complesso attacco informatico simile a quello subito da altre testate giornalistiche americane è stato condotto contro il Washington Post. Dopo le denunce di New York Times e Wall Street Journal, anche il giornale della capitale conferma di aver subito una massiccia infiltrazione dei suoi sistemi informatici, scoperta nel 2011, e di sospettare che sia stata opera di hacker cinesi.
"Come altri gruppi editoriali dobbiamo fare i conti con minacce alla sicurezza informatica - ha detto la portavoce del Post Kris Coratti - in questo caso noi abbiamo lavorato con una compagnia di sicurezza per individuare e rimediare velocemente al problema alla fine del 2011. Abbiamo adottato una serie di misure di sicurezza per contrastare possibili nuovi attacchi".
Uno dei responsabili della compagnia per la sicurezza informatica del quotidiano americano, la Mandiant, non ha voluto fare dichiarazioni su questo specifico attacco ma ha detto che, in generale, gli hacker governativi cinesi "vogliono sapere chi sono le fonti, chi in Cina parla con i media, vogliono sarepe come i media internazionali parlano del paese e quello che preparano".
L'ambasciata cinese a Washington non ha risposto alle richieste di commento a questa notizia, ma nei giorni scorsi, il portavoce del ministero della Difesa, rispondendo ad una domanda riguardo agli attacchi ai giornali Usa ha detto: "l'esercito cinese non ha mai sostenuto nessun attacco di hacker, gli attacchi hanno un carattere anonimo e transnazionale. Non è professionale ed è senza fondamento accusare l'esercito cinese di lanciare attacchi informatici senza nessuna prova definitiva".
L'attacco al Post si è concentrato sul server del giornale e su singoli Pc, hanno ricostruito dall'interno del giornale, ed alcune importanti password che davano accesso al sistema amministrativo sono state violate. Ma non è chiaro se e quali informazioni siano state sottratte dagli hacker.
Dopo che il Post ha dovuto confermare la notizia, diffusa per primo da un sito specializzato in Internet, dell'attacco, alcuni giornalisti, che erano all'oscuro di tutto, hanno espresso preoccupazione per il fatto che mail e documenti nei loro computer potessero essere stati violati. "Nessuno mi ha detto nulla, e avrei voluto essere informato", ha detto Keith Richburg, che allora era a capo dell'ufficio di corrispondenza a Pechino, spiegando comunque che tutti i corrispondenti in Cina danno per scontato il fatto di essere spiati e adottano misure di sicurezza, soprattutto per quanto riguarda la posta elettronica.
